Appello della Fiom - Assemblea con le associazioni, i movimenti e le soggettività a Sesto San Giovanni, 25 giugno, ore 10,30 per tutto il giorno

Il lavoro è un bene comune

continuiamo il percorso iniziato il 16 ottobre

21 / 6 / 2011

Diritti, democrazia, legalità, lavoro, contratto. Queste le 5 parole alla base della grande e bella manifestazione nazionale indetta dalla Fiom il 16 ottobre 2010, sulla spinta del no al ricatto di Pomigliano e nella convinzione che la Fiat di Marchionne era l’espressione più chiara di un attacco generale ai diritti e alla democrazia dentro e fuori i luoghi di lavoro, utilizzando la crisi globale come spartiacque fino a mettere in discussione le fondamenta della Costituzione democratica e antifascista. Una manifestazione dei metalmeccanici, ma aperta a tutti coloro che intendevano e intendono contrapporsi alla precarietà, alle diseguaglianze, alla riduzione a merce delle persone e dell’ambiente, al dominio del profitto sulla vita, sulla convivenza sociale, sul rispetto della natura.

Da quella data “il lavoro è un bene comune” ha significato per noi il consolidamento di un percorso di lotte, di partecipazione, di elaborazione, di confronto positivo con movimenti e associazioni, studenti e precari, studiosi esperti di diverse discipline. Questo è stato l’anno in cui si sono fortemente riannodati nelle piazze, nelle scuole e nelle università i rapporti fra operai e studenti, in cui la questione del precariato come elemento distintivo dello sfruttamento e della svalorizzazione del lavoro e delle persone ha assunto concretamente il significato di una condizione che con caratteristiche diverse unifica e attraversa la vita di tutti e tutte. La manifestazione della Cgil del 16 novembre, quella degli studenti del 14 dicembre, lo sciopero dei metalmeccanici del 27 e 28 gennaio, la mobilitazione delle donne del 13 febbraio, la giornata dei precari del 9 aprile, sono stati appuntamenti di grande partecipazione, in cui a partire dai diversi punti di vista, ci si è rincontrati per riaffermare i nostri no alla regressione sociale e politica rimettendo al centro la dignità del lavoro, delle donne, degli studenti, dei precari. Il successo delle manifestazioni e dello sciopero generale indetto dalla Cgil il 6 maggio è stata una tappa fondamentale del percorso di richiesta e rivendicazione di rappresentanza degli interessi di cui il lavoro è portatore, nelle diverse forme in cui si esprime.

La ‘spallata’ del voto alle amministrative, l’appuntamento dei referendum su acqua, nucleare, legittimo impedimento che parlano di un diverso modello di sviluppo rispettoso delle persone e dell’ambiente, e insieme le rivolte in Nord Africa con le loro conseguenze sulle politiche di immigrazione, entrano prepotentemente nel percorso di confronto e mobilitazione in atto. Tutto ciò pone una richiesta nuova di partecipazione, di democrazia ad ogni livello della società.

E’ il momento di ripensare lo stato sociale e la garanzia dei diritti di cittadinanza, dello studio e del lavoro, di ragionare su un sostegno al reddito in contrasto con l’impoverimento delle persone e la crescita delle rendite finanziarie che determina il ritorno a una società sempre più di classe.

E’ il momento di ragionare concretamente su cosa significa un altro modello di sviluppo a impatto sostenibile sulla natura da ogni punto di vista, contro la cultura della guerra e dello sfruttamento. E' il momento di pensare all'occupazione stabile, alla realizzazione delle persone nel lavoro anche attraverso modelli organizzativi meno autoritari e più autogovernati.

Per la Fiom tutto questo è collegato alla riconquista del contratto nazionale, cancellato dopo l’accordo separato sulla struttura contrattuale del 2009 e il conseguente contratto illegittimo firmato da Federmeccanica con Fim e Uilm. La Fiat con i referendum ricatto prima a Pomigliano, poi a Mirafiori e alla Bertone, truffando le leggi e annientando i diritti sindacali e dei lavoratori, accelera il percorso verso relazioni sociali che annullano l’idea stessa di contrattazione, cioè di confronto fra diversi a pari dignità. E’ un’idea di società autoritaria, dominata dalle ragioni del profitto, che si estende dai luoghi di lavoro e invade tutto il paese.

Il 13 febbraio 2008, alla vigilia della firma dell’accordo separato tra Confindustria, Cisl e Uil, la Fiom e la Funzione Pubblica diedero vita a uno sciopero nazionale e una grande manifestazione che aveva anche il significato di denunciare un cambio di fase. L’attacco al lavoro e ai diritti legava sempre di più l’insieme del mondo del lavoro, e bisognava dire basta. Gli accordi separati si sono poi estesi, l’ultimo nel commercio, e lavoro e reddito sono diventati sempre più precari.

Riconquistare il contratto, estendendo i diritti a tutte le forme di lavoro ed in tutti i luoghi di lavoro, significa riaffermare una concezione di convivenza civile e democratica che è alla base di un modello di sviluppo e di rappresentanza alternativo. Affermare regole democratiche di rappresentanza fondate sul voto libero e consapevole delle persone che lavorano fino a farle diventare un loro diritto garantito da una apposita legge.

Per discutere tutto questo, e di come proseguire la mobilitazione e la discussione per realizzare un comune progetto di trasformazione sociale, la Fiom promuove una grande assemblea il 25 giugno nell’ambito della festa per i 110 anni con le associazioni, i movimenti, i soggetti sociali che dal 16 ottobre si sono incontrati.

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