4 dicembre in piazza a Napoli

Napoli : Liberiamoci Day

27 / 11 / 2009

Il discorso securitario è divenuto in pochi anni la principale offerta nel mercato della politica. La "macchina della sicurezza",  la sua retorica, la sua economia, i suoi dispositivi offrono facili dividendi in un regime di liberismo economico sfrenato che rende sempre più ristretta la possibilità di utilizzare il welfare per catturare consensi.

E del resto, chi non vuole essere "sicuro"? Eppure appena grattiamo la superficie di questo discorso emerge una realtà spaventosa!

Mentre i bisogni sociali compressi dalla crisi cominciano a venir fuori e, seppur frammentato, riemerge il conflitto sociale, ecco dispiegarsi un intero armamentario repressivo consolidato negli ultmi anni:

dalle   leggi speciali, come per le lotte anti-discarica in Campania,  alle tante sanzioni discrezionali a disposizione di Questure e Prefetture, alle migliaia di processi a carico degli attivisti e dei movimenti, alle decine di migliaia di sanzioni amministrative, agli sgomberi di centri sociali e case occupate, fino al crescente uso della violenza nella gestione del cosiddetto "ordine pubblico"...

I movimenti ambientalisti e quelli dei precari, le manifestazioni dei senza lavoro fino all'onda studentesca. Tutti hanno sperimentato in qualche modo la "retorica del manganello" e le più svariate forme di pressione coercitiva e giudiziaria.

Nello stesso tempo le morti violente di Stefano Cucchi e Federico Aldovrandi per mano di alcuni "tutori dell'ordine" hanno scoperchiato un pozzo in cui gran parte dell'informazione preferiva non guardare. I dati sono impressionanti: solo nel mondo carcerario sono migliaia i casi di violenza e centinaia le morti quanto meno sospette nell'ultimo decennio. In quel limbo rappresentato dal "fermo di polizia" si moltiplicano abusi sconosciuti a qualunque stato di diritto.

I mass media ci bombardano di messaggi sulla "tolleranza zero" e il territorio si riempie di strutture repressive: ai carceri e agli Opg si sono affiancati da tempo anche i CIE, i centri di detenzione per migranti "irregolari", cui non viene riconosciuto altro reato oltre quello di esistere...

Naturalmente non è un'intransigenza a senso unico: da un lato i potenti si costruiscono leggi ad-hoc per garantirsi l'impunità, dall'altro per i ceti più subalterni, come i migranti, si è determinato un vero e proprio modello di apartheid, una sorta di perenne ricattabilità giuridica che ne garantisce la condizione di sfruttamento. Il pacchetto sicurezza e le altre norme sull'immigrazione rappresentano infatti una sperimentazione avanzata di legiferazione discriminatoria che fa a pezzi il diritto e la dignità umana. Proprio la settimana scorsa, a Eboli, lo sgombero militare di mille braccianti marocchini che lavoravano in nero per le multinazionali della piana del Sele, ne ha offerto una controprova durissima.

Impossibile perciò non collegare queste situazioni al tentativo di imporre un discorso sociale e culturale che rivolga verso il basso il rancore e il disagio: il contestatario, il migrante, il subalterno, il deviante sono altrettante figure su cui proiettare la rabbia diffusa in tempo di crisi, per distoglierla dai veri responsabili della crisi stessa. Una polizza-vita affinchè la speculazione e la rendita possano continuare a dominare sul lavoro, sul reddito, sulla salvaguardia ambientale e sui diritti comuni, che sono invece le uniche basi di un'autentica sicurezza sociale.

Lo stesso scopo ha il foraggiamento politico delle spinte autoritarie e dei gruppi neofascisti, come Casapound a Napoli, che vengono legittimati e sostenuti proprio nella loro attività di servizio al paradigma securitario. Qualche venatura populistica e ribellistica, infatti, copre a malapena la disponibilità a mettere la loro violenza al servizio di pulsioni reazionarie contro gli immigrati, i movimenti, la diversità di genere e di orientamento sessuale. Oppure squadristi che agiscono direttamente al seguito del padrone (pardon del manager) come nell'incredibile caso dell'aggressione ai lavoratori Eutelia che occupavano la fabbrica contro i licenziamenti.

Si tratta evidentemente di un processo dagli effetti sistemici sulla qualità democratica della società in cui viviamo, sulla ridefinizione delle relazioni sociali ed economiche e sulle risposte che questa stessa società è portata a costruire. Un meccanismo che ipoteca il nostro futuro comune!

Le sentenze sul G8 di Genova, che ha visto il più importante movimento di massa degli ultimi anni aggredito davanti agli occhi del mondo, rappresentano probabilmente un crocevia e un messaggio. Carlo Giuliani assassinato e senza processo, un pugno di manifestanti seppellito da anni di carcere rispolverando reati da tempo di guerra e la sostanziale assoluzione per le cariche gratuite delle forze dell'ordine, l'irruzione cilena alla scuola Diaz, la violenza su migliaia di persone, le sevizie di Bozaneto. Un impressionante messaggio di impunità, spesso coadiuvato da promozioni interne per i dirigenti responsabili, che non può non aver condizionato il clima attuale nelle forze di polizia.

A Napoli il discorso si completa di connotazioni specifiche. Nella metropoli con il 60% di disoccupazione giovanile, le Istituzioni sembrano rigettare ogni responsabilità sui bisogni sociali e sulla qualità del futuro. Anzi questo discorso è quasi irriso e ghettizzato nella gabbia degli alibi e dei "sociologismi"... I movimenti sociali sono rappresentati spesso come "un ostacolo e un fastidio", mentre invece l'esercito nelle strade è ostentato propagandisticamente come simbolo della "presenza dello Stato".

L'affarismo continua a essere la cifra principale nel rapporto tra burocrazie politiche, speculatori e mafiosi, come dimostra l'immane disastro ambientale della "crisi rifiuti". Eppure sono le lotte sociali ad essere assalite da una quantità di procedimenti giudiziari e amministrativi che probabilmente non ha pari in Italia.

Ecco perchè abbiamo tutti e tutte bisogno di liberarci da questa cappa asfissiante! Partendo dai movimenti, dai comitati ambientalisti, dagli studenti, dai migranti, dall’associazionismo, dalle donne e dagli uomini che in questi ultimi anni non hanno abbassato la testa. Quello cui facciamo appello è un Liberiamoci-Day che cominci concretamente a fare buchi nella rete che ci stanno cucendo intorno:

-         Verità e Giustizia per il G8 di Genova e per le persone assassinate dalle forze dell'ordine: Da Stefano Cucchi a Gabriele Sandri, da Carlo Giuliani a Federico Aldovrandi

-         Un codice di riconoscibilità per le forze di polizia impegnate nella gestione dell'ordine pubblico

-         Basta con le violenze e gli abusi nei carceri! Chiusura dei CIE e degli OPG

-         Abolizione del "pacchetto sicurezza" e delle altre forme di apartheid

-         Bloccare gli sgomberi di case occupate e centri sociali autogestiti

-         Fine delle leggi speciali e dei modelli emergenziali per la Campania

-         Amnistia per i reati e per le sanzioni amministrative legate alle lotte sociali

Coordinamento di Lotta per il Lavoro, Unione Disoccupati Napoletani, Unione Disoccupati Organizzati, Mdl, Movimento di lotta per il lavoro Sedile di Porto, Sll, Laboratorio Occupato Insurgencia, Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano, C.AN.NA collettivo antiproibizionista napoletano, Rete Antifascista Napoletana, Collettivo Napoli Internescional, Collettivo Femminista Pachamama, Sinistra Critica, Collettivo Degeneri, Orientale 2.0 in Onda, Federazione regionale Rdb Cub, Associazione Citta' Invisibile, Coordinamento Studenti Medi F.U.C.(K), Associazione Antigone, Cantieri Sociali, Assopace, Giuristi Democratici, Centro Sociale Carlo Giuliani, Corsisti Acerra, Movimento Disoccupati di Scampia, Comitato Immigrati di Napoli, APOS, Mil, Mdl, 

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