Padova - La città dell'accoglienza sfida Bitonci e il leghismo

Meravigliosa giornata composta da mille colori diversi, dalla solidarietà attiva e dal rifiuto della politica dell'emergenza. 2500 persone hanno riempito piazza Garibaldi all'insegna dell'accoglienza.

15 / 5 / 2015

Un cielo plumbeo ha aperto questo venerdì. Durante il pomeriggio, iniziano a scendere le prime gocce di pioggia e, a tratti, dei veri e propri inizi d’acquazzone. Potrebbe sembrare un normale venerdì di maggio a  Padova. Potrebbe sembrare … invece questo 15 maggio sarà un venerdì da ricordare, una giornata così non si vedeva da anni: in massa i cittadini hanno risposto, con gioia e determinazione all’appello di Padova Accoglie. 

Questo venerdì doveva avere qualcos’altro di particolare, cioè la fiaccolata della associazioni dei commercianti del centro, a cui aveva aderito il sindaco Bitonci, contro la presenza dei profughi e la loro accoglienza nelle case private. L’evento è però stato rinviato nel pomeriggio, per - parola dello stesso sindaco – timore di possibili problemi di ordine pubblico per l’adesione di “molti antagonisti”. Sembra in realtà, che il vertice di palazzo Moroni abbia fatto trapelare un timore non per l’assalto dei “soliti facinorosi", ma perché la città si sarebbe schierata prendendo posizione tra due opzioni ben precise: accoglienza, diritti e solidarietà invece di chiusura, xenofobia e intolleranza. A ben vedere, dato che circa 2500 persone (giovani, studenti, anziani) hanno riempito piazza Garibaldi partecipando all’happening all’insegna della libertà di movimento e del diritto alla vita degna per tutti, dalla garanzia del transito nel Mediterraneo attraverso un canale umanitario fino all’accoglienza nei contesti territoriali.

Un evento organizzato completamente dal basso, con l’impegno di tutte quelle realtà associative e politiche che, ogni giorno, fanno un lavoro sotterraneo di accoglienza e servizio e che con l loro presenza hanno espresso il bisogno di cambiamento sociale, senza necessità di entrare nelle logiche dei partiti o nelle facili contrapposizioni. 

Non si scherza con l’esistenza umana, non si possono fare facili strumentalizzazioni per retoriche populiste o fini elettorali. I toni degli ultimi giorni, tra Salvini e Bitonci, individuano nel profugo o migrante un invasore, un nemico che destabilizza l’equilibrio cittadino. L’associazione del degrado alla persona del profugo, o del migrante in generale, è indicativa dell’amministrazione leghista, è un suo concetto cardine attorno  al quale si sono concentrate  le ordinanze di questi mesi e le dichiarazioni sui giornali. 

Il vero degrado, casomai, sono l’assenza di tutele e di strutture adeguate per fare in modo che al migrante vengano garantiti gli strumenti e le condizioni di possibilità per vivere. Sono proprio gli atteggiamenti di miope e odiosa xenofobia a fornire le basi per la marginalizzazione e la conseguente ghettizzazione di alcune zone problematiche nelle città. La mappa che si vuole ridisegnare con questa piazza parla di un welfare universale e di una concezione precisa delle relazioni umane: il mutualismo reciproco.

L’iniziativa dell’accoglienza privata è un valido indicatore di ciò che la Padova di oggi esprime grazie al lavoro delle realtà associative e cooperative, come quelle di  Don Luca e Don Albino Bizzotto. Un agire invisibile, che solitamente rimane nell’ombra,  ma che oggi si mostrato con determinazione, sprigionando energia  e facendo vedere i  suoi frutti.

Per non parlare dell’importantissima e validissima esperienza di Casa dei Diritti Don Gallo, che grazie all’organizzazione dei rifugiati ha fatto dell’accoglienza una conquista dal basso con l’occupazione di uno stabile dismesso. La vera costruzione di un’esistenza degna deve riguardare anche chi ha ottenuto lo status di rifugiato, permettendo a costoro di avere un progetto futuro nel territorio che abitano con garanzie e tutele. I rifugiati della Casa Don Gallo hanno quindi richiesto la soluzione della loro condizione con la creazione di un tavolo con il Comune, per costruire un percorso di inserimento nel territorio  partendo dai bisogni primari , come l’abitare.

Un’altra idea di città è emersa dalla piazza, una città che non vive nell’emergenza continua e nell’interdizione degli spazi urbani. Padova può sprigionare la sua ricchezza quando compone le sue differenze in maniera includente e cooperativa, al contrario dell’uso privatistico che si vuole fare della città con dei concetti restrittivi di cittadinanza. Tutto ciò è stato ben detto dal palco con i testi delle poesie e delle canzoni dei Massima Takenza, che da sempre mettono in rima i bisogni e le esigenze che vengono dal basso.

Tante le voci che si sono alternate sul palco: la parte di città degna, quella meritevole si è fatta sentire. 

In conclusione della giornata, da Piazza Garibaldi, la Padova accogliente è partita in corteo verso Palazzo Moroni. Sul cancello del Municipio della città viene attaccata la “chiave di Casa Don Gallo”: le istituzioni hanno la responsabilità di agire perché i rifugiati possano avere un futuro dignitoso e stabile.

La roccaforte della Lega è stata colpita al suo cuore. C’è una Padova che respira un cambiamento delle relazioni sociali, delle politiche migratorie e comunali. D’ora in avanti, sia che si cerchi il consenso su facili populismi sia che si voglia avere il pugno duro, il governo locale, e chi crede di poter decidere su tutta la cittadinanza, dovrà fare i conti con quanto espresso dalla piazza di questa sera.

Soffi di un nuovo vento a Padova.

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