Non è lo scroscio dell'acqua - Trombe d'aria e bombe d'acqua spazzano via la Toscana

Nuova allerta in Toscana: pioggia e raffiche di vento. Arno e Ombrone restano sotto osservazione.

19 / 11 / 2019

Lo scroscio della pioggia, almeno per chi vive nella Toscana nord-orientale e meridionale, fa da sottofondo alle giornate ormai dalla fine di ottobre, quando le temperature autunnali sono definitivamente arrivate. Ciò che cambia dagli altri autunni, però, è la mole d’acqua precipitata in un lasso di tempo così breve. La pioggia imperversa da settimane, accompagnandosi in taluni casi a potenti correnti di vento e a fenomeni atmosferici violenti come le trombe d’aria che, seppur ordinari a queste altitudini del Mediterraneo, stanno aumentando la loro incidenza e distruttività. 

Non importa avere una laurea in meteorologia per comprendere che il cambiamento climatico sta avendo un impatto anche su questo lato delle coste tirreniche, nonostante non stia raggiungendo (per adesso) dei picchi di intensità atroci e drammatici come in altre regioni del mondo. È del tutto plausibile che, dopo un’estate arida caratterizzata da forte siccità e scarse precipitazioni, la quantità di particelle di aria calda liberate dal terreno abbia favorito la formazione di un’area a bassa pressione atmosferica, dalla cui adiacenza a zone di alta pressione generate dalle correnti di aria fredda provenienti dai poli si sono condensate le nuvole gravide di pioggia (cumulonembi). Delle nuvole che sono in grado di accumulare più di 62,6 mm di pioggia su Firenze in meno di ventiquattro ore. 

Sappiamo che l’alternarsi di situazioni atmosferiche estreme e spesso opposte è uno dei sintomi dell’innalzamento della temperatura dovuto principalmente ai gas climalteranti. In linea con tutto il resto d’Italia e degli Stati a capitalismo avanzato, la Toscana si è trovata impreparata a fronteggiare il nuovo ciclo di effetti della crisi climatica, rasentando inondazioni e allagamenti nelle località interessate dal corso di un fiume, situate sulla costa oppure colpite dalle fitte e continuative piogge. L’Arno ha rischiato di esondare a Firenze, in cui i livelli di allerta hanno superato il primo grado, avvicinandosi pericolosamente al secondo. Nel fiorentino, l’Elsa e la Sieve, quest’ultima nei punti di incontro con l’Arno, sono fuoriuscite dagli argini, provocando l’evacuazione di diverse abitazioni. Allo stesso modo, tutta la zona della bassa Valdarno è stata minacciata dallo straripamento del fiume: a Pisa, per esempio, il gonfiarsi del letto dell’Arno oltre i quattro metri e mezzo ha richiesto il montaggio delle paratie sulle “spallette”. L’attivazione del canale Scolmatore e della cassa di esondazione del Roffia, misure emergenziali atte a contrastare gli effetti nefasti delle alluvioni, è riuscita a mettere al riparo le città dalle esondazioni. Ad Empoli, invece, strade allagate per il cedimento del sistema di fognatura urbano. I peggiori danni, in ogni caso, si sono verificati nel grossetano, dove parliamo di interruzione di strade provinciali, deterioramento di edifici pubblici come alcune scuole, esondazioni sul reticolo secondario di Grosseto, almeno quarantaquattro famiglie evacuate da zone attraversate da violente trombe d’aria. Nella giornata di domenica l’Ombrone grossetano ha allertato a tal punto le autorità di sicurezza da far diramare un invito all’evacuazione a più di duemila persone. Tutta la Toscana, in generale, corre un rischio idrogeologico non indifferente dinanzi a tali fenomeni atmosferici, nonostante tutti i piani di investimento e di prevenzione attivati dalla Giunta negli ultimi anni (180 milioni in manutenzione e opere idrauliche nell’ultimo anno). 

Il Presidente della Regione Enrico Rossi ha dichiarato lo stato d’emergenza e predisposto il calcolo dei danni ai privati e agli enti pubblici, con l’apertura di canali per il finanziamento di opere fondamentali e emergenziali. Se è vero che ad oggi sono stati limitati i danni, è altrettanto evidente che non potranno più bastare gli investimenti ordinari a fronte della maggiore frequenza di questi fenomeni nel futuro e dell’impatto che hanno nelle aree montuose e prive di infrastrutture, quale è il caso della Maremma sprovvista di canali e casse di esondazione. Senza contare che in molte città toscane alcuni edifici pubblici – tra cui, come evidenziato dai collettivi studenteschi, molte scuole – hanno dovuto chiudere le attività a causa delle piogge e delle tempeste, tra infiltrazioni dai tetti, rischi di cedimenti dei soffitti e cortocircuiti dei contatori; e che le linee dei treni, almeno da due settimane, stanno continuando a subire interruzioni. Oltre a ciò, in conformità con un cambiamento radicale del sistema di produzione e consumo sul piano europeo, la Toscana dovrebbe cominciare a promuovere politiche energetiche rinnovabili, non impattanti, rispettose del territorio ecologico e sociale, creatrici di nuova occupazione e all’insegna di nuovi diritti, se vuole sperimentare soluzioni eque e giuste al cambiamento climatico. Condizione preliminare sarebbe rinunciare alle grandi opere che, con la cementificazione e il consumo di suolo, non fanno che aggravare la tenuta idrogeologica del territorio regionale, soprattutto nella città metropolitana di Firenze. Si avranno pure molti cerotti nell’infermeria della Regione, che può vantare un budget non di poco conto e un consistente sviluppo del terzo settore. Ma, prima o poi, la ferita sarà troppo grande per poterla rammendare con una cassetta del primo soccorso alla lunga insufficiente. 

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