La sanatoria bloccata: tempi lunghissimi e ostacoli burocratici

6 / 3 / 2021

Dal dossier di Ero Straniero: rilasciato meno del 1% dei permessi di soggiorno su 207mila domande presentate. Riprendiamo un articolo di Melting Pot che illustra la situazione attuale.

La procedura di emersione/regolarizzazione, promossa dal governo Conte bis, è totalmente bloccata. Per essere più precisi, al 31 dicembre 2020 solo meno del’1% (ossia 1.490) delle 207mila domande di regolarizzazione, presentate tra il 1° giugno e il 15 agosto 2020, avevano concluso l’iter con il rilascio del permesso di soggiorno per lavoro.
Al 16 febbraio erano state fatte appena 13.244 convocazioni in Prefettura. In circa 40 prefetture, distribuite su tutto il territorio, non risultano nemmeno avviate le convocazioni​. Per fare un esempio, a Napoli sono bloccate 19.265 istanze.
E’ questo il quadro desolante che emerge leggendo i dati pubblicati nel dossier della campagna Ero Straniero che li ha richiesti e ottenuti dalle Prefetture e Questure.
"Di questo passo a Milano ci vorranno 30 anni per ottenere un permesso di soggiorno", è l’allarme lanciato dalle associazioni che in questi mesi hanno monitorato le prassi della cosiddetta "sanatoria 2020" e ne denunciano gli evidenti limiti.
A Milano la situazione è tra le peggiori di Italia, e infatti da inizio anno una rete di associazioni, cittadini e cittadine native e migranti hanno promosso diverse iniziative sotto la Prefettura al grido di "Non possiamo più aspettare!".

Nel resto d’Italia le cose non vanno di certo meglio: a Caserta, a parte 10 convocazioni, le 6.622 domande ricevute sono ancora sugli scaffali a prendere polvere.
A Bari a fine gennaio su un totale di 4.993 istanze ricevute, 556 erano quelle arrivate a conclusione. A Firenze, sono stati fatti firmare 100 contratti su 4.483, il 2,5%, un dato leggermente migliore dal resto d’Italia, ma anche qui la conclusione di tutte le pratiche è distante parecchi anni.
A Treviso su 2520 sono 126 le convocazioni, mentre a Trento, dove la gestione delle procedure è affidata dal Commissariato del Governo alla Provincia Autonoma, i problemi sono identici: su 873 istanze solo in 120 hanno la convocazione per il rilascio del permesso.
In generale le lunghe attese e la totale assenza di informazioni stanno creando enormi problemi e lasciando di fatto senza un titolo di soggiorno più di 190mila persone.
Anche in questo caso, come avviene per le persone in attesa di conoscere l’esito della richiesta di protezione internazionale, tutto ciò provoca enorme incertezza e frustrazione.

Di fronte ad un tale fallimento c’è chi mette già le mani avanti: la colpa è del Covid e dei ritardi nelle mancate assunzioni di personale temporaneo dicono da Roma.
Ma la realtà è un’altra e tutto era facilmente prevedibile. La sanatoria partiva già con le premesse politiche sbagliate e a complicare il quadro ci si misero poi i "tecnici" che in un impeto di burocratese riuscirono nell’intento di pubblicare circolari che invece di semplificare la procedura la rendevano ancora più macchinosa e di difficile interpretazione.
Le motivazioni non vanno ricercate solo nella lentezza e inadeguatezza della burocrazia italiana, ma soprattutto perché non sono stati ascoltati i diretti interessati dalla regolarizzazione, ossia quelle 600mila persone senza documenti che vorrebbero sanare la loro situazione di irregolarità prodotta dalla legislazione italiana.
Inascoltati sono stati poi gli appelli che provenivano da un vasto numero di associazioni e realtà sociali, come quelli della campagna "Siamo qui - Sanatoria subito", che chiedevano una "sanatoria generalizzata per tutti/e coloro che si trovano in condizione di irregolarità o di precarietà giuridica", con il rilascio immediato "di un permesso di soggiorno di almeno un anno, rinnovabile e convertibile in altro titolo di soggiorno che veda come unico requisito la presenza in Italia".

Invece il dibattito politico attorno alla regolarizzazione/emersione fece emergere il peggio tra retorica utilitaristica e becero razzismo. Il discorso pubblico prodotto nei media, sia dal governo Conte bis che dalla Lega, si basava sull’affermazione della “punizione” della persona, a cui veniva attribuita la responsabilità della precarietà. Il decreto legge fu perciò il frutto di una visione utilitarista e culturale del governo che riteneva il migrante come un soggetto “usa e getta” utile solo come forza lavoro per l’agricoltura e l’allevamento, e nel lavoro di cura domestica. L’interesse prioritario non era quello di dare un titolo di soggiorno, e quindi riconoscere dei diritti, ma di coprire una necessità immediata del mercato del lavoro che per via del Covid non poteva usufruire dei lavoratori stagionali comunitari.

Gli strumenti per affrontare la condizione di irregolarità e sbloccare questa situazione possono ancora essere messi in campo, sulla carta i provvedimenti per una regolarizzazione permanente sono facilmente applicabili. Ma come al solito serve una spinta sociale e politica decisa, che parte da nuove mobilitazioni in grado di porre queste istanze in modo diretto nell’agenda del governo di Mario Draghi.

Per approfondire: Dossier e materiale di Ero straniero

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La campagna Ero straniero – L’umanità che fa bene è stata lanciata nell’aprile 2017, promossa da Radicali Italiani, Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani”, ACLI, ARCI, ASGI, Centro Astalli, CNCA, A Buon Diritto, CILD, insieme a Oxfam, ActionAid, Legambiente, Scalabriniani, AOI, Federazione Chiese Evangeliche Italiane (Fcei), Comunità di Sant’Egidio, Fondazione Migrantes, Caritas italiana, CGIL, Altromercato, Emergency e decine di altre organizzazioni, con il sostegno di centinaia di sindaci.

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