Parigi: perquisizioni e arresti all'alba

Repressione contro chi lotta in solidarietà dei migranti clandestini, contro tutte le frontiere e le prigioni per migranti

16 / 2 / 2010

Ieri mattina a Parigi diverse perquisizioni e arresti hanno avuto luogo da parte della brigata anti crimine. Cinque persone sono state arrestate ma sembra che la polizia ne stia cercando una sesta. Senza conoscere i capi d’accusa si immagina che l’operazione sia legata agli annunci fatti dai media francesi, a due giorni dal processo ai migranti accusati dell’incendio nel 2008 del cie di Vincennes, che accusavano l’estrema sinistra di degradazioni a distributori di banche famose per aver denunciato spesso e volentieri i loro clienti clandestini alla polizia.

Ecco la sbalorditiva testimonianza di Hélène di RESEF, réseau éducation sans frontières, (coordinamento educazione senza frontiere) di Parigi Nord Ovest, colpevole di gestire la lista di allerta retate:

“Alle 6 e 40, quattro uomini e una donna hanno bussato alla mia porta , hanno detto che era la polizia, ho aperto.

Portavano dei giubbotti antiproiettile. Non mi ricordo più se  mi abbiano mostrato un qualche foglio al loro arrivo. So di averne firmato uno ma non mi ricordo più cosa. Mi hanno parlato del mio “impegno politico di sinistra”.  Tutto di questo momento resta molto confuso, ero sorpresa  e mi domandavo cosa succedesse. Ad un certo punto mi hanno chiesto se avessi delle bombolette e mi hanno parlato di distruzione di DAB, distributori automatici di banconote. Hanno cercato le letture “sovversive”. Hanno scattato foto ad alcuni libri (l’ultimo del RESEF, sulla disobbedienza civile..). Mi hanno perquisita ovunque. Hanno voluto vedere le foto dentro la mia macchina fotografica, mi hanno domandato se avevo foto di manifestazioni. Hanno fotografato degli appunti sull’occupazione degli scioperanti. Si sono portati via qualche documento che in seguito mi hanno restituito. Hanno preso il mio cv, volevano portare via il computer, ma gli ho spiegato di non avere internet da due anni. L’hanno perquisito comunque, ma senza portarlo via. Mi hanno domandato cellulare e caricabatterie e se li sono portati via. Non me li hanno mai restituiti, nonostante avessero detto che li avrei ritrovati il giorno dopo.  Dentro casa mi hanno parlato del centro di detenzione amministrativa (cie) di  Vincennes. Poi siamo andati in cantina. Hanno dato un’occhiata veloce. Sono stata in seguito portata al commissariato di 36 quai des orfèvre. Sono arrivata lì alle 8. Mi hanno fatto le foto segnaletiche, mi hanno preso le impronte digitali, mi hanno fatta spogliare, accovacciare e tossire. Ho de segni visibili sul corpo, che hanno fotografato. Gli ho spiegato di essere affetta da una malattia genetica. Hanno fatto dei commenti chiedendosi se non fosse contagiosa … In seguito, verso le 11, sono stata interrogata per quello che chiamano l’interrogatorio d’identità (non sono sicurissima che sia questo il termine giusto) da un comandante di polizia. Sono partiti dalla mia carriera scolastica fino alla laurea, mi hanno chiesto dei miei viaggi, e in seguito delle mie opinioni politiche. Mi hanno chiesto della mia attività militante.
Sono tornata in cella. In seguito mi hanno trasferita, perché in quella dove mi trovavo soffocavo (4 metri quadrati, nessuna areazione, nessuna finestra). Ho chiesto di vedere un medico, che ho visto un’ora dopo circa. Questo mi ha chiesto di fare il test del DNA. Ho detto che avevo il diritto di rifiutare. Mi ha risposto che potevo essere incriminata per questo, e che farlo era il miglior modo per provare la mia innocenza.
Dunque l’ho fatto verso le 16 e 30 . Sono stata di nuovo interrogata “per necessità dell’inchiesta”. Il mio cellulare è stato nominato di nuovo. Mi è stato detto che era per quello che ero lì. Mi hanno chiesto se avevo partecipato a degli atti di distruzione di DAB, occupazioni della prefettura o della Caf (cassa di allocazione familiare), mi hanno interrogata sulle mie connessioni in internet, sui siti che visito, le mie fonti d’informazione, e mi hanno chiesto se conoscevo persone che avessero partecipato ad atti di violenza (ho risposto non che io sappia), o sentito parlare di atti di violenza. Hanno molto insistito per sapere cosa ne sapevo delle banche che denunciano i clandestini, cosa ne pensassi, e cosa ne pensassi anche degli atti di violenza. La fine del fermo è stata dichiarata alle 19 e 35.Sono uscita dopo 13 ore e 20 di fermo.”

Questi arresti si inseriscono nell' ambito di un clima di repressione che si vive in Francia per quanto riguarda le lotte di solidarietà ai migranti e contro i centri di detenzione, e tutte le prigioni.

maggiori informazioni @Indymedia nantes

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