Parma - Questa non è solo una rivolta! Solidarietà alla Turchia dalla parte di chi lotta!

7 / 6 / 2013

Devrim

Questa non è solo una rivolta. Non è solo la ribellione.

E’ riduttivo cercare di descrivere in una pagina quello che sta avvenendo in una nazione così variegata e complessa come la Turchia, con una Storia antica e recente che puntualmente fa esplodere interi ed enormi armadi pieni di scheletri che smuovono la coscienza collettiva chiedendo giustizia. Quello che sappiamo su ciò che sta accadendo in questi giorni è che si tratta di qualcosa di grande, di enorme. E’ certo che non stiamo assistendo solo alla nobile difesa di 600 alberi, uno dei pochi spazi verdi rimasti a Istanbul. Decine e decine di migliaia di persone scese per le strade e piazze , due morti, più di mille feriti, mille arrestati non condividono solo l’ambientalismo. Quella che è iniziata come la lotta di un quartiere unito che non voleva perdere il proprio parco, simbolo della repubblica secolarista e laica, importante punto di aggregazione al di fuori delle numerosissime moschee, mercati e dei centri commerciali si è rivelata soprattutto essere una lotta per i beni comuni, per chi vuole rivendicare il diritto a uno spazio pubblico di socialità non privatizzato da un impresa che ne detiene la proprietà e che decide regole e metodiche del suo attraversamento. E’ una lotta per le libertà personali, per la Repubblica, intesa nel vero senso della sua traduzione latina “Res Publica”. Cosa pubblica ovvero bene comune”. E’ una lotta se si puo’ dire anche “etica”, per chi non vuole che i propri figli abbiano come punto di socialità uno sterile centro commerciale, emblema di consumismo e sfruttamento del lavoro. E’ una lotta in difesa della distinzione tra Stato e Religione, distinzione che in molte altre realtà del mondo ancora non esiste, ma che è di importanza fondamentale nell’ affermare le libertà della persona. E’ la lotta contro il “sultanato di Erdogan”, il cui partito ha sempre tacitamente, e non, sostenuto la visione capitalista e neoliberista dell’economia (la Turchia è al quarto posto come divario tra ricchi e poveri) e promosso l’islamizzazione,si sa che un popolo molto religioso è un popolo che non si fa troppe domande (famosa ed emblematica la sua frase “Il nostro elmetto è la cupola della moschea, i minareti le nostre baionette e i fedeli i nostri soldati”). Quella di Istanbul, ma che in 24 ore ha scosso come un terremoto tutte le città della Turchia è diventata una ribellione contro tutto quello che in questo mondo rappresenta l’incoscienza, l’egoismo, la non curanza per il futuro.

Alla luce di tutto ciò non possiamo che sostenere e stare con i nostri cuori dalla parte di chi lotta, di chi in questo momento sta partecipando alla protesta rendendo essenziale il proprio corpo, ponendolo di fronte alle ruspe, ai manganelli, ai gas lacrimogeni lanciati a altezza uomo, alle camionette sparate a tutta velocità, alle cannonate d’acqua, ai proiettili.

Siamo con gli abitanti del quartiere che sono contro l’ennesima speculazione edilizia indorata con un po’ di sano populismo a stampo religioso.

Siamo con gli studenti e i lavoratori che cercano e sognano un futuro felice, consci che l’attuale stato delle cose non permetterà mai di raggiungerlo.

Siamo con le madri e i padri che vogliono vedere i loro figli vivere in una società ecologica, giusta, sostenibile e gestita da tutti per tutti.

E’ un copione già visto e rivisto. I governi soverchiano la volontà popolare per promuovere “iniziative”, che nella propaganda devono portare prosperità e ricchezza, ma sono sempre finanziate da grossi gruppi bancari e realizzate da ricche imprese private talmente potenti da far venire il complesso di inferiorità perfino al cinquecentesco sultano Ahmed I, colui che fece costruire la famosa Moschea Blu di Istanbul. Iniziative utili solo per produrre profitto ai pochi lobbisti che vi hanno riposto i propri investimenti e resitituire alla gente un sistema non sostenibile, devastazione ambientale, sfruttamento, abbassamento della qualità di vita. Da Istanbul a Torino, da Parma a Niscemi, dal sudamerica al nordafrica. Noi sappiamo bene da che parte stiamo e da che parte staremo!

Anomalia Parma

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