Padova - L’accusa? Assistere i rifugiati. Lettera aperta a sostegno dell’Ass. Razzismo Stop

Giuristi e docenti contro gli attacchi all’Associazione

1 / 3 / 2013

In relazione agli articoli apparsi su Il Mattino e Il Gazzettino di Padova il 27 febbraio u.s. ci pare il caso di offrire qualche spunto di riflessione.

Conosciamo l’Associazione Razzismo Stop che si occupa da oltre 15 anni di assistenza agli immigrati, offrendo loro a titolo del tutto gratuito assistenza materiale, legale, insegnamento della lingua italiana e dei fondamenti di informatica, ma anche ospitalità. Sappiamo che oggi presso la sede dell’Associazione sono ospitati, oltre ai cinque ghanesi agli arresti domiciliari, un’altra ventina di rifugiati e che nel corso degli anni molti altri, tra cui diverse famiglie con bambini, vi hanno trovato accoglienza, senza che questa esperienza abbia beneficiato di finanziamenti pubblici.

Le accuse mosse all’associazione per il fatto di ospitare presso i suoi locali i cinque profughi agli arresti domiciliari ci hanno lasciati sconcertati. E’ ben noto a tutti gli operatori del diritto che chi accoglie degli indagati-imputati sottoposti alla misura degli arresti domiciliari non è tenuto per legge ad alcuna attività di sorveglianza, tanto meno deve “fare le veci degli agenti penitenziari”, come leggiamo nell’articolo de Il Mattino di Padova. E, tra l’altro, nessuno dei responsabili dell’Associazione è “pregiudicato”.

Vien da chiedersi quale sia il senso di un attacco così pesante a chi offre disponibilità ad ospitare (non a sorvegliare e/o punire) delle persone che hanno bisogno di tutto, degli stranieri fuggiti da conflitti bellici in terre di miseria; insomma, il senso di additare come scandalosa la situazione di un’associazione che per motivi umanitari e non di lucro cerca di rendere effettivi i principi costituzionali e internazionali del diritto all’asilo e la pratica dell’accoglienza del tutto carente anche a Padova.

Ancor più vien da chiedersi che senso abbia questo attacco mentre le carceri scoppiano, mentre ci sono magistrati che arrivano a proporre il differimento pena per mancanza di condizioni di detenzione dignitose, mentre si emanano i decreti “svuota-carceri” e l’Italia viene (giustamente) condannata per l’ignobile situazione degli Istituti di detenzione.

Ci pare, al contrario, che questa manifestazione di impegno sociale non contrasti in alcun modo coi principi di diritto, ma ne consenta, invece, l’applicazione, in forza, ricordiamolo, di un provvedimento di un’ Autorità Giudiziaria che ha ritenuto la misura degli arresti domiciliari sufficiente a garantire le esigenze cautelari nei confronti dei cinque rifugiati arrestati a seguito della protesta nata proprio dall’esasperazione per la mancanza di assistenza e di riconoscimento di diritti minimi e fondamentali.

Crediamo insomma che tanta attenzione da parte di inquirenti, istituzioni, media dovrebbe invece essere rivolta alle tante violazioni dei diritti fondamentali a cui quotidianamente assistiamo.

Avv. Ugo Funghi, avv. Paolo Berti, avv. Annamaria Alborghetti, avv. Aurora d’Agostino, avv. Giulia Perin, avv. Carlo Cappellari, avv. Fabio Corvaja, avv. Carlo Covi, avv. Marina Infantolino, avv. Francesca Leurini, avv. Giovanna Berti, avv, Alessandro Capuzzo, avv. Ettore Squillace, avv. Stefania De Danieli, Avv. Daniela Boscolo Rizzo, avv. Martina Meneghello, avv. Giacomo Gianolla-PADOVA, avv. Antonio Maggiotto, avv. Giuseppe Romano- Treviso, avv. Gianluca Alifuoco – Vicenza, Prof. Paolo De Stefani, Prof. Giuseppe Mosconi, Francesca Vianello, Prof. Umberto Curi- Univ. Padova, avv. Luigi Ficarra, avv. Elena Donzi, avv. Marco Paggi, avv. Leonardo Arnau, avv. Paola Miotti Padova

Giovanni Palombarini, magistrato- Padova

Antigone Veneto

Giuristi Democratici-Padova

Marina Mancin, cons. comunale Padova

Rosanna Marcato, già resp. Servizio Rifugiati e minori stranieri, esperta politiche e servizi per l’asilo


Ecco l’articolo apparso su Il Mattino di Padova

Ghanesi ai domiciliari sorvegliati da pregiudicati
I giudici del Riesame hanno anche autorizzato i clandestini a soggiornare in un’abitazione occupata abusivamente e concessa loro da Razzismo Stop

Il tribunale del Riesame di Venezia la settimana scorsa ha deciso di mandare agli arresti domiciliari i profughi ghanesi responsabili della rivolta nella Casa a colori. Tutti e 5 stanno soggiornando nella Casa d’accoglienza di Razzismo Stop in via Gradenigo 8. Ora la procura di Padova ha accertato che l’immobile dove gli stranieri sono in regime di arresti domiciliare è occupato abusivamente dall’associazione da alcuni anni. Inoltre, chi deve controllarli, in pratica chi dovrebbe fare le veci degli agenti di polizia penitenziaria, ha dei precedenti penali. Ora la procura, (l’indagine era coordinata dal pubblico ministero Sergio Dini e la custodia cautelare in carcere firmata dal gip Lara Fortuna) sta ancora aspettando le motivazioni, ma è presumibile che nei prossimi giorni possa decidere per un ricorso per Cassazione contro la decisione dei magistrati veneziani. I cinque erano stati interrogati dal giudice Lara Fortuna per la devastazione della “Casa a colori” in via del Commissario, durante la rivolta del 7 gennaio scorso. Quel giorno un gruppo di profughi, reduci dalla guerra in Libia, sfasciarono la sede della struttura. Si erano difesi asserendo che la rivolta era nata dalla disperazione del fatto che erano lì da un anno e mezzo, non erano stati avviati al lavoro, ed essendo clandestini senza passaporto non erano autorizzati a lasciare l’Italia. Dopo venti mesi trascorsi in città con vitto, alloggio e diaria da due euro e mezzo al giorno decisero di passare alla rivolta. Sfasciando la struttura e cercando lo scontro. Ora però stanno beneficiando della detenzione domiciliare, una vittoria per il pool di legali composto dagli avvocati Marina Infantolino, Ugo Funghi, Gianluca Alifuoco e Giuseppe Romano. Ovviamente la decisione di dove i ghanesi dovessero andare a scontare i domiciliari è stata presa autonomamente dai giudici del Riesame (che hanno, ovviamente, l’autorità per farlo), anche se l’ubicazione fosse stata consigliata dal pool di legali. I 5 stranieri, come accade per ogni persona ai domiciliari, vengono controllati giornalmente dalle forze dell’ordine, per accertare che non evadano dal luogo di detenzione e per ora, va ribadito, non è accaduto nulla di particolare. Stanno rispettando i vincoli imposti dalla legge.

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