La molestia ad Emma Marrone: quando il sessismo si mette la maschera dello scherzo

8 / 5 / 2017

Durante la puntata di “Amici” dello scorso 22 aprile è andata in onda la messa in scena di una violenza sessuale ai danni della cantante Emma Marrone, normalizzata e dissimulata dietro l’apparenza di uno scherzo organizzato. Se una parte dell'opinione pubblica denuncia la scena, altri la considerano come una semplice “ragazzata”. Per capire l'atteggiamento di negazione di alcun* nei confronti dell'aggressione (seppur inequivocabile) è necessario esaminare il fenomeno a cui questo comportamento è legato, cioè la cultura dello stupro.

La cultura dello stupro è stata definita nel 1994 da Lonsway e Fitzgerald come un insieme di "atteggiamenti e convinzioni generalmente falsi, ma diffusi e persistenti, che negano e giustificano l'aggressione sessuale maschile contro le donne”. Questo concetto mette in evidenza il fatto che la rappresentazione della violenza sessuale in una società dipende da un insieme di credenze o miti che possono distorcere la realtà e rendere difficile il riconoscimento di un'aggressione.

Possiamo classificare in quattro categorie questi miti che permeano e perpetuano la cultura dello stupro

1. “Lei lo voleva/le è piaciuto"

Sono i media in particolare a veicolare questo tipo di mito, facendo apparire la violenza sessuale come un atto eccitante. Molti spot pubblicitari mostrano corpi femminili erotizzati e sottomessi alla violenza maschile. Questo tipo di rappresentazione trasmette l'idea che le donne siano a disposizione degli uomini per soddisfare le loro esigenze e che non abbiano la capacità di gestire i propri desideri da sole. Viene quindi insinuata l'idea che una donna non è sicura di quello che vuole e che un suo "no" può significare "sì"; o che la vittima, se davvero non consenziente, avrebbe potuto opporsi all’abuso.
Al contrario, negli stessi spot l’uomo è esaltato per la sua forza fisica e il suo lato dominatore, e i suoi impulsi sessuali sono presentati come istintivi.

2. “Se lo merita"

In questo caso la vittima è colpevolizzata e considerata responsabile dell’aggressione a causa del suo abbigliamento o comportamento. Questo fenomeno può essere collegato a quello delle "molestie di strada", in cui gli uomini cercano di approcciare donne incontrate casualmente, ignorando volutamente la loro mancanza di consenso. La vittima viene dunque accusata di indossare una gonna troppo corta, di bere troppo alcol o di avere un comportamento inappropriato, minimizzando i fatti e mettendo in discussione la ricevibilità della denuncia. Al contrario, l’eventuale stato di ebbrezza dell'aggressore può essere utilizzato per sdrammatizzare l’abuso sessuale e addirittura per giustificarne l’autore, adducendo come pretesto la sua incapacità di intendere e di volere.

3. "Lei ha mentito"

Una serie di miti promuovono l'idea che le donne spesso accusino falsamente gli uomini di stupro. L'immagine della donna venale e calcolatrice che cerca di approfittare della situazione con infamanti calunnie è ancora presente nell’immaginario collettivo ed è veicolata dai media o da alcuni film di successo come “Gone Girls”, “Sexcrimes”, “Disclosure”...

4. Il mito dell’aggressore sconosciuto

La cultura dello stupro trasmette infine l'immagine di un aggressore sconosciuto alla vittima, con una personalità sgradevole, che agisce da solo, in un contesto esterno, pubblico. Tale immagine non corrisponde alla realtà, come dimostrano numerosi studi che rivelano come spesso gli autori della violenza siano parenti della vittima. Se è difficile accettare che uno stupratore possa essere un amico, un membro della famiglia, una persona apprezzata e integrata nella società, per le vittime è ancora più gravoso parlare della violenza subita.
Questo fenomeno è correlato con quello dello stupro coniugale, non facilmente identificabile e riconoscibile sia dai molestatori, che si rifugiano dietro alla legittimità del vincolo matrimoniale per fare a meno del consenso, che dalle vittime, come pure sottolinea il poeta Simar Singh.

In conclusione, la cultura dello stupro comprende una serie di miti che sdrammatizzano o negano la violenza sessuale. Queste credenze sono radicate nella nostra società e anche se nessuno si dichiara apertamente a favore dello stupro, i concetti di consenso e di violenza sessuale non indicano la stessa realtà per tutt*.

Ricordiamo ancora che un’aggressione sessuale è definita come "un atto di natura sessuale, con o senza contatto fisico, commesso da un individuo senza il consenso della vittima." In ogni caso, lo scherzo andato in onda nella puntata di “Amici” non è altro che la rappresentazione di una violenza sessuale su una donna, tollerata e giustificata dai vari meccanismi che caratterizzano la cultura dello stupro.

I media riflettono le dinamiche dell’immaginario collettivo, ed è importante evidenziare i miti diffusi in modo inconsapevole che contribuiscono a radicare il concetto del dominio maschile sul corpo delle donne. Per approfondire, si possono guardare i sei video di David Schwimmer sul tema delle molestie:

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