Padova - Toma la libertad! Apriamo una campagna per la libertà di movimento

Comunicato del Cso Pedro sugli ultimi provvedimenti giudiziari e amministrativi

14 / 1 / 2015

Come back Zeno!

Padova, 14 gennaio - Zeno è stato costretto a lasciare la città da in foglio di via del questore. Questa mattina sostenuto ed accompagnato dall'affetto e dall'ironia di decine di precari, studenti, attivisti come lui ha voluto dare una rappresentazione in forma comica delle condizioni cui è stato sottoposto negli ultimi mesi. Messo alla gogna mediaticamente, processato per aver espresso la propria indignazione, infine messo al bando dalla città.  Viviamo una crisi irreversibile ormai da sette anni. In questo tempo i movimenti sociali sono stati i soli a leggere ed esprimere le reali condizioni della società ed esprimere la necessità di una vera alternativa al sistema economico che questa crisi ha generato. Un'alternativa radicale ed incompatibile: e proprio questa radicalità ed incompatibilità sta scatenando la più bieca reazione contro chi lotta.

Comunicato stampa

Il 14 novembre 2012 eravamo nelle strade e nelle piazze di tutta Europa ad esprimere il rifiuto di quelle politiche di austerity che si sono dimostrate inefficaci se non dannose. A Padova migliaia di studenti, precari, lavoratori, donne e uomini liberi e pensanti esprimevano il loro rifiuto della crisi e delle istituzioni di questa crisi: banche e meccanismi di debito, urlando al contempo contro l'espropriazione di democrazia e libertà imposta attraverso la Troika. "Toma la Huelga!", riappropriamoci dello sciopero, era la firma di quella giornata.

Due anni dopo i protagonisti di quella giornata sono oggetto di una violenta e spropositata campagna di diffamazione mediatica e persecuzione giudiziaria. Polizia e magistratura stanno assaltando a suon di misure restrittive, fogli di via e richieste di condanne in tribunale alcuni compagni che hanno fatto vivere anche in quella giornata l'incontenibile voglia di libertà che rende Padova una città viva ed attraente.

Durante la manifestazione il corteo subì una pesante ed improvvisa carica davanti la stazione ferroviaria, lanciata da un funzionario della questura al grido di "Fracassateli, dio boia!"; e dopo il corteo scattò immediatamente un meccanismo di riduzione della libertà. Zeno e Zuzzu agli arresti domiciliari per tre settimane e con obbligo quotidiano di firma per venti mesi, mesi di firme anche per Mattia e Zenzi, e 5 altri compagni sotto processo! Il processo sta arrivando a conclusione, e le richieste dell'accusa sono semplicemente assurde. Per cinque persone sono richiesti in tutto 25 anni di carcere, sulla base di un castello di accuse che non imputa direttamente fatti o azioni ma attribuisce agli accusati la responsabilità organizzativa per la manifestazione. Organizzarsi in maniera autonoma a Padova non è consentito.

Ma pare che la questura abbia fretta, e voglia sbarazzarsi degli attivisti il prima possibile ricorrendo ad ogni mezzo: e così rispolvera il metodo medievale della messa al bando, della cacciata dalla città di persone non gradite. Ancora Zeno è la vittima di questo attacco, da cui traspare la volontà di sradicare ogni forma di organizzazione dal basso, autonoma e critica. Ancora Zeno è l'oggetto della macchina denigratoria che contro di lui è stata scatenata dall'autunno in poi. Zeno deve andarsene perché lo ha deciso il questore, senza motivazioni: Zeno dà fastidio perché con tante lotta per mantenere ed estendere i diritti e su tutti il diritto alla libertà. Forse il questore pensa che a Padova debba dominare la solitudine, la triste paura, il sospetto mentre chiunque sa cooperare gioiosamente è un pericolo. Cacciare una persona da una città è il tentativo più vile di distruggere ogni relazione sociale, affettiva, umana e ridurla, annichilirla nel silenzio e nella solitudine..

C'è un vuoto tutto politico nella gestione di questi tempi difficili, chi ha la responsabilità delle decisioni si dimostra incapace di fronte alle sempre più pressanti richieste di welfare e diritti. La gestione di questo vuoto a Padova è stato delegato a polizia e magistrati, il dissenso, la proposta e la pratica di alternativa debbono essere zittiti in tutti i modi.

Ma ogni giorno la realtà ci propone sfide sempre più grandi e difficili da capire e da affrontare, ponendo la società globale al cospetto delle proprie contraddizioni. I tragici fatti di Parigi alla redazione di Charlie Hebdo hanno innescato un dibattito asfissiante attorno al legame tra sicurezza e libertà. Sì, proprio la libertà è in discussione, nelle riunioni dei ministri d'Europa, perché secondo loro è ciò che consente all'attentatore, all'assassino di agire. La dilagante paura dell'altro da sé produrrà sicuramente la riduzione della possibilità di spostarsi e comunicare; col metodo della NSA ogni parola verrà tracciata e chi la pronuncia diverrà sospetto. Sicuramente essere antirazzisti sarà fonte di guai, non la si passerà liscia ad affermare che #BlackLivesMatter: il razzismo latente nella società sta per esplodere, e a nessuno dovrà passare per la mente di indignarsi se un ragazzo nero viene ucciso a sangue freddo, a nessuno sarà più consentito di esprimere vicinanza e complicità con il movimento americano di chi lotta per l'eguaglianza ed in fin dei conti per la libertà.

Così come interrogarsi sul destino dei 43 studenti di Ayotzinapa, scomparsi e forse già tutti uccisi nel compiacente silenzio delle autorità locali, rischia di diventare un capo d'imputazione.

Siamo davanti alla più profonda ancora cecità della politica istituzionale di fronte alle istanze poste dai movimenti che in tutta Europa e nel mondo rivendicano democrazia, welfare, dignità. La risposta alle sfide globali non può e non deve essere delegata al manganello nelle piazze, alle sentenze dei giudici, all'arbitrarietà delle decisioni di un questore qui come altrove. Il diritto ad avere diritti è costituito in primis dalla libertà: di pensiero, di critica, di organizzarsi, di dissentire, di praticare alternative reali.

Il processo per i fatti dello sciopero europeo volge alla conclusione: il 27 febbraio nell'aula del tribunale di Padova ci sarà l'arringa della difesa, l'ultimo atto prima della decisione del giudice. In aula si discute della vita di nove compagne e compagni, sorelle e fratelli che sempre abbiamo sostenuto e a cui mai faremo mancare il nostro affetto e la nostra vicinanza.

Crediamo che l'arringa dei nostri difensori debba essere sostenuta, potenziata dalla presenza di tutte e tutti coloro che dalle strade, dalle piazze, dai luoghi naturali dei movimenti sanno sprigionare grida potenti di libertà. Ci diamo fin d'ora appuntamento nell'aula dell'udienza per venerdì 27 febbraio: complici e solidali con Zeno, Zuzzu, Zenzi, Mattia e tutti i compagni imputati nel processo #14N2012, per difenderci collettivamente dalle richieste spropositate del PM, per difendere attivamente la libertà di movimento, a Padova ed altrove.

Tutti liberi!

CSO Pedro

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Fracassateli: video cariche in Stazione FS del 14 novembre 2012 a Padova

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