Lettera aperta

Per la coalizione sociale contro il Ddl Fornero e la precarietà

26 / 5 / 2012

Lo scorso mercoledì la Commissione lavoro del Senato ha licenziato positivamente il Ddl Fornero, ovvero la cosiddetta “riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali”. La parola dunque passa al Senato e poi alla Camera, in breve si procede verso l'approvazione definitiva (forse entro fine giugno) del testo. Nel paese si moltiplicano i suicidi e cresce la disoccupazione, soprattutto quella giovanile (31%), mentre la recessione non è più solo una minaccia, ma è la realtà, in Italia e in Europa. In questo quadro drammatico, il minimo che si poteva e doveva fare, era indire lo sciopero generale, ma la CGIL ha scelto di seguire un'altra strada. Prima ha indetto uno sciopero e poi di fatto lo ha revocato, indicendo la manifestazione del 2 giugno (insieme a Cisl e Uil) su crescita e fisco. In Italia si conferma una pessima tendenza: quando il centrosinistra sostiene un governo, sembra impossibile mobilitarsi e difendere la dignità del lavoro e i diritti delle giovani generazioni.

La FIOM, dopo lo sciopero di categoria del 9 marzo, ha intrapreso un percorso di apertura ai movimenti, oltre il terreno corporativo, in controtendenza con quanto avviene con i sindacati metalmeccanici in altre parti d'Europa. Con due assemblee, quella del 14 aprile a Bologna e quella del 20 maggio scorso a Firenze, la FIOM ha esplicitato con forza l'esigenza e l'intenzione di costruire una coalizione sociale ampia, in grado di unire con continuità soggetti e istanze tra loro costitutivamente eterogenee. Un altro passaggio molto importante della primavera è stato l'assemblea del Quinto stato che si è tenuta il 5 maggio a Roma, presso la Città dell'Altra Economia. Per le partite Iva e i lavoratori della conoscenza il tema della coalizione è tema decisivo, laddove si tratta di connettere forme di vita e di lavoro irriducibili allo schema tradizionale della contrattazione collettiva. Ancora, l'espansione delle lotte dei lavoratori dello spettacolo ha visto nell'esperienza milanese di Macao un ulteriore passo positivo, dopo le occupazioni di Napoli, Palermo e Catania che hanno seguito il percorso avviato dal Cinema Palazzo e dal Teatro Valle di Roma.

Insomma, nel Global May dei movimenti, in Italia abbiamo partecipato a tanti importanti frammenti di un discorso che fatica però a diventare iniziativa comune contro l’approvazione della “riforma” Fornero e più in generale contro le politiche di austerity del governo Monti. Intanto New York veniva nuovamente invasa dal movimento #occupy, e poi ancora Oakland e Chicago. In Spagna gli indignados hanno ribadito la potenza di un processo democratico molecolare e nello stesso tempo estensivo, in grado di mettere radicalmente in crisi le forme tradizionali della politica. In Germania, poi, nel «ventre della bestia», il dispositivo Blockupy è stato in grado di paralizzare per tre giorni la City di Francoforte. L'Europa è stata scossa dall'elezione di Hollande e dall'affermazione di Syriza in Grecia. Scosse a cui ha risposto con durezza la Merkel, sempre più isolata, ma indisponibile a cambiare rotta. La fine dell'euro e dell'Eurozona sembrano a questo punto un destino quasi inevitabile, con tutte le conseguenze catastrofiche che ciò potrebbe comportare.

Solo in Italia, per il momento, per quanto esaurita la sbornia del dopo-Berlusconi e ampiamente ridimensionata la fiducia nel governo dei tecnici, sono mancati momenti ricompositivi all'altezza della drammaticità degli eventi. Siamo realisti, siamo a giugno e invertire ora la rotta non è cosa facile. La convulsa dinamica autunnale dello scorso anno di certo non ha aiutato e non aiuta.

Con altrettanto realismo, però, e con la passione accumulata nelle giornate di Blockupy Francoforte, pensiamo che non sia possibile subire con rassegnazione la riforma neoliberale del governo Monti e della ministra Fornero! C'è bisogno di segnalare che il paese reale non è d'accordo, che i giovani saranno falcidiati e non di certo sostenuti dalla riforma, che le partite Iva saranno salassate con le aliquote della gestione separata, che gli studenti e i lavoratori della conoscenza non hanno risorse né prospettive, che gli operai e i lavoratori dipendenti non accettano e non accetteranno di essere liberamente licenziati dall'impresa!

Pensiamo a una mobilitazione che unisca ciò che il governo voleva dividere. Una mobilitazione costituente, in cui si parli insieme di opposizione alla dismissione dell’art.18 e di rivendicazione di un reddito garantito, di tassazione dei patrimoni e di nuovo welfare universale. In cui, oltre le categorie e le singole vertenze, si possano gettare le basi di una piattaforma sociale comune.

Con questa lettera non intendiamo definire nel dettaglio una proposta, ma vogliamo aprire uno spazio, per tutte e tutti. Riteniamo che superare l'autunno italiano, che con la nomina di Monti sembra non finire mai, significa in primo luogo superare la logica dell'identità e dei cartelli. La durezza dell'offensiva ci impone un processo ricompositivo, nel senso della coalizione tra tanti e diversi, perché tante e diverse sono le figure del lavoro e dello sfruttamento oggi. Non ci interessa la titolarità di un'iniziativa, magari ben riuscita, ma fin troppo scandita nei perimetri e nell'identità. Vogliamo piuttosto mettere assieme le forze per incidere, per far sì che l'approvazione del Ddl non sia facile o non accada nel silenzio assordante della società e dei movimenti. Meglio tante iniziative che nessuna, indubbiamente, ma meglio, molto meglio un'iniziativa unitaria, costruita democraticamente e in modo orizzontale, forte e capace di incidere.

Con questo spirito avanziamo una proposta “aperta”, abitabile e agibile da tanti: 2 o 3 giorni di Blockupy, nella finestra temporale della seconda settimana di giugno, prima dell'approvazione definitiva del Ddl Fornero, che si divida tra momenti di azione territoriale e dislocata e un momento, alla fine, di convergenza sotto il parlamento italiano. Una proposta che vogliamo elaborare condividendo nel dettaglio i tempi, i luoghi e le pratiche. Pratiche che sappiano unire e non dividere, luoghi che sappiano parlare al Paese, tempi che tengano conto della difficoltà del periodo, ma che sappiano anche esprimere la tenacia di un movimento che non può limitarsi agli eventi sparsi o isolati.

Ci rivolgiamo alla FIOM, impegnata nella costruzione di iniziative territoriali e scioperi di settore. Pensiamo al Quinto stato, alla coalizione del lavoro indipendente, ma anche al comitato che aveva promosso la manifestazione del 26 maggio La meglio gioventù. Ci rivolgiamo ai lavoratori autoconvocati che si incontrano il 26 maggio a Roma, presso il teatro Ambra Jovinelli. Pensiamo alle reti studentesche e ai teatri occupati e autogestiti. Ancora, ai precari della ricerca e della scuola. Pensiamo alle tante lotte isolate e frammentate nel paese, ai presidi e alle fabbriche occupate.

Soprattutto ci rivolgiamo ai 5 milioni (circa) di lavoratori precari e indipendenti, privi di garanzie e di futuro.

Con tutt* vorremmo discutere di questa proposta mercoledì 30 maggio alle ore 12 presso il Cinema Palazzo, in una riunione nazionale che sia luogo democratico e decisionale rispetto alla 3 giorni di Blockupy. Non ci interessa la sigla o l'identità, ma ci interessa fermare il Ddl, ci interessano obiettivi e pratiche comuni, ci interessa la coalizione sociale come processo aperto, capace di raccogliere forza e di non disperdere le energie!

Per la coalizione sociale contro il Ddl Fornero e la precarietà

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