Padova - Le Maestranze dello Spettacolo si prendono la scena

In piazza anche precari di altri settori. Sede della Prefettura murata dai bauli

30 / 10 / 2020

La manifestazione di ieri delle Maestranze dello Spettacolo segna un punto importante nell’attuale scenario politico e sociale, determinato dalla gestione emergenziale della pandemia. O quantomeno rompe – almeno in Veneto – quella narrazione che sta vedendo emergere solo le rivendicazioni “di bottega”.

L’appello di convocazione della piazza era chiaro: trovare subito misure di sostegno per chi non può lavorare, allo scopo di ricostruire un settore che è stato completamente incenerito dallo stop forzato di questi mesi. Ma la piazza non aveva nulla di “corporativo”, perché è stata aperta a “tutte le lavoratrici e lavoratori, precari, le persone che hanno perso il lavoro, gli studenti e le studentesse, gli insegnanti, le maestre, il mondo del precariato cognitivo, i tanti giovani e meno giovani che vivono di lavoro grigio e nero, i lavoratori e le lavoratrici che operano nel mondo sportivo o nei bar e nella ristorazione”.

E l’appello ha funzionato, perché la piazza è realmente stata attraversata da una composizione sociale variegata, che in questa fase è stata completamente esclusa dalle risposte che governo ed enti locali stanno varando per far fronte a una crisi economica che si preannuncia epocale.

I lavoratori e le lavoratrici si sono date/i appuntamento in piazza Garibaldi alle 17, anticipando di un’ora l’appuntamento pubblico che era stato dato sotto alla Prefettura di Padova. Decine di bauli, simbolo del loro lavoro, sono stati spinti fino a piazza Antenore: un corteo molto scenografico che ha attraversato un pezzo del centro cittadino ed è passato anche sotto Palazzo Moroni, sede del comune di Padova.

Maestranze dello Spettacolo

Sotto la Prefettura hanno preso parola tante figure professionali, in vario modo toccate da questa crisi. In primo luogo è stato posto l’accento sulla necessità di riaprire un tavolo nazionale per una riforma radicale del settore spettacolo, e in particolare del sistema lavoro e precario non tutelato. «Non possono bastare i bonus inadatti ed insufficienti», né tantomeno le indennità previste da Zaia, che sono state – tra l’altro – il frutto delle lotte fatte nei mesi precedenti e non un “regalo” del governatore, come egli stesso rivendicava in campagna elettorale.

Insufficienti anche le misure governative: «coloro che hanno contratti intermittenti sono rimasti fuori dal decreto “Cura Italia” e nel nostro settore questo tipo di contratti sono la regola e non l’eccezione» dice una cantante lirica. Interviene anche un cantante lirico cipriota, che ha abbandonato il suo lavoro di ingegnere informatico ed è venuto in Italia per studiare canto: «sono stufo di vedere l’opera morire nella sua “patria” ».

Sono tante le voci che si alternano al microfono: studenti universitari e medi, precari di vari settori. Prende parola anche una maestra che sta partecipando alle mobilitazioni di Priorità alla Scuola: «cultura e istruzione sono state totalmente sacrificate per salvare i settori che creano maggiori profitti; le scuole devono tornare a essere anche presìdi sanitari e non svuotarsi della didattica in presenza».

Il culmine della manifestazione è stato raggiunto quando i lavoratori e le lavoratrici hanno “murato” la porta della Prefettura con i bauli portati in piazza. Una dimostrazione che ha consentito a una delegazione di loro di essere ricevuta dal Prefetto, che ha preso ufficialmente l’impegno di riportare le richieste della piazza a livello governativo.

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