La CEDU condanna l'Italia per il massacro alla Diaz

8 / 4 / 2015

La Corte Europea per i diritti dell’Uomo ha emesso ieri, 7 aprile 2015, un’altra sentenza di condanna nei confronti dell’Italia, questa volta per i crimini commessi il 21 luglio 2001 dalla polizia di stato nei confronti dei 93 arrestati, pestati e torturati alla Diaz.

 I motivi della condanna, che potete leggere nella sentenza allegata, sono fondamentalmente due: l’uno , relativo ai fatti in sè, orrendi,, ignobili, che ormai tutti conosciamo; l’altro, relativo alla mancata previsione, nel nostro ordinamento, di strumenti giuridici idonei a contrastare la tortura perpetrata dalle cosiddette forze dell’ordine nei confronti dei soggetti ospitati quella notte alla scuola Diaz.

 In poche parole, lo stato italiano è stato condannato, da un lato, perché quell’operazione di polizia, i cui interpreti principali, ricordiamolo, sono tuttora operanti in sedi istituzionali (di polizia o similari) è stata un’autentica carneficina, con le caratteristiche di autentica “tortura” e “trattamento inumano e degradante”, in violazione dell’art 3 del Trattato, ma anche (e soprattutto, ci permettiamo di dire) perché, nonostante il tempo trascorso da quella terribile notte del 21 luglio 2001, nessuno (nel succedersi dei governi da quella data ad oggi) si è minimamente preoccupato di operare concretamente sul tema.

 In buona sostanza, nonostante quanto è avvenuto nel  2001 a Genova (alla Diaz, a Bolzaneto, ma anche nelle piazze, da via Tolemaide, a piazza Manin,  a Piazza Alimonda,con l’assassinio impunito di Carlo Giuliani) in Italia è  rimasto assolutamente imprevisto sotto il profilo legislativo   quanto invece nella quotidianità si è  verificato in maniera pressochè normale: l’abuso di polizia portato a livello ordinario ed oltre, come purtroppo verificato nel caso Aldrovandi, ed ormai ragionevolmente  nel caso  Cucchi, nel caso Uva,ed in molti altri oggi emersi grazie all’impegno delle famiglie coinvolte in questi drammi.

 L’abuso di polizia, ormai tristemente noto in Italia, e perpetrato in maniera ordinaria e scientifica  (pensiamo solo alle torture, qualificate come tali, praticate negli anni 70-80 a Padova e non solo nell’epoca del rapimento Dozier e nei periodi immediatamente successivi) è diventato purtroppo un refrain,  senza alcuno stop, senza alcun deterrente, senza alcuna sanzione reale.

 Così , nonostante quanto ha fatto alla Diaz , Mortola, all’epoca capo della Digos a Genova, condannato per quanto avvenuto alla Diaz, ha continuato a svolgere  per anni funzioni dirigenziali di polizia a Torino; così altri condannati per i fatti della Diaz hanno continuato a lavorare per il  Ministero della Giustizia in funzione dirigenziale o sono stati riciclati in diverse funzioni. Così è successo anche per i poliziotti condannati (con decisione definitiva) per il delitto Aldrovandi.

 Questi signori, condannati per aver abusato della divisa, la indossano ancora. Questi signori (ed i loro capi) continuano impunemente a rivestire funzioni di polizia e/ruoli apicali di controllo. 

 Chi continua ad avallare questo stato di cose non può far finta di nulla. Ne è complice.

 La sentenza Cedu lo dice, tardivamente. E non assolve nessuno, proprio nessuno. Anzi

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