La fantastica

16 / 6 / 2020

Libera.

Nel confinamento, sono libera. Libera di andare fin dove solo la mia mente può arrivare. Nessun luogo mi è vietato, nessun luogo è lontano. Posso esplorare, scoprire, viaggiare. Posso andare dovunque. Libera dalle regole della materia, dal corporeo, dal terreno, la mia mente non ha limiti, eppure... Bloccata.

Bloccata in casa con me stessa. Bloccata tra il dentro e il fuori, sto in confinamento. Al confine tra il dentro e il fuori. Mi riscopro vittima, passiva, ferma, dentro me stessa. La mia mente, non si muove.

In empatica solidarietà col mio corpo, è in catene.

Prigioniera sono rinchiusa in ciò che è reale. Prigioniera sono rinchiusa perché non so immaginare. Respiro sollevata. Finalmente è iniziata la fase due. Finalmente si corre per riaprire, per non fallire.

Non vediamo l’ora di tornare al mondo. Al mondo di prima, quello già conosciuto, passato e con mille difetti. Quello di cui ci lamentiamo, che non ci piace poi tanto. I nostri corpi possono finalmente togliersi le catene ed aprire le saracinesche. Ma le nostre menti? Mi chiedo: sono solo io? O a non raccontarci favolette e a rimanere con i piedi per terra abbiamo perduto tutti la capacità di immaginare?

La fantastica, la meravigliosa capacità di immaginare che ci libera e ci permette di inventare un diverso. Un diverso modo di fare mondo. Un mondo nuovo, un mondo fantastico?

AGLI ARRESTI DOMICILIARI

Qual è la differenza tra la passeggiata che facevo prima, prima prima, e la passeggiata che faccio ora? Che ora posso farla. Posso, anche prima potevo. Ma non lo sapevo. Non lo pensavo. Ora posso, mi è concesso. Non è più un diritto. Un diritto non si può concedere, è un mio diritto e basta. Ora invece io, posso, fare una passeggiata. Posso fare una passeggiata con la mascherina. Posso fare una passeggiata con la mascherina anche se vorrei non usarla. Potere. Volere. Dovere. Devo usare la mascherina. Se no mi multano…

O mi arrestano? Sono un potenziale pericolo per la società senza la mascherina. Quindi la mia pena potrebbe essere l’isolamento dalla società che ho messo in pericolo. Il carcere.

In carcere_uno spazio per sé

In carcere molti miei diritti diventano una concessione che l’istituzione mi fa.

Nella mia immagine stereotipata di carcere a tuta arancione, penso per esempio ai vetri che separano il visitatore dal carcerato. Penso ai telefoni come unico mezzo di comunicazione con l‘esterno. Penso al divieto di assembramento e al continuo controllo durante l’ora di libertà. Penso al braccialetto elettronico, o alle app di tracciamento. Ma onestamente, penso soprattutto al sesso. Si, penso al sesso.

Penso tanto al sesso. Al gran tabù che è il sesso. Al mio diritto negato e taciuto.

Il sesso è una di quelle cose che non si possono fare online. O almeno non solo. Per quanto si possano indossa- re guanti e mascherina, è un po’ difficile mantenere i due metri di distanza.

E ora che porn hub premium gratis non ci basta più, la camporella diventerà la soluzione a un sesso anche illegale oltre che immorale?

COME I GUANTI

guanti_uno spazio per sé

Stiamo in un limbo tra vita e sopravvivenza. Viviamo chiusi in casa in nome della nostra sopravvivenza.

O stiamo temporaneamente sopravvivendo in nome della nostra vita? Sorrido al pensiero che tutto ciò è per proteggerci da un virus che può nuocere gravemente alla salute. Rischio e percezione del rischio.

Storditi e confusi, insicuri e paranoici, non esiste più per noi il buon senso, la responsabilità collettiva, il rispetto reciproco. C’è invece la legge, che ci protegge. O ci fa sentire protetti?

                                                                        Come i guanti

Lo stato è l’unico che sa. L’unico che può sapere. Nello stato di allarme non c’è una produzione eterogenea della conoscenza. Il sapere prima ramificato si fa tubo. Imbuto. Come i polli chiusi in gabbie stiamo con il becco aperto, imboccati. Stiamo, perché non sappiamo, accettando di essere controllati, ordinati, multati. Anzi lo richiediamo.

                                                   Anzi viva la legge, viva la legge uguale per tutti.

Gatto_uno spazio per sé

Perché siamo tutti uguali, vero?

** Impaginazione di Alice Nascimben. Contributi fotografici di Isabella Sponchiado.

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