Influenza, pandemia, vaccini. Quando sanità pubblica e mezzi di comunicazione si ammalano.

L'influenza non paga la crisi, e la paura fa 90

La storia di un virus influenzale a passo con i tempi, e che non teme la crisi, e di un mondo dove chi non terrorizza si ammala di terrore.

29 / 7 / 2009

Non c'è niente di più moderno di un virus influenzale: globale, per tutti, senza distinzione di razza colore e censo. Non conosce confini e dazi doganali, non lo fermano scanner, carceri e centri di identificazione; è neutrale, più delle nazioni unite, è neutro come genere; è nella crisi, suo volano e accelleratore, ma anche un passo avanti, si ricombina , muta, ha in sé un'attitudine ad essere libero, autonomo e indipendente. Fa paura, come un terremoto, perchè evolve e si scatena inaspettato, e accompagna mai sconfitto, ma solo arginato dai vaccini, il progressivo cammino della storia.

E', in verità, una storia antica; l'ultima vera pandemia è del biennio 1918/19; fine della prima Guerra Mondiale. Il mondo che si scopre più piccolo, e se da quella guerra nascerà la prima grande crisi economica e di sistema che sarà la radice del nuovo secolo della modernità, la prima traccia è l'epidemia di influenza, detta Spagnola, che colpirà tutti i continenti del Mondo e farà in due anni qualcosa come 50 milioni di morti e un miliardo di contaggiati.

Era nata nei campi dello stato americano del Kansas e arriva in Europa con il corpo di spedizione statunitense; nei paesi belliggeranti è tenuta nascosta,  con una grandissima opera di censura, ma in Spagna, non coinvolta nel conflitto, la stampa riempie colonne intere dei giornali e trasmissioni della sempre più diffusa radio. Divenne un mito del terrorre che ancora i più vecchi raccontano con una certa ansia, solo in Italia si calcola che vi furono più di 600mila vittime.

Oggi, nel tempo della comunicazione globale tutti ne parlano, ed il contagio prima che fisico è mediatico; è il contagio della paura. La paura paga in termini econimici, i grandi operatori finanziari  stimano un introito complessivo per le case farmaceutiche  di 10 miliardi di dollari; la paura non fa pensare. Non si pensa alla reale situazione del sistema sanitario, allo sbando in molti paesi del G8, frammentario o inesistente nel resto del mondo, e aggravato dal tempo della crisi.

Non più tardi di quattro anni fà l'Organizzazione Mondiale  della Sanità con l'appoggio del Fondo Monetario Internazionale hanno costretto le varie nazioni a fare scorte di farmaci per arginare il contagio dell'influenza aviaria; con i magazzini pieni ora serve un esercito di ammalati o meglio una società che abbia paura di ammalarsi. Una buona informazione spiegherebbe che ci si ammala di influenza ogni inverno e che il rischio pademia è relativo alle elevate possibilità di contaggio proprie di ogni influenza. Una buona informazione direbbe che i farmaci esistenti sono mezzi di cura e non di prevenzione e che il primo vaccino antivirale e previsto per l'autunno, sperando che il virus non muti.

Un'informazione malata dice che di influenza, di questa in particolare si muore; si muore pechè l'inflenza debilita e da corso e rafforza altre patologie già esistenti. Si muore perchè in paesi, come il Messico, se non hai una carta di credito per la clinica  privata gestita da stranieri, in un ospedale pubblico non ti curano perchè i farmaci costano anche 84 dollari a dose.

Si muore perchè ci si ammala della paura di morire.

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