Il caso Magherini e l'impunità di Stato

17 / 11 / 2018

La giustizia italiana ha chiuso definitivamente il “caso Magherini”, l’ex calciatore fiorentino morto la notte tra il 3 e 4 marzo del 2014 nel momento in cui veniva arrestato dai carabinieri in Borgo San Frediano. Giovedì 15 novembre la quarta sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d’appello del luglio 2016 che condannava tre carabinieri per omicidio colposo. Il sostituto procuratore generale della Cassazione, Felicetta Marinelli, aveva chiesto la conferma delle condanne inflitte in appello ai tre militari: Vincenzo Corni, 8 mesi, e Stefano Castellano e Agostino della Porta, 7 mesi ciascuno.

L’annullamento è senza rinvio e quindi non ci sarà un nuovo processo. I giudici della Cassazione hanno infatti anche respinto il ricorso dei familiari di Magherini, rappresentati dall'avvocato Fabio Anselmo, che chiedeva l'annullamento della sentenza e un nuovo processo a carico dei tre militari con l'imputazione di omicidio preterintenzionale, che contemplasse l'evento morte «come conseguenza del reato di percosse».

La sentenza della Cassazione non tiene in nessuna considerazione le 14 testimonianze dirette sull’accaduto, parlano di ripetuti calci tirati dai carabinieri a Riccardo, tali da provocarne una lezione al fegato, nè tantomeno un filmato che documenta la morte del giovane, stretto al suolo mentre urlava invano chiedendo aiuto. Un video che, secondo il legale di due dei carabinieri assolti intervenuto alla trasmissione “Chi l’ha visto?”, non deve più essere mandato in onda, perchè «si riferisce a fatti non più giudicabili».

Il padre di Riccardo Magherini e l’avvocato Fabio Anselmo annunciano che la battaglia giudiziaria proseguirà, probabilmente nelle sedi internazionali. A non fermarsi è certamente la battaglia politica per far emergere verità e giustizia nei confronti dell’ennesimo caso di “morte di Stato”. Dopo la sentenza, sono prontamente arrivate alla famiglia di Riccardo messaggi di solidarietà da parte dei familiari di altre vittime, da Lino Aldrovandi a Ilaria Cucchi, da Giovanni Bifolco, papà di Davide (ucciso a 16 anni a Napoli da un colpo di pistola sparato da un carabiniere) a Giusy Businaro, mamma di Mauro Guerra (ucciso dai carabinieri in provincia di Padova mentre fuggiva a un TSO non autorizzato). Striscioni e iniziative di solidarietà anche da parte di associazioni, collettivi, centri sociali, gruppi ultras, in particolare quelli della Fiorentina, a cui Riccardo era molto legato. Incredulità e vicinanza alla famiglia è stata espressa anche da Alessandro Borghi, l’attore che ha intrepretato Stefano Cucchi nel film “Sulla mia pelle, in un video pubblicato sulla pagina facebook dell’Associazione Stefano Cucchi.

Magherini

La sentenza Magherini è figlia di un clima politico mutato all’interno del Paese. Da un lato, soprattutto con le dichiarazioni e le iniziative politiche del Ministro dell’interno Matteo Salvini, si va verso l’istituzionalizzazione dell’impunità delle forze dell’ordine. Dall’altro lato, la riapertura del caso Cucchi e l’attenzione suscitata dal citato film, stanno creando le premesse per una nuova spinta collettiva contro la violenza e l’arbitrarietà delle forze dell’ordine e, in generale, del potere costituito. Un potere che, come dimostrato ancora una volta dalla sentenza in questione, mira sempre a proteggere se stesso.

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