Milano, INNSE - Gli operai forzano il blocco della polizia

4 / 8 / 2009

Scontri tra polizia e operai davanti alla Innse. Un gruppo di operai ha tentato di forzare  il blocco di polizia davanti ai cancelli per prendere il controllo di alcune gru e macchinari. Quattro di loro sarebbero saliti su un carro ponte.

Il tentativo di forzare il blocco giunge dopo l’ennesima notte di presidio. Gli operai dicono di essere pronti a resistere a oltranza per salvaguardare il posto di lavoro e la fabbrica. Ma la proprietà sembra non voler cedere e, anche questa mattina gli operai delle ditte acquirenti dei macchinari da dismettere, sono entrati per smontarli.

Ieri era fallita la mediazione tra le istituzioni e gli operai. Il vertice, finito a tarda sera, ha tolto ogni speranza: la Prefettura ha respinto la richiesta di sospendere lo smontaggio dei macchinari in attesa che un nuovo tavolo tra istituzioni e parti in causa, cioè i diversi proprietari, valuti una soluzione alternativa.

Con la Regione che in una nota tiene a precisare che «l’intervento delle forze dell’ordine è stato disposto dalla prefettura in ottemperanza a una decisione della magistratura, che questa mattina avrebbe potuto anche decidere di sospendere lo sgombero, ma non lo ha fatto».

L’unica certezza, oltre al presidio davanti all’azienda che prosegue, resta lo sciopero di due ore, indetto per oggi dalla Fiom in tutte le aziende metalmeccaniche di Milano e provincia. Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom, si dice sconcertato dalla fallita mediazione: «Il viceprefetto ci ha spiegato che sono costretti a procedere per far rispettare il decreto ingiuntivo del Tribunale: stiamo sprofondando verso l’abisso ed è una vergogna per Milano e la Lombardia che le istituzioni considerino più importanti gli interessi di un padrone che vuole solo rivendere la fabbrica a pezzi piuttosto che quelli della gente».


Già in mattinata si era intuito che la mediazione sarebbe stata difficile. Una delegazione di operai è rimasta tutto il giorno al Pirellone per cercare di parlare con il presidente Formigoni, ma si è dovuta accontentare di un incontro con alcuni dirigenti. La Regione, in una nota, ribadisce la sua posizione: «La Regione si è spesa da mesi e ben al di là delle sue competenze per cercare una soluzione e un acquirente, c’è stato chi — prosegue la nota — si era detto in un primo tempo interessato ad acquisire la Innse, ma poi si è tirato indietro».

Di parere opposto Sergio Cusani, l’ex finanziere coinvolto in Mani pulite e da tempo impegnato in cause sociali, che per conto degli operai della Innse e della Fiom Cgil, ha avuto l’incarico di ricercare possibili compratori. «Imprenditori disposti ad acquistare la Innse ci sono perché è un’azienda viva — spiega Cusani, arrivato al presidio — addirittura c’è una cordata di imprenditori lombardi, alcuni ex clienti, che rileverebbe tutta l’a rea per riqualificarla con l’intesa di lasciar lo stabilimento».

Sugli eventi della Innse sono piovute ieri molti reazioni politiche. Il segretario del Pd Dario Franceschini si augura che «questa vicenda non preannunci qualcosa di peggiore per il Nord». Solidarietà anche dal deputato dell’Unione di Centro Savino Pezzotta, ex leader della Cisl: «Non è con lo sgombero forzato che si risolvono questioni come queste».

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