#OccupyRimini, Preludio al Progetto!

Rompere lo schematismo, dalla ripetizione di percorsi e identità storicamente determinate... Vivere il presente. Divenire altro, divenir essere con e per le persone. Al centro e dentro la crisi, per trovare vie di fuga dal parassitismo della finanza, dalle gabbie sulle nostre vite...

4 / 1 / 2012

"La paura è importante per aiutarti a prendere decisioni, ma almeno una volta nella vita bisogna non aver paura".
"E quando hai deciso di non aver paura?"
"Questa volta"
dal film This Must Be the Place di Paolo Sorrentino

We don't need no thought control
No dark sarcasm in the classroom
Teacher leave the kids alone
Hey teacher leave us kids alone

All in all you're just another brick in the wall (…)

Another Brick In The Wall, Part II Pink Floyd

Questo progetto nasce dalla necessità sentita da studenti, precari-e, lavoratori e lavoratrici che abitano sul territorio di dare nuova linfa e continuità ad un’esperienza nata diversi anni fa, che ha abitato luoghi diversi della città e che si trova ormai da più di tre anni senza una dimora stabile, con ciò che questo comporta in termini di sviluppo di nuovi progetti ed idee oltre che di aggregazione. Un’esperienza che in questi anni, nonostante le tante difficoltà, ha avuto la capacità di portare alla luce fenomeni strutturali e negativi dell’economia cittadina quali lo sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori nelle strutture alberghiere; un’esperienza che ha saputo parlare e parla tutt’ora della necessità di intraprendere un percorso che riconsideri il turismo un bene comune e che si batte per un’idea di futuro in cui la diversità e la cooperazione per una vita degna siano un patrimonio collettivo.

L’esigenza che sentiamo ora parla anche, sulla spinta della straordinaria vittoria del referendum, della necessità che il governo dei territori ritorni nelle mani dei cittadini e delle cittadine, che si prosegua nella direzione di una nuova partecipazione collettiva alle scelte che riguardano il nostro territorio, nonché ad una gestione diretta di quelle strutture pubbliche, attualmente non utilizzate e lasciate all’incuria e al degrado che, se riqualificate e attraversate dagli abitanti di Rimini, porterebbero alla produzione di un comune sociale e politico che risulterebbe essere, senza dubbio, un valore aggiunto per la nostra città.

Da un’analisi del tessuto giovanile del nostro territorio emerge come primo dato la sensazione di sentirsi straniero nella propria città, percezione che si accompagna ad una notevole difficoltà nello sviluppare e dare concretezza ai tanti progetti e idee che si vorrebbero attualizzare. Ci troviamo in una città che, a differenza di tante altre, offre centri di aggregazione giovanile, quali ad esempio la Casa Pomposa, Grotta Rossa o l’RM25 e di questo ne siamo certamente contenti. Manca però uno spazio che sia in grado di far incontrare le soggettività più giovani e che lasci loro la possibilità di intraprendere percorsi di crescita in un contesto di autonomia ed indipendenza, in cui ci si possa confrontare con i propri limiti e creare un rapporto di fiducia e di cooperazione con le altre soggettività che animano lo spazio, trovando il proprio ruolo, la propria dimensione all’interno della comunità. E’ un percorso soggettivo e non semplice, costituente però proprio perché non ci si relaziona con la figura di un educatore ma con persone con le quali si condivide un obiettivo, molto spesso anche una scelta di vita, in un piano di reale orizzontalità, in cui si ha la possibilità di mettere in campo le proprie conoscenze e competenze, il cui apprendimento è intrinseco molto spesso all’esperienza dello spazio sociale, divenendo così risorsa l’uno per l’altro.

Un luogo, quindi, in cui i giovani possano realmente sperimentare cosa significhi decidere per sé e per la propria comunità, in cui possano cercare punti di fuga dal comando, dall’omologazione, dalle dipendenze, dalla socialità e dalle culture forzate dentro questa società fatta a misura e somiglianza della televisione, della pubblicità, del consumo usa e getta degli ipermercati.

Lo spazio sociale non sarà un qualcosa che apparterrà e verrà attraversato solo dai giovani, come a volte erroneamente si pensa. Uno spazio sociale è un luogo di costruzione di un comune sociale e politico che possa portare tutte e tutti noi ad un’uscita dall’attuale crisi e ad un nuovo modello di pensare e agire differente dall’attuale modello di società. Per questo lo spazio sarà a disposizione dei genitori (tra cui la figura materna, in particolare, costretta a pagare i costi maggiori di questa crisi), che potranno così condividere l’esperienza di famiglia e allo stesso tempo seguire il proprio bambino in situazioni di relazione, scambio e gioco con altri. Un luogo di scambio,dove informazioni, conoscenze ed esperienze possono essere offerte e ricevute e dove beni, come vestiti e giochi, possono essere lasciati da chi non li usa più e utilizzati da chi ha bisogno.

Un luogo di incontro, uno spazio-contenitore, aperto a tutta la cittadinanza e fruibile il maggior tempo possibile, che diventi luogo di scambio, di confronto e avamposto contro la crisi. Dove si possa dare risposta a una serie di bisogni sociali, che si manifestano in forma caratterizzante ed evidente nella nostra città: dalla necessità di sviluppare iniziative per l’inclusione sociale di soggetti invisibili e privi di diritti all’esigenza di spazi di aggregazione sociale e culturale giovanile (e non solo), alla richiesta di spazi per sedi operative e attività dell’associazionismo no profit (sportello migranti, sportello lavoratori/trici stagionali, sportello assistenza medica, scuola di italiano per migranti, gruppi di acquisto solidale,..). Ma anche uno spazio-contenitore per mostre, progetti e contaminazioni artistiche e culturali, tale da consentire una condivisione e uno scambio di saperi e conoscenze e la sottrazione di questi alla speculazione e alla messa a produzione che molto spesso li interessa.

Progetto come cantiere aperto

Dopo questa breve ma necessaria introduzione sul perché e sul valore di uno spazio sociale nella nostra città, il suo ruolo, la sua importanza, le opportunità che offrirebbe al tessuto cittadino e al territorio stesso, iniziamo ora a sviluppare, mediante una suddivisione in macroaree, i singoli progetti, i laboratori e i servizi che saranno avviati all’interno dello spazio.

Riteniamo infine sottolineare come il progetto al momento sia un work in progress, volutamente non terminato e determinato per alcune ragioni. La prima è che le forme storiche dell'organizzazione politica e sociale, siano esse associative, partitiche o di movimento non sono più in grado da sole di rappresentare e leggere la complessità interna alla società odierna; è a partire da questa non autosufficenza così come delle forme solidaristiche classiche che l'esperienza di #occupyrimini non può essere letta solo come la ripetizione di un Lab.Paz 2.0. Il collettivo Lab.Paz Project è interno al percorso ma non sussume la totalità di soggettività che sono il corpo pulsante del progetto, un progetto - in questo senso - concepito come cantiere aperto a partire da alcune issue fondanti. La seconda è che siamo sicuri che in questo territorio ci sono tante altre realtà e singoli cittadini, che hanno necessità di esprimersi e di elaborare proposte fattive, cittadini che vivono la crisi e sono disposti con le loro idee, vissuti e competenze, ad ampliarlo, a creare nuove suggestioni che abbiamo raccolto con forza in questi ultimi mesi nelle molte iniziative che abbiamo organizzato. Non siamo più disposti a vivere unicamente il presente delegando ad altri il nostro futuro, in attesa di soluzioni dall'alto nello stile delle lettere della BCE, di ricette che non sono capaci di curare il male ma anzi lo riproducono creando nuove forme di sfruttamento sulla vita, sui corpi, sui territorio.

Ma è in proprio in questo momento presente, in questi attimi, che sentiamo pulsare forte il desiderio di costruire un futuro nuovo e comune per tutti e tutte!

Abbiamo bisogno di tutto il vostro supporto! Diffondete il preludio al progetto, mettete mi piace sulla pagina #OccupyRimini

4 gennaio 2011_gli e le abitanti di #OccupyRimini

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#OccupyRimini

Abstract Progetto Laboratorio Sociale #OccupyRimini

slide di presentazione progetto #occupyrimini