La rivoluzione sarà transfemminista o non sarà

Alcune note dalla manifestazione nazionale contro la violenza maschile e di genere, tenutasi a Roma sabato 27 novembre.

28 / 11 / 2021

La lotta transfemminista non accenna a fermarsi come testimoniano le centomila persone che hanno attraversato il centro di Roma oggi per la manifestazione di Non Una Di Meno contro la violenza maschile sulle donne e di genere.

Stare in silenzio dopo 109 femminicidi da gennaio ad ora era impossibile, ancora meno era possibile accettare in silenzio l'affossamento - con tanto di vergognose esultanza - da parte del Senato del DDL Zan e così la marea transfemminista si è ripresa le strade.

Diversi i temi toccati durante il corteo, aperto dai centri antiviolenza, che hanno sottolineato l’importanza dalla formazione e la necessità di aumentare i finanziamenti per i percorsi di fuoriuscita dalla violenza.

Un altro tema centrale della giornata è stata l'autodifesa contro ogni forma di violenza, per la quale è stata pensata un'iniziativa simbolica ripetuta in diversi punti del corteo. Le chiavi di casa agitate continuamente a significare sia che molto spesso l'abusante e violento ha le chiavi di casa ma anche le chiavi che le donne stringono in segno di difesa quando rientrano a casa, dato che il machista potrebbe essere sempre dietro l'angolo.

A metà corteo inoltre prendendo spunto dalle compagne cilene, c'è stato l'urlo muto, un minuto in cui centomila persone si sono sedute in silenzio per poi esplodere in un urlo collettivo al grido di: «siamo il grido altissimo e feroce di tutti quei corpi che più non hanno voce!».

Diversi gli interventi dal camion tra cui ricordiamo Eddi Marcucci, Fridays for future, consultori, collettive, studentə, nodi di non una di meno e altre realtà partecipanti tra le quali i centri sociali del nord est.

Dai centri sociali del nord est arriva chiaro il messaggio secondo il quale c'era la necessità di scendere in piazza soprattutto per mettere in rilievo come la crisi pandemica abbia avuto effetti  soprattutto per donne e soggettività non etero cis normate. Una pandemia causata dallo stesso sistema che sta devastando territori ed ecosistemi, e che sfrutta i corpi e il lavoro di cura e riproduzione. «Sentiamo la necessità di riprendersi le strade contro un sistema che sfrutta corpi e territori e per gridare ancora più forte il bisogno di un cambio radicale di sistema. Scendere a Roma con lo spirito di tornare nei nostri territori a lottare e costruire città transfemministe, dove rendere davvero intersezionali le lotte, come si cercherà di fare a Venezia al Climate Meeting il secondo weekend di dicembre».

Un altro contributo al microfono è stato quello del nodo di Non Una Di Meno Treviso dove viene espressa la necessità di rovesciare il modello delle “città-vetrina” borghesi, costruite a modello di maschi bianchi cis eterosessuali e benestanti, trasformandole in città sicure per tuttə, sicurezza fatta di rete e di corpi e non militarizzata. Un intervento che rivendica che il cambiamento deve partire dalle scuole con educazione sessuale, al consenso, alle differenze; deve partire dalla cura dei corpi e dei territori.

In conclusione la lotta transfemminista è più viva che mai nonostante la cultura patriarcale del nostro paese provi continuamente a reprimere i corpi non conformi.

Non rimane quindi che tornare nei nostri territori continuare sempre di più a costruire spazi liberi e sicuri come ad esempio il neonato laboratorio occupato Pandora di Mestre, a costruire reti inclusive, e intersezionali.

La rivoluzione sarà transfemminista o non sarà.

Immagine di copertina: foto di Michele Lapini.

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