La sentenza della Grande Chambre: un duro colpo ai forcaioli italiani!

10 / 10 / 2019

 “La criminalità mafiosa non si combatte con la terribilità del diritto ma con gli strumenti dello Stato di diritto”.  (Sciascia)

La Grande Chambre della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha deciso: l’ergastolo ostativo viola i diritti umani, il ricorso dell’Italia a seguito della sentenza dello scorso 13 giugno è stato dunque respinto.

Una premessa: l’ergastolo ostativo si differenzia dall’ergastolo, per così dire, “normale”, anche se tale aggettivo, a parer di chi scrive, è di fatto inidoneo, dato che il fine rieducativo della pena non dovrebbe, almeno in teoria, autorizzare mai una reclusione estenuante e coercitiva.

Il primo si caratterizza per essere una pena senza fine (nel gergo, un “fine pena mai”) che, in base all’art. 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario, modificato dalla legge 356 del 1992, nega ogni misura alternativa al carcere e ogni beneficio penitenziario a chi sia stato condannato per reati associativi.

La Sentenza della CEDU apre a due rilievi fondamentali: innanzitutto si dichiara inadeguato l’apparato penitenziario italiano, aprendo alla possibilità di nuovi ricorsi da parte dei detenuti che attualmente scontano una pena di tale stregua, gli ergastolani in Italia allo scorso 30 giugno erano 1.776 di cui, quasi i due terzi, infatti, all'ergastolo ostativo. In secondo luogo, si aprono nuovi spiragli di riforma penitenziaria in vista di quel che sarà il giudizio sulla legittimità costituzionale dell’art. 4 bis comma 1 della legge 354/1975 fissato per il 22 ottobre 2019 presso la Consulta.

Anche se il mondo politico, da Buonafede a Di Maio, sino ai magistrati più austeri, rifiutano quanto emesso dalla CEDU negli scorsi giorni, gli stessi dovranno riformulare nuovi pareri, e ben più adeguati, al fine di creare un sistema dignitoso e rispettoso della dignità umana.

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