da Il Manifesto del 13 settembre 2014

La Sardegna dice basta alla vergogna delle basi

14 / 9 / 2014

Dopo le esercitazioni militari a Capo Frasca delle ultime settimane più di ottomila persone si sono mobilitate per rifiutare dal basso le servitù militari e liberare un territorio bellissimo (riserva naturale) da chi lo utilizza come "discarica militare" per le esercitazioni belliche. Un messaggio importante non solo contro le servitù militari ma anche contro la guerra come strumento e dispositivo della crisi per ridefinire nuovi poteri e assetti geopolitici.

Di seguito l'articolo pubblicato sul Manifesto del 13 settembre 2014:

Erano almeno in otto­mila, ieri pome­rig­gio a Capo Fra­sca, a dire no all’occupazione mili­tare della Sar­de­gna. Sono arri­vati, in auto e in pull­man, da tutte le parti della regione per chie­dere la chiu­sura delle basi: tren­ta­mila ettari com­ples­sivi che fanno dell’isola il ter­ri­to­rio ita­liano che sop­porta il mag­gior carico di ser­vitù (il 60% del totale nazio­nale). Un no forte indi­riz­zato al mini­stero della Difesa, che, sulla stessa linea di tutti i governi che si sono dagli anni Cin­quanta in poi, si rifiuta di acco­gliere la richie­sta di una ridu­zione dei poli­goni (sino a una loro com­pleta chiu­sura) che dalla Sar­de­gna arriva oggi for­tis­sima senza distin­zione di appar­te­nenza politica.

Una grande mobi­li­ta­zione di popolo, quella di ieri a Capo Fra­sca, con le ban­diere iri­date dei paci­fi­sti di Pesa Sar­di­gna che si mesco­la­vano a quelle degli indi­pen­den­ti­sti dell’Irs e di Pro­gReS, il movi­mento che ha tra i suoi lea­der la scrit­trice Michela Mur­gia, anche lei tra i mani­fe­stanti. Ma c’erano anche l’Arci, Legam­biente, il Wwf, i tanti comi­tati che nei ter­ri­tori si bat­tono con­tro la deva­sta­zione ambien­tale masche­rata da green eco­nomy o da ener­gia verde, i sin­daci dei paesi della costa occi­den­tale della Sar­de­gna, al largo della quale le com­pa­gnie petro­li­fere vor­reb­bero tri­vel­lare i fon­dali alla ricerca di gia­ci­menti di greg­gio. C’era Renato Soru, l’ex pre­si­dente della regione, oggi euro­de­pu­tato del Pd, che durante il suo man­dato riu­scì a otte­nere la chiu­sura della base della Us Navy nell’arcipelago della Mad­da­lena. E poi tanti, tan­tis­simi, cit­ta­dini comuni. Un fronte ampio, di movi­mento. Al quale si sono aggiunte, all’ultimo momento, le dele­ga­zioni di quasi tutti i par­titi pre­senti nel con­si­glio regionale.

Reg­gerà que­sta unità? Le posi­zioni sono dif­fe­ren­ziate. Le orga­niz­za­zioni indi­pen­den­ti­ste e anti­mi­li­ta­ri­ste che hanno dato vita alla pro­te­sta (A manca pro s’indipendentzia, Sar­di­gna Natzione Indi­pen­den­tzia, Comi­tato Sardo Get­tiamo le Basi, Comi­tato Su Giassu, Comi­tato Su Sen­tidu) pun­tano ad avviare un per­corso che ha come sbocco il com­pleto sman­tel­la­mento di tutti i poli­goni. Che le quat­tro sigle pro­mo­trici anche ieri abbiano detto con forza (insieme alla varie­gata area dei movi­menti) che il loro obiet­tivo è la chiu­sura totale e imme­diata di tutte le basi ha un signi­fi­cato poli­tico preciso.

L’obiettivo pole­mico è innan­zi­tutto l’arco delle forze di cen­tro­si­ni­stra che sosten­gono l’attuale governo della regione. Forze che, sulla que­stione basi, hanno obiet­tivi più gradualisti.

Un passo indietro

Per spie­gare come stanno le cose, biso­gna fare un passo indie­tro. Pochi giorni fa, durante un’esercitazione dell’aviazione tede­sca a Capo Fra­sca, una bomba inerte sgan­ciata da un cac­cia ha inne­scato un incen­dio che ha man­dato in fumo tren­ta­cin­que ettari di mac­chia medi­ter­ra­nea. L’episodio ha ria­perto la pole­mica sulle ser­vitù. E con­tro i gio­chi di guerra si è sal­dato un fronte molto ampio (unica ecce­zione, Fra­telli d’Italia, schie­rati con i mili­tari). Pigliaru, lea­der di una mag­gio­ranza che com­prende Pd, Sel e varie for­ma­zioni cen­tri­ste, chiede al governo la dismis­sione gra­duale di Capo Fra­sca e di Teu­lada e la ricon­ver­sione ad usi di ricerca tec­no­lo­gica (anche mili­tare) del poli­gono di Quirra. Lo scorso giu­gno a Roma que­ste richie­ste sono state por­tate alla Con­fe­renza nazio­nale sulle ser­vitù. Ed è stato davanti al no del governo che la regione Sar­de­gna ha deciso di non rin­no­vare il pro­to­collo d’intesa con il mini­stero della Difesa (al con­tra­rio di ciò che invece hanno fatto i gover­na­tori del Friuli Debora Ser­rac­chiani e della Puglia Nichi Ven­dola), aprendo con l’esecutivo nazio­nale un tavolo di trat­ta­tiva.
L’ultima richie­sta di Pigliaru, annun­ciata in con­si­glio pochi giorni fa, è quella di un’immediata ridu­zione dell’estensione delle ser­vitù sarde di set­te­mila ettari. Come si vede, obiet­tivi molto più soft rispetto a quelli delle quat­tro orga­niz­za­zioni pro­mo­trici della pro­te­sta a Capo Fra­sca, che chie­dono invece la chiu­sura, subito, di tutte le zone con­cesse ai militari.

Sì è quindi creata, ieri, una situa­zione in cui a pro­te­stare c’erano, insieme, sia i fau­tori della dismis­sione imme­diata e com­pleta dei poli­goni sardi sia quelli, a comin­ciare dall’attuale giunta, che pro­pon­gono un per­corso lungo e gra­duale. Il tutto in un qua­dro in cui, anche per effetto dello choc emo­tivo creato dal rogo appic­cato dai cac­cia tede­schi, la pres­sione dell’opinione pub­blica con­tro le basi è molto forte. Non a caso l’altro ieri Pigliaru ha fatto sapere, con una nota uffi­ciale, che la regione si è costi­tuita parte civile nel pro­cesso che si aprirà il 23 set­tem­bre a Lanu­sei e che vede sotto accusa, per disa­stro ambien­tale, i respon­sa­bili mili­tari di Quirra.

Ma nono­stante le pole­mi­che di que­ste set­ti­mane e la mani­fe­sta­zione di ieri, due giorni fa il mini­stero della Difesa ha annun­ciato che dal 21 set­tem­bre a Teu­lada si rico­min­cia a sparare.

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Capo Frasca (Sardegna) - No alle servitù militari