Padova - 24 gennaio: ancora rifugiati in mobilitazione

Dalle ore 10.00 presidio in Piazza Antenore sotto la Prefettura

23 / 1 / 2013

Due anni di colpevole inerzia non si cancellano, non si ripagano, non si comprano.
Solo dopo il 20 dicembre, giornata di "assedio del Comune di Padova, e la rivolta della Casa a Colori dello scorso 7 gennaio, Prefettura, Questura, enti gestori hanno iniziato a prendere in considerazione le richieste di chi, da due anni invece, era inascoltato, abbandonato, inserito in un circuito di accoglienza "parcheggio", inadeguato e senza futuro.

Eppure la colpa non è di nessuno. O forse è di tutti.
Di chi ha scelto di affidare l’accoglienza ad un circuito governato dalla Protezione civile, di chi pur avendo tutto il tempo per farlo, non ha modificato la situazione e ha concesso in ritardo il rilascio dei permessi di soggiorno umanitari, di chi ha deciso di entrare nella gestione di questo sistema vergognoso per spartirsi fette di quel miliardo e trecento milioni di euro stanziati per l’emergenza, di chi ha pensato che accogliere i richiedenti asilo volesse dire dare loro un pasto ed un tetto senza invece costruire per loro le codizioni di "provarce a costruirsi un futuro", di chi non ha monitorato le attività di accoglienza.

Non ci sono soldi ci dicono, così da costringerci a ragionare sulle briciole che a fatica vengono oggi messe a disposizione.

Così a Padova per "liberarsi" del problema, vengono offerti 700 euro ai rifugiati che decidano di abbandonare i centri stremati da due anni di attesa e preoccupati per l’imminente scadenza del 28 febbraio.
Una miseria.

E mentre Questura e Comune si affrettano, dopo 2 anni, a rilasciare permessi di soggiorno, titoli di viaggio e carte d’identità, vengono messi insieme anche questo dopo 2 anni i fondi per offrire borse lavoro.

Circa 40 mila euro che Caritas, Comune, fondazioni e associazioni, hanno reso disponibili per cercare di far fronte in extremis alla mancanza di percorsi di inserimento lavoratori degli enti gestori.

Ma dove sono finiti i 46 euro al giorno che il soggetto attuatore ha sborsato ha sborsato ai firmatari delle convenzioni?
Tra Padova e Provincia i migranti ospitati erano circa 260.
Ciò significa che ogni giorno venivano distribuiti tra gli enti gestori circa 12 mila euro, più o meno 358 mila euro al mese, cioè 4 milioni di euro nell’arco di un anno.
Eppure non tutti hanno potuto fruire neppure dell’insegnamento della lingua italiana, l’assistenza legale, completamente assente prima dell’audizione in Commissione, è stata "retribuita" agli Avvocati che inizialmente si erano resi disponibili volontariamente la vicenda, solo in sede di ricorso e dopo la pressione di Avvocato di Strada ed altre associazioni. Un pocket money di 65 euro al mese, niente tessere telefoniche, niente abbonamento dei mezzi pubblici, abbigliamento fornito da Caritas, nessuna traccia di inserimento lavorativo, se non in sparuti casi.

Forse con 1.200 euro al mese per ogni rifugiato era davvero impensabile costruire percorsi di inserimento veri?
Certo è che se a gestire l’accoglienza sono affittacamere, alberghi o cooperative del settore delle pulizie a ben vedere non è strano che sia finita così.

Giovedì, dalle ore 10.00 saremo insieme ai rifugiati davanti alla Prefettura di Padova per chiedere trasparenza, per avere una risposta ad una domanda che si fanno anche molti cittadini italiani: dove sono finiti i nostri soldi?

Associazione Razzismo Stop - Welcome

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