Il COVID-19 non è una pandemia

4 / 11 / 2020

Articolo di Richard Horton pubblicato su The Lancet e tradotto per Global Project da Emma Purgato.

Mentre il mondo si avvicina ad un milione di morti di COVID-19 [la versione in inglese dell’articolo è stata pubblicata il 26 settembre 2020, NdR], dobbiamo fare i conti con il fatto che l’approccio che stiamo adottando per gestire questa epidemia di nuovo coronavirus è fin troppo ristretto. Abbiamo individuato la causa di questa crisi in una malattia infettiva. Tutti i nostri interventi si sono concentrati sul tagliare le linee di trasmissione virale, controllando la diffusione del patogeno. La “scienza” che hanno seguito i governi è stata guidata soprattutto da modellatori epidemici ed esperti di malattie infettive, che comprensibilmente inquadrano l’emergenza sanitaria in corso nei termini antichi di epidemia. Tuttavia, ciò che abbiamo imparato finora ci indica che la storia del COVID-19 non è così semplice. Due categorie di malattia stanno interagendo all’interno di popolazioni specifiche – l’infezione da sindrome respiratoria grave coronavirus 2 (SARS-CoV-2) e una serie di malattie non trasmissibili (MNT). Queste condizioni si raggruppano in categorie sociali rispetto a strutture di disuguaglianza profondamente radicate nella nostra società. L’aggregazione di queste malattie su uno sfondo di disparità economica e sociale inasprisce gli effetti avversi delle singole. Quella di COVID-19 non è una pandemia. È una sindemia. La natura sindemica della minaccia che ci troviamo ad affrontare significa che avremo bisogno di un approccio con più sfumature se vogliamo proteggere la salute delle nostre comunità.

Il concetto di sindemia è stato concepito per la prima volta negli anni ‘90 da Merrill Singer, un antropologo medico americano. In un articolo del Lancet del 2017 scritto insieme a Emily Mendenhall e altri colleghi, Singer sostiene che un approccio sindemico porti alla luce interazioni biologiche e sociali importanti per prognosi, trattamenti e politiche sanitarie. Limitare i danni causati dal SARS-CoV-2 richiederà un’attenzione verso le MNT e la disuguaglianza socioeconomica molto più grande di quanto non sia stato ammesso finora. Una sindemia non è una semplice comorbidità. Le sindemie sono caratterizzate da interazioni biologiche e sociali tra condizioni e stati, interazioni che aumentano la suscettibilità al danno di una persona o ne peggiorano le condizioni sanitarie. Nel caso del COVID-19, attaccare le MNT è un prerequisito per il successo del contenimento. Come si può vedere nel Non-Communicable Disease Countdown 2030 recentemente pubblicato, nonostante la mortalità prematura di MNT stia calando, il ritmo del cambiamento è troppo lento. Il numero totale di persone che vivono con disturbi cronici sta aumentando. Affrontare il COVID-19 significa affrontare ipertensione, obesità, diabete, malattie cardiovascolari e respiratorie croniche e cancro. Prestare più attenzione alle MNT non è un obiettivo solo per le nazioni più ricche. Le MNT sono una causa di cattiva salute trascurata anche nei paesi più poveri. Nella loro commissione per il Lancet, Gene Bukhman e Ana Mocumbi descrivono un’entità che chiamano Non-Communicable Diseases and Injuries Poverty, aggiungendo delle lesioni a una serie di MNT – condizioni quali morsi di serpente, epilessia, malattie renali e anemia falciforme. Le malattie e lesioni non tramissibili costituiscono oltre un terzo del bagaglio di malattie per il miliardo di persone più povero del mondo. La commissione descrive come la disponibilità di interventi accessibili ed economicamente vantaggiosi nel corso nel prossimo decennio possa prevenire più di 5 milioni di morti tra le persone più povere del mondo. Senza contare il minor rischio di morire di COVID-19.

La conseguenza più importante del vedere il COVID-19 come una sindemia è sottolineare le sue origini sociali. La vulnerabilità degli anziani, le comunità etniche nere, asiatiche e le minoranze, i lavoratori e le lavoratrici essenziali che sono comunemente sottopagati ed hanno minore accesso al welfare, sono elementi che puntano ad una verità che finora è stata a malapena riconosciuta – ovvero che non importa quanto possano essere efficaci un trattamento o un vaccino, la ricerca di una soluzione puramente biomedica al COVID-19 fallirà. A meno che i governi non concepiscano politiche e programmi con l’obiettivo di eliminare queste profonde disparità, le nostre società non saranno mai veramente al sicuro dal COVID-19. Come hanno scritto Singer e colleghi nel 2017, “un approccio sindemico fornisce un orientamento molto diverso alla medicina clinica e alla salute pubblica, mostrando come un approccio integrato alla comprensione e al trattamento delle malattie possa avere molto più successo rispetto al semplice controllo dell’epidemia o al trattamento individuale dei pazienti.” Aggiungerei un altro vantaggio. Le nostre società hanno bisogno di speranza. La crisi economica a cui andiamo incontro non sarà risolta da un medicinale o da un vaccino. Abbiamo bisogno niente meno che di una rinascita nazionale. Trattare il COVID-19 come a una sindemia incoraggerà una visione più ampia, che comprenda istruzione, impiego, casa, cibo e ambiente. Vedere il COVID-19 solo come una pandemia esclude questo prospetto ampio e necessario.

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