Luigi Brugnaro e la delega all'ignoranza

9 / 7 / 2015

Siamo a pochi giorni dalla cerimonia d’insediamento della nuova giunta a Ca Farsetti ed è subito polemica a seguito di un’ordinanza che prevede il sequestro di 49 libri per l’infanzia introdotti nelle scuole dalla precedente amministrazione.

Con un ordinanza scritta in fretta e furia, a firma Luigi Brugnaro, è stato redatto un elenco di favole considerate inappropriate, offensive e fuori luogo. Molti di questi libri, sostiene Brugnaro, mirano a diffondere l’”ideologia gender” nelle scuole dove si dovrebbe insegnare che la famiglia è una sola: papà e mamma, e non genitore1 e genitore2.

Primo dato: è evidente il carattere fortemente ideologico che caratterizza queste dichiarazioni, pegno grossolano che il sindaco paga alla destra più becera che lo ha appoggiato al ballottaggio, incurante di affidarsi alla demagogia più bassa. Ci avrà messo forse lo zampino Simone Venturini, campione di preferenze della lista Brugnaro, noto integralista religioso e membro del movimento omofobo delle “sentinelle in piedi”?

Secondo dato: gli studiosi più seri sostengono che sia difficile definire la fantomatica teoria gender, etichetta nata in ambienti reazionari, con finalità di attacco verso i movimenti lgbtq; esistono i gender studies, ovviamente, ed esistono studi sociologici che, pur non mettendo in discussione la differenza biologica tra maschio e femmina, dimostrano come le società abbiano costruito nel tempo ruoli per l’uomo e per la donna e come questi siano mutevoli e influenzati dai cambiamenti delle società, di certo non iscritti nel nostro Dna.

Torniamo al caso veneziano. Lo “scivolone” brugnaresco non ci stupisce. Emerge immediatamente il carattere autoritario e populista del sindaco/paròn che in campagna elettorale aveva speso milioni di parole (e centinaia di migliaia di Euro) sulla trasparenza, l’onestà, il rispetto, il superamento del binomio destra/sinistra e che puntualmente esordisce ordinando il rogo dei libri proibiti, avendo tra l’altro trattenuto per sé la delega alla cultura. Un gesto che farebbe invidia agli inquisitori papali del 1600 e ai nazisti. Ovviamente il sindaco non aveva idea di cosa stesse mettendo all’indice.

Ci sono state numerose prese di posizioni rispetto alla decisione di Brugnaro: da Tiziano Scarpa a Daria Bignardi, passando per Gad Lerner e Peter Gomez, fino alle associazioni di categoria come la ICWA (Italian Children’s Writers Association), l’ALI (Associazione Librai Italiani) e l’ODEI (Osservatorio Degli Editori Indipendenti).Tante e diverse voci che hanno sollevato dubbipiù che fondati e malumori sul come mai siano stati attaccati capolavori riconosciuti come "Piccolo blu e piccolo giallo" di Leo Lionni, scrittore e illustratore celebre e amatissimo, dove due colori tanto diversi sono così profondamente amici da mescolarsi per creare il verde, e “Il segreto di Lu" di Mario Ramos, fiaba contro i soprusi a scuola.

A seguito di queste critiche il neo-sindaco, accortosi probabilmente della gaffe, ha risposto con una nota nel suo profilo facebook dove cercava, invano, di fare marcia indietro, riconoscendo il carattere socialmente costruttivo di alcuni dei libri frettolosamente condannati.

Secondo alcune delle voci che si sono levate contro Brugnaro, il problema sta nel rapporto tra istituzioni, società e istruzione. Pensare alla scuola come ad un terreno di scontro tra diverse politiche sociali è uno dei principali limiti della politica istituzionale.

“È incredibile che la politica cerchi di controllare la cultura, in quegli albi illustrati c'è la vita reale, i bambini non possono ignorare che esistono diversi tipi di famiglie, e nelle scuole c'è il bullismo, e il razzismo esiste” racconta Francesca Archinto, direttrice editoriale di BabaLibri. Le fa eco Tiziano Scarpa (Premio Strega 2009) sostenendo che la scuola deve essere un luogo di confronto e non un terreno di egemonia ideologica. La scuola non può essere il luogo dove si esauriscono i desideri educativi delle famiglie ma è molto di più. L’educatore, figura professionale e competente, ha il dovere di insegnare quello che la famiglia non può o non sa fare. Dietro ogni libro c’è una storia e ogni storia racconta un pezzetto di umanità. Più si conosce, più si hanno gli strumenti per valutare il mondo senza pregiudizi ne falsi moralismi. Per questo la ricetta non può che essere una sola: aggiungere libri e non toglierli! La diversità, la moltitudine, la biblio-diversità è alla base della conoscenza e della cultura. Stupisce, ma neanche più di tanto, che un sindaco vanitoso della proprie competenze si faccia promotore di ignoranza, banalità e superficialità per poi rimangiarsi tutto (o quasi).

Con buona pace di Brugnaro e di Venturini, però, a Venezia esistono tante persone che promettono battaglia e che hanno ancora a cuore la sensibilità e l’intelligenza che questa città ha sempre dimostrato… malgrado tutto…

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