La Repubblica Parma

Iride guarda al nucleare. "Energia a prezzi ridotti"

La utility che si è fusa con Enia, assieme ad A2a e probabilmente Hera, guardano con interesse al mercato per non essere tagliati fuori nel caso il rilancio del nucleare in Italia si concretizzi sul serio

11 / 3 / 2010

Non temono i costi dell'operazione, per altro notevoli. Ma l'idea di rimanere tagliati fuori, nel caso il rilancio del nucleare in Italia si concretizzi sul serio. Sono le utility locali, che - a fatica - stanno assumendo il ruolo di terza forza nel settore dell'energia elettrica dopo Enel ed Edison. Un ruolo, però, che verrebbe meno nel caso in cui la costruzione di nuove centrali nucleari fosse una esclusiva affidata alla cordata composta dall´ex monopolista e dalla francese Edf, guarda caso azionista di maggioranza proprio di Edison. È questo il ragionamento che sta portando le principali utility locali a dare il via a un secondo consorzio per la realizzazione di altri impianti atomici. E anche nel loro caso, il partner potrebbe essere un gruppo straniero di primo piano.

Le ex municipalizzate guarderebbero in prima battuta ai tedeschi di E. On e subito dopo all´altro gruppo transalpino, Gdf Suez, così come Edf controllato dal governo di Parigi. Ma andiamo con ordine, partendo dai protagonisti. A guidare il gruppo delle ex utility ci sono A2a (controllate dai Comuni di Milano e Brescia) e Iride (Genova-Torino), cui potrebbe aggiungersi anche il gruppo Hera (Bologna, Modena, Ravenna). Ma non è escluso che una volta partita, la seconda cordata non raccolga l'adesione di altre realtà. Non a caso, a farsi portavoce è Roberto Bazzano che oltre a essere il numero uno di Iride, in questo caso parla come presidente di Federutility, l'associazione che raccoglie le aziende di servizi pubblici locali che operano nei settori energia elettrica, gas e acqua: "Il nostro ragionamento è molto semplice: chi può disporre di energia nucleare, mette in fuorigioco gli altri attori del mercato, perché dispone di energia a prezzi più contenuti. Allora, tanto varrebbe tornare a un regime di monopolio come era prima delle liberalizzazioni del settore. Ma è proprio quello che accadrebbe se fosse solo Enel ad avere energia dall'atomo".

Il progetto ha non pochi limiti. Due in particolare: i costi degli impianti e la necessità di disporre di adeguata tecnologia. Nel primo caso, l´idea sarebbe quella di realizzare impianti di dimensioni ridotte rispetto a quelli del programma Enel-Edf. Oltre a prevede nel consorzio la presenza di soci finanziari. La questione tecnologia ci porta al tema delle alleanze con i gruppi stranieri. Non è un caso che in una recenti interviste sia l'ad di E.On, Wolf Bernotat, sia quello di Gdf Suez, Gerard Mestrallet, hanno dichiarato di guardare con attenzione all´evoluzione del progetto per il rilancio nucleare sostenuto dal governo italiano. Al momento, sembrerebbe avvantaggiato il gruppo tedesco. Per quali motivi? E.On possiede la tecnologia della società nippo-americana Westinghouse, con cui - tra l'altro - collabora Ansaldo Energia, società del gruppo Finmeccanica da sempre attiva nel nucleare. E il governo ha bisogno di portare business alternativi all'azienda guidata da Pierfrancesco Guarguaglini, ora che l'amministrazione Obama sta tagliando le spese militari, mercato in cui Finmeccanica ha investito molto negli anni della presidenza Bush. Il che equivale a dire che anche il governo Berlusconi potrebbe presto sostenere l´iniziativa delle utility.

(11 marzo 2010)

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