La spocchia professorale di Monti sta di fatto invadendo l’etere

La “vanita’” di Monti e la “fiera” dell’offerta elettorale

Come in ogni fiera che si rispetti ce n'è per tutti gusti

25 / 1 / 2013

Molti dei personaggi che William M. Thackeraynel descrive nel “La fiera della vanità” sono, pieni di questa “virtù”. 

Vanità sfoggiata in Tv a piene mani dall’algido Mario Monti a fine serata della puntata di Ballarò del 22 gennaio scorso mentre pontificava il suo credo contro quei “miserabili mortali” che, sino a poco prima, avevano dibattuto nel talk show di Rai3.

Sino a qualche settimana fa non avevamo ancora conosciuto la versione vanagloriosa, saccente e cardinalizia del Monti elettorale e molti neanche avrebbero immaginato esistesse. In fondo conoscevamo sinora il Monti Commissario Europeo, di poche parole, quasi “alleato” della coalizione prodiana ai tempi dei sacrifici (belli tosti) per l’entrata dell’Italia in Europa, altezzoso sì ma riconoscente nei fatti alla coalizione berlusconiana per il sostegno alla sua candidatura. Recentemente ne avevamo osservato la versione rigorista del Tecnico chiamato a salvare l’Italia con la ricetta “Austerità per la crescita” ma il Monti cardinalizio di queste settimane è una vera novità: una chicca mediatica che il “buon” Giovanni Floris non si è fatto perdere anche a costo di fornire un pessimo esempio di “par condicio” televisiva: prima ha fatto discutere tra loro rappresentanti del centro sinistra, centro destra, centro e alcuni rappresentanti di categoria; poi, senza contraddittorio, come un semidio, ha fatto comparire Mario Monti per parlare di tutto e per bacchettare Vendola, Alfano e la Camusso. La spocchia professorale di Monti sta di fatto invadendo l’etere, così come il presenzialismo ossessivo della versione plastificata di Berlusconi.

Di sorpresa in sorpresa anche il governo Monti è stata una novità per tutti. Avevamo conosciuto, almeno quelli anagraficamente meno giovani tra noi, i governi della “balena bianca” democristiana – alleati di volta in volta con tutti ma sempre saldamente al comando della nave –, quelli “arraffa-arraffa” della breve parentesi craxiana, quelli del centro sinistra della guerra umanitaria e dei sacrifici dei ceti popolari per allinearsi all’Europa e quelli del ventennio berlusconiano, populista e “godurioso”. Ma non avevamo ancora conosciuto nell’Italia repubblicana il governo dell’aristocrazia accademica, bancaria e finanziaria: il governo dei ricchi, dei privilegiati dal censo, a favore dei ricchi che per difenderne privilegi e casta non ha lesinato a colpire duramente i poveri, ad allargarne la platea e ad impoverire la maggior parte dei ceti borghesi. Perché per rimanere ricchi, i ricchi è meglio che rimangano pochi mentre è fondamentale che i poveri, i precari, gli impoveriti siano sempre di più. Sono arrivati persino a “convincerci” che i tiket mensa stavano facendo sballare i conti dello Stato, riducendoli di brutto a 7 euro mentre compensi, liquidazioni e pensioni dell’aristocrazia borghese e della casta sono rimasti intatti per rilanciare la ripresa.

Ora Monti e la sua squadra di tecnici “tagliatori di teste”, schifando di sporcarsi le mani direttamente con la prova elettorali, unti dal Vaticano e dalla Finanza bancaria, provano a convincerci che i bacchettoni delle liste per Monti sono l’unica soluzione per rilanciare l’Italia. Con Casini, Fini e compagnia cantante sponsorizzate da alti prelati del Vaticano, potremmo sperare in un mondo migliore.

Ma quale altra offerta elettorale si fa strada in questi giorni? In questo caso più che alla “vanità” dei candidati viene da pensare alle molteplici e truffaldine offerte in vendita alla “fiera” per riandare al titolo del libro di Thacheray.

Ci sono i berluscones, tutti di nuovo allineati dietro al padrone pluririfatto più di una stagionata star del cinema hollywoodiano (a proposito che se lo sia fatto anche lui il lifting ai testicoli come sembra vada tanto di moda in questo periodo tra gli attori dell’industria statunitense del cinema?), che cercano di rifarsi l’immagine scaricando qualche plurinquisito – Cosentino o’mericano, “batman” delle periferie romane, lo smemorato di Imperia ecc. – mentre il Padrone si allea a quella limpida figura antimafia dell’ex governatore siciliano Lombardo e rilancia in parlamento il suo personale pool di avvocati. Al suo fianco una ridda di personaggi da Corte dei Miracoli: da Scilipoti a Samorì e via candando mentre si ripropone la ferrea alleanza del Nord con i leghisti. Quelli per capirci di “Roma ladrona”, che hanno munto (ogni riferimento agli “amici” delle quote latte è del tutto casuale) a più non posso la greppia pubblica per diplomi taroccati, appartamenti, case e ammeniccoli vari; che hanno perseguito l’azzeramento dei diritti dei lavoratori e il peggioramento delle pensioni; che hanno aumentato negli anni di governo la pressione fiscale; che hanno perseguitato con leggi e provvedimenti razzisti gli immigrati; che vorrebbero i dazi sulle merci cinesi e che ora gridano in difesa dei lavoratori del Nord (gli altri vadano a fan…) e contro le tasse, chiedendo il voto per tenersi al Nord i soldi delle tasse e fare la macroregione …sempre del Nord. I contribuenti del Nord devono certo stare tranquilli: se le tasse le diamo ai vari Maroni, Zaia e Cota siamo sicuri che verranno ben utilizzate per le “genti del Nord” e non per gli affari delle “famiglie” leghiste e parentati vari.

In continuo cicaleggio con i montiani c’è la coalizione di centro sinistra: quella che si sente già al comando del Paese, come Prodi prima di trovarsi con solo i senatori a vita a garantirgli una risicata maggioranza al Senato. Questi ora van cianciando contro il rigore di Monti dopo aver votato compatti tutti i provvedimenti del Governo dei Tecnici – dalla riforma delle pensioni a quella del mercato del lavoro; dalla spending review all’introduzione dell’imu, della tares e ora del redditometro – e, guardandoli in Tv mentre ribadiscono che loro sono persone serie, già sappiamo quale livello di lacrime e sangue ci preparano se vincono. Qualche rettifica dei provvedimenti montiani in materia di pensioni e di tassazione ma ben si guarderanno dal tornare indietro per quanto riguarda lo sventramento dei diritti operato dalla Fornero. Premariamoci quindi ad una ennesima ma “responsabile” manovra economica per rilanciare la ripresa.

La fiera offre anche il tintinnio di manette della coalizione arancione, misto di magistrati, poliziotti, nomenclatura “italiavalorista”, ex pci-rifondazione-comunisti italiani che si richiamano ad una mitica società civile (una sorta di Thule che conoscono solo loro). La fiera offre anche il populismo becero di Grillo e Casalegno – quello vero, aspirante Grande Fratello della rete e non la versione cabarettistica di Crozza – che vogliono azzerare la classe politica in nome della “gente” mentre offrono una versione della libertà della rete molto personale: gerarchizzata, con un censore-padrone a organizzare gli accessi e a censurare le opinioni. Neanche la destra repubblicana americana ha questa visione oscurantista della rete. Il tutto infarcito del peggior populismo giustizialista e da proposte come la chiusura delle frontiere alle merci cinesi e agli immigrati per ingraziarsi il voto in uscita dalla Lega Nord. Ne destra, ne sinistra dice Grillo ammiccando con quei bei tomi di Casa Pound e a chi lo accusa di mettersi con i fascisti, ricorda che i suoi genitori erano socialisti. I genitori certo ma quello che conta è quello che fai tu bello mio e quello che fai tu li fa rivoltare nella tomba i socialisti veri.

Alle fiere trovi anche una serie di prodotti di scarto e anche alla fiera delle elezioni ce ne sono tanti raccolti nella ridda di liste e listarelle spuntate come funghi. C’è, insomma, di che sbizzarrirsi nel scegliere chi votare o..

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