Il parco della pace blocca i progetti statunitensi

27 / 6 / 2010

Nel 2007 la mappe statunitensi indicavano l’intera area del Dal Molin – e non soltanto un lato – come territorio compreso all’interno dei muri della nuova installazione militare statunitense. Tre anni di mobilitazioni e proposte alternative hanno impedito che questo avvenisse, costringendo gli statunitensi a porre un limite alla propria voracità.

Il Parco della Pace, infatti, nasce dalla mobilitazione popolare e dai 150 alberelli piantati nel settembre 2007 su quei prati e passa per la consultazione popolare dell’ottobre 2008, quando più di 24 mila vicentini fecero la fila davanti ai gazebo per esprimere la propria volontà. Manifestazioni e proposte hanno caratterizzato anche gli ultimi mesi, da quando Esperia aveva ottenuto l’autorizzazione a volare, con i propri elicotteri, sul Dal Molin.

La decisione di sdemanializzare quel territorio, dunque, è figlia della determinazione di tanti vicentini che, nonostante tutto, continuano a pensare che difendere la propria città è un diritto a cui non è possibile rinunciare.

Le basi militari statunitensi attanagliano i territori come tumori: la Ederle, con il suo incessante allargamento proseguito nei decenni successivi al suo insediamento, ne è la dimostrazione, così come il tentativo di pochi mesi fa di appropriarsi dell’argine del Bacchiglione con la realizzazione di una nuova recinzione poi rimossa dai cittadini. Il Parco della Pace è il primo passo della possibile inversione di questa tendenza: a est del filo spinato non ci sarà posto per strumenti di guerra, c’è il Parco della Pace.

Presidio Permanente NoDalMolin

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