La polizia carica il corteo dei no Tav

di Mauro Ravarino

9 / 12 / 2011

Una pioggia di lacrimogeni intensa e senza sosta. E il cielo terso della Val di Susa si riempie di nebbia. I gas piombano tra i manifestanti che circondano e premono contro le reti del cantiere della Maddalena e tra gli alberi della baita Clarea, luogo simbolo della lotta No Tav. Vengono lanciati da lontano ma «anche ad altezza uomo», denunciano i manifestanti. E colpiscono in modo indiscriminato. 
Una pioggia di lacrimogeni intensa e senza sosta. E il cielo terso della Val di Susa si riempie di nebbia. I gas piombano tra i manifestanti che circondano e premono contro le reti del cantiere della Maddalena e tra gli alberi della baita Clarea, luogo simbolo della lotta No Tav. Vengono lanciati da lontano ma «anche ad altezza uomo», denunciano i manifestanti. E colpiscono in modo indiscriminato. In testa, negli occhi. Fanno male. Diversi sono i feriti tra i manifestanti. Due, tra cui un ragazzo di sedici anni (con un trauma cranico e in stato confusionale), vengono portati d'urgenza all'ospedale Cto di Torino.

I cortei colpiti dai lacrimogeni sono quelli partiti da Giaglione e Chiomonte, scesi dai sentieri di Ramats (località situata sopra al «fortino» della Maddalena) e riunitisi alla baita, che alla fine è stata sgomberata e - sottolineano i manifestanti - devastata. «L'hanno trovata così, tre o quattro di noi che sono riusciti a rientrare nella struttura» hanno precisato, in serata, dal microfono alcuni No Tav, che hanno partecipato al blocco sull'autostrada Torino-Bardonecchia.
Questo è stato l'obiettivo del terzo corteo: partito dalla stazione di Susa e aperto da un gruppo di bambini con lo striscione «La valle è nelle nostre mani» si è, poi, diretto verso l'A32 per protestare contro la Sitaf, la società che gestisce il tratto, considerata «complice della militarizzazione in valle». Qui, nel pomeriggio si sono alternati balli occitani e canzoni di resistenza, per tutta la notte bianca: «Sarà dura ma sarà tanto lunga».
Tre cortei con migliaia di persone nel sesto anniversario della liberazione della piana di Venaus (2005). L'8 dicembre rimane ancora una volta una data importante per il movimento. Sono arrivati in tanti, forse meno di altre volte ma comunque numerosi, in macchina o con in treni alla stazione di Susa o a quella di Chiomonte.
Da tutta la Valle, ma anche da Torino e dal resto del Piemonte. E, pure, da Veneto e Francia (Alta Savoia). Prima della partenza 350 persone e 140 autoveicoli sono stati controllati e identificati dalla polizia. Un serpentone ha percorso i boschi, sentieri e guadi. Fino alle reti. Alcuni manifestanti si sono avvicinati con scudi di plexiglas, la recinzione è stata tagliata in due punti. Ma i No Tav sono stati respinti duramente con un fitto lancio di gas lacrimogeni dalle forze dell'ordine, polizia, carabinieri e guardia di finanza. Tre i fermati tra i manifestanti. In serata, il movimento ha raccontato la devastazione della baita, portando a supporto fotografie scattate nella struttura: «Hanno distrutto la cucina e la sala da pranzo, hanno tagliato i teli, urinato sugli oggetti. E, addirittura, rubato alcuni nostri beni: zaini e sacchi a pelo».

Hanno partecipato al corteo di Susa, anche la Fiom di Torino, il Prc con il segretario Paolo Ferrero («Ero a Venaus cinque anni fa - ha dichiarato - e sono venuto anche oggi. Le ragioni sono ancora maggiori: l'opera è inutile, dannosa, costosa e insensata, mentre si tagliano le pensioni. La Val di Susa fa bene a protestare») e Sel di Torino. Proprio la partecipazione del partito di Vendola ha innescato una strumentale polemica scatenata dall'opposizione di centrodestra in Sala Rossa a Torino (la Lega Nord chiede al sindaco Piero Fassino di prendere le distanze) ma anche da Stefano Esposito, deputato del Pd, in linea con le dichiarazioni della Lega. Al centro delle critiche, la partecipazione alla manifestazione dell'assessore Maria Grazia Pellerino di Sel.

In serata, è continuata l'occupazione dell'autostrada con musica e interventi. «È stata una giornata positiva - ha detto Maurizio Piccioni di Spinta dal Bass - la nostra è un'azione di lotta concreta. Noi continuiamo a resistere. Siamo un problema per il ministro Passera, un altro ultras del Tav». E il giudizio sulla manovra finanziaria del governo Monti è stato, nei cortei, ampiamente negativo: «Non abbiamo governi amici» ha detto uno dei leader, Alberto Perino.

Sabato e domenica proseguiranno incontri e appuntamenti. Ma già da oggi, i No Tav cercheranno di risistemare la baita Clarea. L'inverno non è ancora arrivato in Val di Susa, è l'autunno più caldo che si ricorda da una decina di anni, ma la stanchezza si avverte, anche tra le forze dell'ordine. Il cantiere prosegue a rilento. La talpa che doveva aprire il tunnel geognostico, prevista per la fine di ottobre, si fa ancora attendere. Gli unici lavori sono sondaggi di un terreno ampiamente conosciuto dal punto di vista geologico.
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