Mestre - I comitati tornano ad accerchiare Veritas alla vigilia della Liberazione

24 / 4 / 2021

“Tutta la Veritas che non sai, accerchiamo Veritas!’’, con questa parola d'ordine è stato lanciato il presidio mattutino da tutte quelle realtà che si battono contro l’inceneritore di Fusina.

L'obiettivo era quello di denunciare e accerchiare chi questo progetto lo vuole portare a compimento per ragioni legate al profitto, noncurante della portata di inquinamento, del territorio e di chi lo vive.

Nella mattina centinaia di persone sono passate al presidio di fronte la sede centrale di Veritas in via porto di Carvegnago a Mestre, dove è stato organizzato un laboratorio per i più piccoli “ARTattack, ricoloriamo il nostro futuro’’, e allestito cinque stazioni tematiche con pannelli informativi riguardanti gli impatti ambientali e sanitari dell’inceneritore, con uno sguardo alle alternative dell’attuale  gestione del ciclo dei rifiuti, con  un focus sulla pericolosità dei PFAS, che è una delle  problematiche centrali di questo progetto; e ultima ma non per importanza la denuncia e rivelazione  delle reali motivazioni  degli interessi economici e delle responsabilità politiche che stanno dietro alla costruzione di questo impianto inutile e dannoso, responsabilità che continuano ad essere tenute nascoste da Veritas e soci.

Oltre alla corposa rete di associazioni e comitati metropolitani, al presidio erano presenti "I medici per l’ambiente (ISDE)", che insieme al resto del personale sanitario presente, costituiscono un'interlocuzione qualificata e fondamentale per la battaglia contro l’impianto.

Significativa è stata la presenza di Fridays for future Venezia-Mestre protagonisti dell’occupazione di alcuni mesi fa della stessa sede di Veritas. Alla giornata hanno aderito anche i comitati padovani che da mesi si mobilitano contro il revamping dell’inceneritore patavino gestito da Hera, presenti anche i movimenti vicentini che da anni lottano e denunciano il grave inquinamento da PFAS sul territorio.

La mattinata si è conclusa con una lunghissima catena umana attorno alla sede di Veritas, il messaggio di questa azione è esplicito e forte, gli inquinatori si devono sentire in trappola e senza via di scampo da chi si batte per la giustizia ambientale e sociale, da chi vuole tutelare diritti fondamentali quali il diritto alla salute, a un ambiente sano e a un futuro sicuro per tutti e tutte.

Nonostante il presidio fosse e sia stato assolutamente pacifico, l'Ecocentro adiacente alla sede di Veritas è rimasto chiuso per tutta la mattinata, scelta motivata proprio per via della manifestazione. Che cosa temeva Veritas, probabilmente il fatto che le ragioni della protesta avrebbero messo in risalto l'ipocrisia e le menzogne che la stessa società continua a far uscire dalla sua sede? O forse temeva il rischio che i cittadini venissero a sapere che la strada imboccata da Veritas, quella dell’inceneritore, inquinerà ancor di più Marghera e il territorio circostante? Fatto sta che la decisione di chiudere un Servizio pagato salatamente dai cittadini, tentando di addossare la responsabilità ad associazioni e comitati, rappresenta una ripicca una ripicca inaccettabile che dimostra una volta di più tutta la debolezza e l’ipocrisia di Veritas.

Marghera è da sempre stata il volto di un’industrializzazione sfrenata e sede di impianti di morte, dal primato nel settore meccanico e chimico del 1927, al petrolchimico di ‘’morto Marghera’’, chiamato così per le numerose morti tra i lavoratori e tra la popolazione causate dalle emissioni nocive emesse nei decenni.  Nell’immaginario comune, di chi vuole attuare progetti inquinanti, pericolosi e per puri interessi economici speculativi, Marghera rappresenta un luogo degradato, ormai irrecuperabile, e quindi “tanto vale continuare così’’. Un anno fa l’incendio alla 3V Sigma, con una nube nera visibile a molti chilometri di distanza, ha dimostrato una volta di più come a Marghera permangano impianti estremamente pericolosi e inquinanti, e come a questo si sommi una situazione di abbandono di vecchi impianti spesso non bonificati, come ancora da bonificare sono la maggior parte dei siti. È in questo contesto che si inserisce il nuovo inceneritore di Ecoprogetto-Veritas, un progetto presentato nel 2019 e avviato nel novembre del 2020, ma per il quale erano già state poste furbescamente e di soppiatto le basi per la sua realizzazione. Un impianto autorizzato a bruciare fino ad 81.000 ton/anno di CSS a fronte di una produzione che si attesta intorno alle 60.000 ton/anno con trend decrescente; ma che in realtà ha nel suo complesso una capacità tecnica effettiva di circa 260.000 ton/anno di rifiuti smaltibili in 3 linee di incenerimento diverse. Un impianto dunque abbondantemente sovradimensionato che nelle reali intenzioni di Veritas, dei soci privati di Ecoprogetto, nonché della regione, avrà la funzione di smaltire i rifiuti di altri territori, oltre che fanghi e percolati di discarica provenienti da molte parti del Veneto e contaminati dai famigerati PFAS.

Molte le iniziative messe in campo dai comitati fino a qui: dalla presentazioni di numerose osservazioni in fase di VIA, alla petizione con oltre 10.000 firme raccolte in pieno lockdown, all’assemblea con 600 persone tenutasi in piazza a Marghera a giugno scorso. Poi ancora presidi, azioni per ottenere i biomonitoraggi, alla campagna delle lenzuola “andrà tutto in fumo”, per arrivare al ricorso al TAR Veneto presentato a fine 2020. Un movimento ampio e variegato costituito da circa una trentina di associazioni e comitati di Mestre e Marghera, della Riviera del Brenta, del Miranese e anche di Mogliano. Un movimento molto determinato che ha saputo coinvolgere anche altre componenti come quella dei medici e dei pediatri, e che è intenzionato ad andare fino in fondo  perché la tutela della salute e dell’ambiente sono due punti irrinunciabili, specie in una situazione di crisi ecologica e sanitaria come quella che stiamo attraversando. Molti parlano di transizione ecologica, di clima e di inquinamento, ma nella maggior parte dei casi tutto si riduce ad operazioni di facciata, di Greenwashing. Mentre invece c'è bisogno di un cambio di rotta radicale e immediato che metta realmente al bando i combustibili fossili, le produzioni nocive e pericolose, le grandi opere, il consumo di suolo, e anche discariche e inceneritori.

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