Lo sciopero “climatico” blocca l’Italia

Gli appuntamenti piazza per piazza. I giovani chiedono alla politica di mobilitarsi per l'ambiente. I sindacati al fianco degli studenti. Il Miur giustifica le assenze, FFF Italia replica.

27 / 9 / 2019

«Block the city. Save the planet», non si arrendono le giovanissime generazioni che lottano per l'ambiente. In chiusura della Settimana per il clima, che ha visto mobilitazioni in tutto il mondo, ecco vedere in scena anche in Italia il terzo sciopero globale (dopo quelli del 15 marzo e del 24 maggio), realizzato per chiedere l'abbandono delle fonti di energia fossili e giustizia climatica per i popoli di tutto il mondo. 

Il movimento di giovani che sta travolgendo tutto il mondo sembra da sei mesi a questa parte inarrestabile, e le piazze rimandano un segnale molto chiaro: l’emergenza climatica è una realtà con cui in molti e molte fanno già i conti, soprattutto nei Paesi del Sud Globale

È interessante la caratura mondiale che ha preso questo movimento, innegabile a fronte di una settimana - dal 20 al 27 settembre -, che ha visto scorrere dei fiumi in piena in diversi paesi. Oggi, in apertura all'autunno oltre all'Italia sono altri 24 paesi che scioperano per il clima, tra cui Belgio, Nuova Zelanda, Yemen.

Qualcosa di nuovo è successo anche in Italia. Il Ministro dell'Istruzione Fioramonti, come tanti altri politici, ha dichiarato il proprio sostegno alla manifestazione di oggi. Il movimento di Friday for future Italia ha subito incalzato il Ministro su quelle che potrebbero essere le proprie azioni da mettere in campo: aumento dei fondi per la ricerca, interruzione di convenzioni tra il MIUR e le aziende che devastano il territorio, introduzione di insegnamenti basati su modelli di sviluppo sostenibile.

Si parte presto nelle città dell'ormai freddo Nord-Est, non è la minaccia di pioggia che versa in tutte le città a bloccare le mobilitazioni, così a Treviso, sono più di cinque mila di persone che stanno fattivamente bloccando la città, denunciando le devastazioni ambientali che vengono perpetrate a livello locale e nazionale: l'aeroporto di Treviso dentro il parco naturale del Sile, la Pedemontana, gli allevamenti intensivi e molto altro. Un corteo di giovani che rivendica un futuro, bloccando la città per dire che, con questo modello di sviluppo non si può continuare.

treviso

A Venezia per il dato di straordinaria affluenza, è stato chiuso il ponte di Calatrava bloccando temporaneamente l'accesso a Venezia da Piazzale Roma. Sono già migliaia le persone che stanno attraversando il centro storico di Venezia. Il corteo è stato aperto da una coreografia sulla scalinata del Ponte degli Scalzi. I gradini sono stati improvvisamente coperti da un mare di spazzatura: tra i cumuli di plastica, i volti dei ragazzi e delle ragazze del movimento di Fridays For Future. Un mare inquinato, rappresentativo di un modello di sviluppo sbagliato che ci sta conducendo sull'orlo della catastrofe.

Il corteo è riuscito poi a dirigersi verso il cuore della città con sensibile ritardo e si è fermato davanti la sede della Rai, in campo San Geremia, dove è suonato l'allarme della crisi climatica. I giovani e le giovani che stanno partecipando al corteo hanno inscenato un die in davanti alla sede della Rai chiedendo che i media diano adeguata copertura alla crisi climatica. Di più, che cambino la retorica delle responsabilità individuali: per questo motivo alcuni ragazzi di Friday for Future hanno scandito i nomi delle 100 multinazionali colpevoli del 70% delle emissioni di CO2, tra cui spicca Eni, già contestata a Marzo dalle cdu.

Venezia

Una partecipazione mai vista a Trento, una marea di studenti e studentesse da tutto il Trentino si sta riversando nelle strade del centro storico. Molti giovani però non sono riusciti ancora a raggiungere la città dai luoghi più lontani per l'assenza di sufficienti mezzi pubblici.
I numeri dei partecipanti sono impressionati: 10.000 manifestanti, la maggior parte giovani delle scuole superiori, che si stanno muovendo in un lungo corteo in tutto il centro storico, zona solitamente negata dalla questura ma che oggi, di fronte ad un tale marea per la giustizia climatica, non ha potuto imporre divieti.

trento

Padova in migliaia si sono radunati al concentramento per il terzo sciopero climatico globale. Già dalla partenza il corteo ha praticato i primi blocchi, fermandosi ad una delle rotonde centrali della città. Gli attivisti e le attiviste chiedono giustizia sociale e climatica, per un cambiamento di sistema radicale che salvi il futuro dei ragazzi e delle ragazze che oggi sono scesi in strada.

padova

Schio ha messo all'opera tre sit-in. Il primo riguardo la deforestazione e la morte della biodiversità di tutte quelle zone colpite da incendi, il secondo vedeva centinaia di persone con gli occhi bendati, davanti al duomo, a simboleggiare l’indifferenza dei media, il terzo ha previsto un blocco della rotonda centrale della città con delle fioriere contro la continua cementificazione del territorio.

schio

Non si sono nemmeno questa volta deluse le aspettative a Vicenza, ottomila persone - in un territorio da sempre sensibile alle questioni ambientali - da stamattina presto stanno praticando continui blocchi per denunciare la devastazione delle risorse e la distruzione dell'ambiente.

Da piazza Matteotti il corteo si è diviso in tre blocchi, il blocco verde si separa dal corteo per raggiungere corso San felice attraversando viale d'Alviano, una delle vie più trafficate della città, dove un migliaio di studenti si stendono per terra in un die in che blocca la strada per poi proseguire il suo percorso dove ci saranno altre azioni, il blocco rosso invece si dirige verso la tangenziale di Vicenza est, un importante arteria produttiva e commerciale della città dove si sta svolgendo un'iniziativa per segnalare la problematica dell'estrema cementificazione con un lancio di semi nella zona Ex Barcaro, zona verde svenduta per creare altri supermercati, il blocco blu, invece, insieme ai ragazzi delle elementari e delle medie si è fermato in piazza Matteotti dove stanno disegnando e immaginando la Vicenza che vorrebbero.

vicenza

Continua la mobilitazione veneziana: un primo sanzionamento a McDonald's, il fast food simbolo di un'industria alimentare completamente deregolamentata. Ad aspettare il corteo, un reparto di celere schierato a difesa della multinazionale. Il fast food è stato circondato da un nastro bianco e rosso, a chiudere i battenti del negozio.

Successivamente è stata bloccata la Benetton: la multinazionale che investe solo una minima parte del proprio fondo azionario in industria tessile, scegliendo di finanziarie una variegata pletora di attività connesse allo sfruttamento del territorio. Durante il blocco del negozio, presidiato dalle forze dell'ordine, è stato denunciato il ruolo di Benetton nell'espropriazione dei terreni mapuche e nel crollo di una fabbrica a Dakka, dove centinaia di operai e operaie sono morti.

Venezia blocco

Anche il sud Italia si ribella al cambiamento climatico: a Cosenza una folla di studenti medi ha percorso le vie centrali della città ed anche il centro storico. Assemblea nella villa vecchia. 

A Catania sono scese per strada decine di migliaia di persone, come da tempo non si vedeva nella città etnea.

Catania

A Padova continua il corteo, lungo il tragitto continuano ad aggiungersi persone: il dato conclusivo è di oltre 20.000. Dopo tre blocchi stradali svolti in tre punti cruciali per l'accesso alla città, gli angry animals hanno esposto uno striscione dall'ennesimo supermercato che si sta costruendo in città.

Padova blocco

Dopo la settimana di azioni e la dichiarazione di emergenza climatica, gli studenti e le studentesse si riprendono le strade di Roma. «Il messaggio è chiaro: basta con la retorica della responsabilità individuali, il sistema di produzione deve cambiare prima che sia troppo tardi. La giustizia climatica è giustizia sociale: non permetteremo che siano gli sfruttati  del mondo a pagare la crisi ecologica provocata dall'1% piú ricco della popolazione» affermano nei vari interventi.

Roma

A Milano sono scese in piazza circa centomila persone. Nel capoluogo lombardo un gruppo di attivisti e attiviste ha simbolicamente piantato degli alberi dove fino a qualche anno fa era presente una pompa di benzina della Tamoil, uno dei maggiori responsabili di crimini ambientali nel nostro Paese. 

Milano

Anche Napoli vede un'enorme partecipazione. Nella città partenopea si è sottolineato più volte come chi ha inquinato e devastato per anni la Campania deve pagare per i propri crimini, e si invitano governo locale e nazionale a strutturare un piano serio di bonifica. Mai più terra dei fuochi è stato uno degli slogan più urlati dai giovani. Una marea umana che ha bloccato la città per chiedere soluzioni immediate contro i cambiamenti climatici.

Napoli

Anche a Chioggia in 400 hanno aderito allo sciopero globale. In città è presente un deposito di 3000 metri cubi di gpl che dista soltanto 200 metri dalla case. I giovani non accettano politiche predatorie calate dall'alto per il profitto di pochi e la salute di nessuno.

Chioggia

Tantissime le studentesse e gli studenti che sono scesi in piazza nelle Marche. 4000 persone hanno preso parte al presidio nella centralissima piazza Cavour, ad Ancona dove sono risuonati slogan e interventi per l'immediata uscita dal fossile, per la chiusura della raffineria Api di Falconara Marittima e contro il progetto dell'allargamento del porto a servizio delle grandi navi. Presentata anche la prima centralina opensource autocostruita per il rilevamento della qualità dell'aria. 

an.jpgIn 4000 anche al corteo di Macerata dove la mobilitazione proseguiva da giorni con la ClimateActionWeek organizzata all'interno dell' "occupazione per l'emergenza climatica", uno spazio riappropriato dagli studenti nella Facoltà di Filosofia dell'Università. Al termine della manifestazione, gli attivisti hanno bloccato l'ingresso degli uffici del palazzo comunale, nonostante l'atteggiamento provocatorio e gli spintoni degli agenti della polizia; dopo un confronto con il sindaco, sono riusciti a ottenere pubblicamente impegni concreti da parte dell'amministrazione. 

mc_1.jpgCortei di centinaia di giovani anche a Civitanova Marche, Fabriano, Fano. A Senigallia la giornata è iniziata con due azioni simboliche davanti all'IperSimply e al McDonald's per denunciare le multinazionali dell'industria alimentare e la grande distribuzione. Il corteo di un migliaio di persone è proseguito entrando nel sentiero degli aironi e nel "percorriMisa". Lungo il sentiero sono stati invasi da più lati i due cantieri che stanno distruggendo l'ecosistema del fiume Misa, bloccando le ruspe e lí dove hanno sradicato, sono stati ripiantati una ventina di alberi.

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Anche Perugia ha risposto molto positivamente alla chiamata per il terzo sciopero globale per il clima, portando migliaia di studenti, medi e universitari, insieme a tantissimi insegnanti, a sfilare in corteo per le strade del centro storico. Già al concentramento di Piazza Partigiani alle ore 9.00, le presenze superavano di gran lunga le aspettative, tanto che i giardini Carducci, prefissati per l'arrivo, non sono riusciti a contenere il fiume di persone, che ha invaso Corso Vannucci. Dal corteo arrivano determinate le rivendicazioni di giustizia climatica e di inversione della rotta sull'ambiente. Si percepisce la consapevolezza, l'urgenza e  la necessità di un radicale cambio del sistema per poter immaginare un futuro per questo pianeta.

Perugia

Il terzo sciopero globale per il clima si trasforma in un'imponente mobilitazione. In tutta Italia le giovanissime generazioni sono scese in piazza e sono state protagoniste di una giornata che segna un importante avanzamento nell’intreccio tra giustizia climatica e sociale. 

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