L'occupazione del civico 14 si stabilizza in un nuovo spazio pubblico aperto ai movimenti ed ai gruppi artistici e culturali

Napoli - A Mezzocannone 14 nasce l'auditorium Carla e Valerio Verbano

Oggi l'assemblea pubblica

3 / 12 / 2012

Napoli choosy side (il lato di napoli che vuole scegliere)  è la scommessa di un gruppo di attivist*, di student*, di precarietà di questa città, che, dopo le mobilitazioni di queste settimane contro il rigore e contro le politiche del governo Monti, provano ad aprire un laboratorio permanente contro la crisi in città. Dove? La prima tappa è il palazzo dell’Adisu di Mezzocannone 14, un palazzo bellissimo, ampiamente sotto-utilizzato,  tenuto lontano dagli occhi indiscreti degli studenti e della cittadinanza. Occupato l’intero edificio, senza interrompere la normale attività amministrativa, sono immediatamente evidenti le potenzialità enormi di quel cortile (sempre chiuso), di quell’auditorium fittato solo a pagamento. Mezzocannone 14 in pochi giorni è stato attraversato da centinaia di persone, come probabilmente non accadeva da quando la mensa era aperta, oramai 15 anni fa. La permanenza nel palazzo ci ha dato la possibilità di indagare la storia dell’Adisu (l’azienda regionale per il diritto allo studio), le sue innumerevoli trasformazioni e l’enorme quantità di soldi pubblici sperati in questi anni (mentre sevizi e diritti venivano tagliati). Per tutti questi motivi, ci è parso legittimo restare ancora, occupare l’AUDITORIUM, intitolarlo a Carla e Valerio Verbano, per aprirlo ora come in futuro ai suoi legittimi proprietari, che siamo noi. La storia non finisce così. Lunedì notte abbiamo aperto un altro palazzo, contiguo al 14 ma completamente chiuso ed abbandonato dal 2005: mezzocannone 12, un fantasma, il civico di Mezzocannone  di cui quasi nessuno era a conoscenza. Una volta aperto abbiamo scoperto un’intera palazzina di due piani, fronte strada, messa a nuovo e mai aperta. Un altro spreco imperdonabile di cui è responsabile  l’Università. Ora quella palazzina è occupata e insieme dobbiamo decidere come riempirne gli innumerevoli spazi. 

In una città che soffre di carenza di strutture, in cui il “pubblico” e l’”Università” cedono spazi solo a pagamento o tramite impervie strade burocratiche, noi proviamo a praticare un’alternativa all’austerity dal basso, restituendo al centro storico un cortile, un auditorium e  uno stabile di due piani.

Programma di questa settimana:

Lunedi' 3 dic h 17, 30: Assemblea pubblica di presentazione dell'"Auditorium Carla e Valerio Verbano" e della palazzina di Mezzocannone 12

Mercoledi' 5 dic.  h 16,30: Tavola rotonda”Democrazia vs polizia- tavola rotonda sull’uso dei dispositivi repressivi    nella crisi”

h 21:00 Gnut live acustico @mezzocannone 12

Giovedi' 6 dic. : In piazza con la Fiom e con gli studenti

Nasce l'Auditorium Occupato "Carla e Valerio Verbano"

Nella sede di Mezzocannone 14 c'è un auditorium. Iniziamo così perché questa semplice informazione per molte persone – fino a due settimane fa – era un mistero. Un auditorium nuovo, finanziato dalla Federico II e dal Comune di Napoli, gestito dall'ADISU. Gestito come una preziosa proprietà privata, da fittare a chi poteva permetterselo e poi richiudere.
75 euro l'ora, poche associazioni convenzionate (e legate direttamente a questo o quel partito politico) e nessuna possibilità di accesso né al corpo studentesco né alla cittadinanza.
Dal 21 novembre quell'auditorium è di nuovo aperto. Aperto a tutti e tutte.
Per due settimane un gruppo di studenti e precari ha occupato il palazzo di Mezzocannone 14, portando in quello spazio centinaia di persone che prima non ne sospettavano l'esistenza.
Un'occupazione che nasceva dalla volontà di scommettere su una fase di mobilitazioni che in tutta Italia aveva finalmente archiviato l'incontestabilità del governo Monti, esprimendo il dissenso in ogni città e in ogni strada con pratiche radicali e condivise.
Un'occupazione che, però, provava anche a leggere le contraddizioni concrete del territorio in cui si muoveva, provando a rompere con alcuni schemi tacitamente accettati in quella sede universitaria. Un'occupazione che, più nello specifico, individuava nell'ADISU (azienda per il diritto allo studio, e non più ente ormai da tempo) un microesempio di gestione del pubblico nella crisi: aumento della tassa regionale, privatizzazione delle risorse, compiacenza clientelare della partitocrazia locale, sottrazione di risorse comuni in nome di un presunto efficientamento dei servizi (che da sempre vuol dire imposizione di costi insostenibili ed odiose politiche sul lavoro).
Da questo'occupazione nascono tante cose: una comunità meticcia, che ha provato (e proverà) a mettere insieme prospettive diverse, quella studentesca, quella delle periferie (periferie avvelenate, ma anche periferie che rifiutano l'idea di una Napoli a più velocità, con territori di serie A e di serie B), quella artistica e quella del lavoro precario.
Da questo occupazione nasce l' "Auditorium Occupato-Carla e Valerio Verbano". Uno spazio restituito alla città, in cui provare a costruire momenti di confronto politico, di sperimentazione artistica e di nuova socialità inclusiva, non ghettizzante, non per chi se lo può permettere.
Dedicato a Carla e Valerio, perché non esiste liberazione che non sia partigiana (di parte). Perché – in tempi di presunte neutralità e larghe intese – noi sappiamo da dove veniamo, sappiamo quale è la nostra storia, sappiamo dove vogliamo arrivare. Dedicato a Carla e Valerio come se li dedicassimo a nostra madre e a nostro fratello. Come se li dedicassimo a qualcuno che ci ha insegnato cos'è il coraggio delle idee, cos'è la rabbia degna, cos'è la dignità ribelle. A Valerio perché un vile agguato fascista doveva imporgli il silenzio e, a quell'atto schifoso, si risponderà sempre continuando a raccontare quelle storie che Valerio conosceva bene, storie di una lotta di classe che l'attuale governo vorrebbe archiviare con la stessa violenza di chi trent'anni fa usava i fascisti come braccio armato della repressione di Stato. A Carla che per 32 anni ha cercato quella verità che non riposa nei processi, ma si costruisce con la lotta quotidiana contro uno Stato che con un certo passato vorrebbe non dover più fare i conti, si costruisce con i compagni e le compagne che in quella lotta incrociano la strada ed alzano la testa, senza rassegnazione, ogni giorno, perché finché ci saranno comunità resistenti il fascismo dovrà restare nascosto, rintanato dove può, vergognandosi senza rimedio e mendicando l'aiuto delle forze dell'ordine o di una certa parte politica complice, che prova ad uccidere Valerio di nuovo ogni giorno.
Valerio e Carla, però, vivono ogni giorno nelle lotte dei loro compagni, vivono in chi sa di potersi riprendere le strade con la testa alta, con l'orgoglio di chi non ha nulla da temere e tutto da conquistare, di chi sa di potersi riprendere le strade perché le strade – sempre – sono di chi ama, di chi resiste e sa che, proprio quella resistenza, è il primo atto d'amore.
A Carla e Valerio perché non sapremmo immaginare la nostra militanza se non con loro, se non con le loro parole, se non con la loro forza, se non con quella storia – che è anche la loro – dalla quale veniamo e nella quale sappiamo e sapremo sempre da che parte stare.
A Carla e Valerio perché quella giustizia per la quale non hanno voluto aspettare il paradiso, è quella che proviamo a costruire ogni giorno noi, che al paradiso non crediamo e un altro mondo lo vogliamo qui e subito.

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Foto Mezzocannone 12 e 14