No Tav, cade l'accusa di terrorismo

La sentenza della Corte d'Assise inceppa il teorema dei PM torinesi

17 / 12 / 2014

Applausi, abbracci e cori dentro e fuori dall'aula bunker del carcere di Torino hanno accolto questa mattina la lettura della sentenza della Corte d'Assise nei confronti di Chiara, Claudio, Mattia e Nicolò, i quattro attivisti NoTav in carcere da oltre un anno con l'accusa di terrorismo per aver incendiato un compressore nel cantiere di Chiomonte durante un'iniziativa nel maggio 2013.

Una sentenza importante, che condanna sì i quattro ragazzi a 3 anni e 6 mesi per i reati di danneggiamento aggravato, porto d'armi e violenza a pubblico ufficiale, ma fa cadere il reato di terrorismo e le conseguenti pesantissime richieste dei Pm Rinaudo e Padalino.

Certo tre anni e mezzo non sono pochi, ma la sentenza di oggi segna un precedente importante sia per il processo che si aprirà sempre per lo stesso episodio contro altri tre attivisti arrestati nel luglio scorso e tutt'ora in carcere pure loro con le stesse accuse, sia perchè apre una crepa importante all'interno di quel micidiale laboratorio repressivo che è diventata la Procura di Torino, prima su iniziativa dell'ormai ex Procuratore Capo Giancarlo Caselli, ora nelle mani dei "PM con l'elmetto" Rinaudo e Padalino, titolari di quasi tutte le inchieste riguardanti il movimento NoTav.

Sono infatti più di un migliaio gli imputati nei vari procedimenti giudiziari aperti nei confronti di chi si è mobilitato contro la costruzione della linea Torino-Lione ed è in dirittura d'arrivo, con la sentenza attesa per la metà di gennaio 2015, il maxiprocesso riguardante i fatti del 27 giugno e del 3 luglio 2011, che coinvolge 53 persone, per le quali complessivamente sono state richiesti 200 anni di condanne.

Per questo pomeriggio il movimento NoTav dà appuntamento a Bussoleno alle 17.30 per un'iniziativa di solidarietà.

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Intervista all'Avvocato Novaro e alla madre di uno degli imputati