Misure di prevenzione personali tra controllo sociale ed idolatria del decoro

Roma 22 giugno ore 16,30 presso la Fondazione Lelio e Lisli Basso, Via della Dogana Vecchia n. 5

20 / 6 / 2017

Le misure di prevenzione personali, contenute nel D.Lgs. 159/2011 ma già previste dalla L. 1423/1956 e prima ancora dal regime fascista, stanno conoscendo negli ultimi tempi un utilizzo ricorrente e preoccupante, con il risultato di comprimere e di fatto negare diritti fondamentali del vivere civile e sociale nei confronti di chi intenda manifestare il proprio dissenso verso le politiche governative, come dimostrano anche le decine di fogli di via emessi preventivamente in occasione degli ultimi vertici internazionali.

Nei mesi scorsi, attivisti per i diritti sociali, grazie a evidenti forzature, sono stati colpiti da decreti che dispongono la misura della sorveglianza speciale: provvedimenti fortemente limitativi della libertà personale (con sacrificio dei diritti di riunione ed espressione e manifestazione del pensiero) e di movimento (con l’obbligo di soggiorno). Ciò, in base a una concezione del diritto della prevenzione come diritto punitivo del sospetto, con l’elusione delle garanzie sostanziali e processuali.

Al di là dei profili immanenti di incostituzionalità delle norme che prevedono l’avviso orale —autentico stigma di pericolosità sociale valido vita natural durante!— e la sorveglianza speciale per fattispecie di «pericolosità generica» da tempo denunciati dalla gran parte della dottrina per contrasto con i principi della riserva di legge, della tassatività, della non colpevolezza e dell’eguaglianza, a seguito della recentissima pubblicazione della Sentenza De Tommaso della Corte Europea dei Diritti Umani che condanna l’Italia per mancanza di qualità della legge, si impone un ripensamento globale delle misure preventive personali.

Perché laddove esse vengono adoperate per comprimere i principi costituzionalmente tutelati della libertà di esprimere le proprie opinioni e di associarsi insieme ad altri per sostenerle, emerge il rischio di una loro torsione e di un loro improprio utilizzo quali strumenti di controllo del dissenso e del conflitto sociale.

Per questo, convochiamo un convegno di studi a Roma per giovedì 22 giugno, ore 16,30, presso la Fondazione Lelio e Lisli Basso in Via della Dogana Vecchia, 5.

Organizza l‘Associazione Nazionale Giuristi Democratici

Introduce e coordina: Cesare Antetomaso (Avvocato, Esecutivo Associazione Nazionale Giuristi Democratici)

Relazioni di:

Livio Pepino (già Sostituto Procuratore presso la Corte di Cassazione);

Francesco Romeo (Avvocato);

Enrico Gargiulo (Ricercatore in Sociologia economica e del lavoro all’Università del Piemonte orientale).

Interverranno:

Sen. Loredana De Petris (Sinistra italiana);

Sen. Luigi Manconi (Presidente Commissione Diritti umani Senato);

Eleonora Forenza (europarlamentare);

Riccardo De Vito (Presidente Magistratura democratica);

Valentina Calderone (Associazione A buon diritto);

Antonello Ciervo (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione);

Simonetta Crisci (Avvocata);

Giovanni Russo Spena (Area democrazia, diritti, istituzioni Partito della rifondazione comunista-SE);

Italo di Sabato (Osservatorio sulla repressione);

Paola Bevere (Associazione Antigone).

Aderiscono: Giuristi Democratici, Asgi, A buon diritto, Antigone, Abitare nella crisi, Movimenti per il diritto all’abitare-Roma, Osservatorio sulla repressione, Usb, Si Cobas, Eurostop, Il Salto, Popoff, Partito della rifondazione comunista-Sinistra europea.

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