Le idee sono a prova di manganello

18 / 2 / 2010

E' stata una giornata incredibile quella di ieri in Val di Susa. Incominciata alle prime luci dell'alba con l'installazione di una nuova trivella per i sondaggi e terminata con l'ennesima carica oltrepassata la mezzanotte nella cittadina di Bussoleno. Nel mezzo la forza  e la determinazione di un movimento che non si arrende alla distruzione della propria valle e continua a dimostrare una vitalità eccezionale. Centinaia di persone che a qualsiasi ora di qualsiasi giorno, nonostante le temperature costantemente sotto lo zero, sono in grado di mobilitarsi e assediare i lavori delle trivelle. Ma è successo qualcosa di più significativo ieri. Per un soffio al mattino i No Tav non sono riusciti ad occupare i terreni del cantiere, cogliendo alla sprovvista le forze dell'ordine. Un primo assaggio di quello che potrà succedere quando le trivelle dovessero essere installate nelle roccaforti del movimento nei paesi in montagna.

Puntuale come un orologio è arrivata la vendetta dello Stato a tanta impertinenza. Vendetta che si è materializzata intorno alle 19, quando dopo un'affollata assemblea popolare, gli attivisti sono tornati a cingere d'assedio i lavori del carotaggio. Ad una prima carica di alleggerimento, sono seguite cariche selvagge con poliziotti totalmente fuori controllo che si sono accaniti contro donne, uomini e anziani. Al comando del famigerato Spartaco Martola, uno dei responsabili del massacro genovese del G8 e l'uomo delle finte molotov alla scuola Diaz, i servitori dello stato sembravano belve affamate di sangue, che rincorrevano i manifestanti addentrandosi nei boschi. Hanno causato diversi feriti, fra cui un ragazzo redattore di Radio BlackOut, che fortunatamente sembra stare meglio. Ieri era stato trasportato d'urgenza all'ospedale delle Molinette di Torino per sospetto trauma cerebrale. Incredibile come  a gestire l'ordine pubblico continui ad esserci una persona totalmente fuori controllo che ha dimostrato tutta la sua incapacità nonostante le continue promozioni arrivate per premiare la mattanza genovese. O forse viene il dubbio che la sua presenza in Val di Susa non sia affatto casuale. Sicuramente i valsusini hanno dimostrato in tutti questi anni che non si faranno di certo intimidire dalle manganellate che sono il segno più tangibile della paura che la lobby della Tav inizia ad avere. Se centinaia di persone sono in piazza alle due del mattino, iniziano a chiedersi cosa faranno quando dovranno aprire i veri cantieri della durata di vent'anni.

Altro capitolo degno di attenzione il ruolo scandaloso che tutti i media Mainstream con in testa La Stampa torinese, diretta dal figlio di Calabresi,  stanno svolgendo. Un continuo stravolgimento della realtà se bisogna raccontare di episodi come quelli di ieri, infamie quotidiane contro singoli attivisti del movimento, il tentativo di ridimensionare gli eventi se si deve parlare delle straordinarie manifestazioni e mobilitazioni che i No Tav hanno organizzato nell'ultimo mese.

Chissà se si degneranno di presenziare alla conferenza stampa che i valsusini terranno alle 11 di questa mattina  a Susa in cui ricostruiranno e denunceranno i fatti di ieri e chissà cosa scriveranno del presidio che si terrà oggi sotto la sede Rai di Torino.

Altra cosa che deve fare riflettere è che per adesso nessuna presa di posizione è arrivata dai tanti democartici italiani che assistono a giornate come ieri senza proferire parola. Nessuno si è alzato dai banchi del Pd per denunciare la cosa, semmai i vari Bresso, Chiamparino, Borioli e compagnia sembrano i più convinti sostenitori della mano pesante. Continuano a sostenere come dischi rotti che una minoranza, anche se ha il diritto di manifestare, non può fermare le scelte della maggioranza. Ricordiamo solo che quando si sono voluti contare loro erano 800 scarsi, i valsusini quarantamila. Chi in questi anni è stato vicino al movimento no tav si sente di affermare che a sarà dura, ma per loro.

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