Movimenti sociali per il potere costituente. Atto nuovo.

Let the children play (r.m.)

26 / 5 / 2013

L'assemblea transnazionale di sabato 25 maggio ospitata da Sale Docks, terzo movimento della parture “Europe beyond Europe” organizzata da European Alternatives e globalproject.info, è stata un eccellente e nuovo -id est non visto prima- atto del percorso che da almeno un anno è avviato nei territori politici dello spazio euro-mediterraneo.

Non è stata, di nuovo, un'assemblea dalla liturgia “tradizionale” e dai contenuti prevedibili per almeno tre motivi che evidenziamo affinchè di essi se ne abbia dovuta considerazione e cura.

Il primo, ovvero della sua composizione: militanti di strutture di almeno otto paesi, oltre l'Italia.

Il secondo, la qualità del discorso che ha trovato evidenti sinergie d'onda senza ridurre ad uno le differenze biopolitiche e di esperienza soggettiva.

Cominciano ad apparire tanto nella pratiche quando nella discorsività i nomi comuni della critica politica all'eurocrazia dell'austerity e, soprattutto, un disegno complessivo delle resistenze.

Non avevo mai visto un richiamarsi a tratti integrato tra le battaglie a difesa del lavoro migrante in Germania e le lotte contro Alba Dorata in Grecia, le campagne per i centri sociali in Italia (lunga vita a Zam!) e le decine di self-managed hospitals in Grecia, le lotte per la (auto)formazione in Italia e la ribellione indignata della Juventud Sin Futuro in Spagna, la battaglia durissima contro la dittatura della troika in east europe e contro il binomio secco tra ritorno dell'ancient regime e islamismo teocratico in Tunisia, i conflitti contro le grandi opere ed i claims per il basic income.

Quando evochiamo la produzione del comune politico dobbiamo poi evitare di essere ipermetropi e saperlo riconoscere e celebrare. Ed ad esempio vedere che il primo giugno in tante città d'Europa accadranno eventi politici senza rappresentanza (e contro la rappresentanza rimasta orfana della politica) e che riempiranno di senso la costruzione dell'alternativa.

Il terzo, ovvero della scelta di essere fino in fondo movimenti costituenti, e questo conduce al nodo dell'inevitabile costruzione progressiva e non lineare del potere costituente, sapendo che in esso devono conferire la potestas della rottura del comando, l'accumulo dei conflitti sociali -anche quelli che non si presentano immediatamente semplici alla narrazione, come ci hanno ricordato i protagonisti dell'occupazione di piazza Syntagma-, l'energia sovversiva delle giovani prime generazioni iper-scolarizzate, senza reddito e post-welfare.

Nulla è dato, nulla di definitivo è compiuto e non è tempo di chiudersi nelle celebrazioni per come siamo tutti e tutte sospesi sul filo sottile della scommessa politica. Ma non partiamo più da zero e siamo in cammino comune.

Avanti, ora. Blocchiamo la BCE venerdì 31, manifestiamo a Lisbona, ritroviamoci ad Athens per i workshop paralleli ed attraversiamo l'Altersummit. Parafrasando le parole di Marsili, basta ascoltare dal divano le pessime parole elettorali di chi promette di andare in Europa e cambiare la rotta dei boards senza mai spostarne gli esiti di una virgola; ribaltiamo i loro tavoli di discussione ed imponiamo un nuovo corso, vivendo fino in fondo la cittadinanza insorgente ben scritta dal recente Balibar.

E non smettiamo di occupare centri sociali perchè essi, per l'anomalia italiana, sono il sangue nelle arterie dell'alternativa.

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