Padova - “La mozione sulla Palestina votata dal senato accademico è insufficiente”

Il comunicato di CoRDA (Coordinamento Ricercator3, Dottorand3, Assegnist3).

20 / 5 / 2024

Come Coordinamento Ricercator3, Dottorand3, Assegnist3 (CoRDA) dell’Università di Padova, tra i  co-promotor3 dell’Appello per il cessate il fuoco del 6 Maggio 2024, riteniamo insufficiente, sia nei toni che nei contenuti, la mozione votata dal Senato accademico riguardo al genocidio attualmente in corso nella Striscia di Gaza e alle ripetute violazioni del diritto internazionale dello stato d’Israele. 

Nonostante consideriamo un progresso la condanna dei crimini di Israele, riteniamo grave che il Senato accademico abbia scelto di non esprimersi anche in merito alle richieste provenienti dall’appello di cui sopra, firmato da oltre 1200 persone, tra ricercator3, dottorand3, docenti e personale tecnico-amministrativo, che chiedeva altre ed ulteriori misure più incisive e concrete alla luce della gravità e dell’urgenza della situazione in corso.  Come parte della comunità accademica rifiutiamo di essere complici, nostro malgrado, delle ripetute violazioni del diritto umanitario internazionale e dell’escalation militare a cui assistiamo in Medio Oriente e a livello globale. In tal senso, al fine di promuovere un percorso che ripudi realmente la guerra, all’interno dell’appello erano state avanzate due proposte pragmatiche: 

* realizzare un processo di due diligence, così come avvenuto presso l'Università di Bologna, per arrivare ad un report che permetta di intraprendere la mappatura per la rescissione/sospensione/rifiuto di stipula (o rinnovo, se in scadenza) degli accordi in corso con partner complici delle guerre in atto: gruppi, industrie, fondi di investimento e organizzazioni che a vario titolo sono impegnati nella produzione di armamenti, in ambito militare, strategico, bellico e para bellico; 

* introdurre e implementare in Ateneo, anche nel processo di revisione del Codice Etico e di Comportamento, i principi e le pratiche dell’ethical procurement in funzione dei rapporti con imprese e istituzioni nell’ambito della ricerca, della didattica e della terza missione. Nella mozione approvata dal Senato accademico, invece, compare solo un riferimento all’articolo 15 del Codice di Integrità della Ricerca (2021) dell’Università di Padova, evidentemente dimostratosi uno strumento inadeguato. 

Il richiamo all'articolo - che impone a ricercatori e ricercatrici di non accettare finanziamenti o incarichi in contrasto con i principi dell'Ateneo - finisce con demandare alle scelte dei singoli individui quella che dovrebbe essere una responsabilità istituzionale di non stipulare accordi con enti che partecipano alla violazione del diritto umanitario e dei diritti umani in generale. Infatti, sono proprio questi accordi istituzionali che, oltre a fornire un supporto tecnologico e scientifico diretto, legittimano socialmente e culturalmente l’operato di queste istituzioni e aziende.  Sosteniamo infine la mobilitazione in corso e precisiamo che essa non riguarda né un «manipolo di studenti», né tantomeno «persone che nulla c’entrano con l’accademia», come dichiarato dalla rettrice Daniela Mapelli, ma centinaia tra student3, ricercator3, dottorand3, personale tecnico-amministrativo e corpo docente.  

Riteniamo preoccupanti le parole della rettrice che, criminalizzando e stigmatizzando legittime espressioni di dissenso, ha mostrato un’allarmante chiusura al dibattito da parte della governance universitaria.  L’università deve infatti essere un luogo che mira ad incentivare la cultura del libero confronto e quindi anche del dissenso. 

La partecipazione ai processi decisionali deve essere ampliata affinché risponda alle istanze e ai bisogni della comunità accademica tutta, senza chiudersi in organi che si sono sottratti al confronto. Con questo spirito e forti di una mobilitazione trasversale che coinvolge tutte le componenti dell'Università, continueremo ad adoperarci per interrompere la complicità del nostro Ateneo con enti ed istituzioni coinvolti nel genocidio in corso, seguendo l’esempio di altre Università europee e statunitensi.