Pisa - Attentato incendiaio al Newroz: in risposta manifestazione il 4 maggio

29 / 4 / 2013

 Attentato incendiario al Centro sociale Newroz.

Di seguito la notizia dal sito dello Spazio Antagonista Newroz e l'articolo da comune.info.

Vile attacco incendiario allo spazio antagonista Newroz di Pisa.

Un vile attacco incendiario ha colpito questa mattina lo Spazio Antagonista Newroz di Pisa: l’edificio è stato dato alle fiamme da qualcuno che si è introdotto sfondando il portone e ha appiccato il fuoco causando danni ingenti all’interno dello spazio.

Al momento i vigili del fuoco sono presenti sul posto per limitare gli effetti dell’incendio mentre la notizia dell’accaduto sta già raccogliendo da più parti la solidarietà della città.

Non è al momento chiaro quale sia la mano che si cela dietro a questo gesto infame ma è certo che si tratta di qualcuno che mal digerisce le lotte sociali che da più di dieci anni il Newroz costruisce ed alimenta a Pisa e il suo essere spazio di aggregazione e riferimento per il territorio. L’attacco arriva peraltro a ridosso di un intesificarsi delle lotte in città e dalla nascita di nuove occupazioni che hanno segnato le ultime settimane.

La redazione di Infoaut esprime massima solidarietà ai compagni e alle compagne del Newroz, certi che la risposta a quanto accaduto non tarderà ad arrivare e che nessuna intimidazione o incendio fermerà la voglia di lottare di chi quotidianamente costruisce e porta avanti quest’esperienza.

Convocata per le 17 un’assemblea pubblica allo spazio Newroz per condannare l’accaduto e cominciare ad organizzare la risposta.

Aggiornamento ore 17: assemblea in corso nella tensostruttura del S.A. Newroz, tantissime le persone accorse subito sul posto per portare solidarietà e decidere assieme la risposta all’attacco di questa mattina.

Forte il messaggio che si leva dall’assemblea: Siamo ancora qua, più forti di prima! Non potete fermare il vento gli fate solo perdere tempo!

Aggiornamento ore 18: i vigili del fuoco hanno lasciato lo spazio.

Aggiornamento ore 19: centinaia di partecipanti all’assemblea dalla quale viene lanciata una prima giornata di mobilitazione in risposta al vile attacco di questa mattina: sabato 4 maggio tutt* in piazza a Pisa!

Incendio al centro sociale Newroz di Pisa

Ore 12,30 circa del 28 aprile. Via Garibaldi, a venti minuti a piedi dalla stazione ferroviaria, in pieno centro città. Il lavoro da fare non è molto, basta forzare la porta, spaccarne i battenti, accumulare materiale infiammabile in un angolo del bar e dare il via all’innesco. Bastano pochi minuti, giusto il tempo per scappare impuniti, per lasciare il fuoco al suo lavoro di sempre: bruciare, cancellare e distruggere, ma con il chiaro obiettivo di avvertire, intimidire, fermare.

Non siamo a Scampìa, in un’ordinaria azione di camorra, né a Imperia, dove la N’drangheta ha da tempo messo radici. Ma a Pisa, a poche centinaia di metri dai Lungarni, e l’obiettivo dell’azione è stato il Newroz, storico centro sociale antagonista, e tutte le sue attività di mobilitazione sociale e di lotta al degrado. Come tante realtà territoriali, a cominciare dal Municipio dei Beni Comuni e dal progetto Rebeldìa, il Newroz è in prima linea contro la speculazione, il consumo di suolo, l’emarginazione sociale. Con le sue forme, i suoi linguaggi e le sue pratiche ha rappresentato e rappresenta uno spazio liberato a Pisa, che ospita, tra le altre cose, un mercato contadino ed il Gruppo di acquisto solidale omonimo.

L’incendio del Newroz può avere molti padri. Tra questi di certo possono essere considerati tutti coloro che vedono le città e il cemento come occasioni di speculazione, che rapinano le comunità locali di spazi sociali per svenderli al mercato immobiliare. Non siamo a Scampìa, ma la primogenitura di un simile atto potrebbe non essere tanto diversa da quella che si legge in tante pagine di cronaca dal profondo Sud e dal profondo Nord. Non è la prima volta che accade, sebbene non con questa magnitudine. Si va dalla bomba carta esplosa nel 2008 nello spazio del centro sociale in pieno venerdì pomeriggio, quando all’interno c’erano molte persone, tra cui diversi bambini, venuti a visitare il mercato contadino. Per arrivare alle minacce, molte volte velate, collegate all’attività del collettivo.

L’incendio è stato arginato ed alla fine ha distrutto solamente (si fa per dire) il bar, lambendo solamente l’archivio e le altre zone. A fianco del Centro sociale ci sono alcuni appartamenti occupati, dove gli abitanti utilizzano normalmente le bombole di gas per cucinare e scaldare l’acqua. Se due ragazzi non si fossero accorti delle fiamme che uscivano dal Newroz, e se i soccorsi non fossero arrivati in tempo, forse in questo momento ci troveremmo davanti ad una tragedia. E a guardare le case che stanno di fronte, dall’altra parte della stretta via Garibaldi, ci si rende conto che cosa si è rischiato.

Alle 17 di domenica si è svolta un’assemblea cittadina. Per dare voce e spazio pubblico alle tante persone che, già dal primissimo pomeriggio, sono andate ad esprimere solidarietà al Newroz dato alle fiamme. Tra tutte queste, in verità, mancava un qualsiasi referente della maggioranza in Comune, sindaco Filippeschi in testa. Non s’è fatto vedere nessuno da palazzo Gambacorti. Forse la domenica, forse il ponte festivo, ma l’impressione è che per certa politica il Newroz, ed un attentato doloso di tali proporzioni in una città piccola come Pisa, non valgano bene una messa. Per opportunità elettorale. O forse per opportunismo.

Sabato 4 maggio, manifestazione

incendio-centro-newroz-2La rabbia è molta. Tanto quanto la determinazione a non cadere in una trappola banale, che alza il livello dello scontro nella speranza di lasciare a terra qualche vittima illustre. Come, ad esempio, gli spazi sociali liberati, la libertà di azione e di espressione politica in città e la lotta contro la speculazione. Nella Pisa laboratorio politico nazionale, capace di esprimere un presidente del consiglio e un ministro dell’università in un governo non uscito dalle elezioni, ogni atto ed iniziativa politica assume un significato sostanziale.

Colpire la speculazione edilizia e il consumo di suolo a Pisa significa mettere un bel paletto alle ambizioni di palazzinari e cementificatori, non sempre in odore di legalità. Colpire chi lotta contro la speculazione vuol dire mettere un bavaglio alla democrazia ed all’autonomia politica del sociale. Per questo la risposta, oggi all’assemblea cittadina al Newroz incendiato, è stata forte. Molti volti diversi a raccontare la Pisa delle differenze, dell’alternativa dal basso e del conflitto sociale. Nessuno indietreggia rispetto ad un atto così criminale ed, anzi, la logica è che «chi colpisce uno è come se colpisse tutti». Indipendentemente dalle diversità, di linguaggi e di pratiche. C’erano quelli di Rebeldìa, il Municipio dei Beni Comuni, il Gas Newroz, il Des (Distretto di economia solidale) Pisa, il collettivo Tijuana, gli studenti medi, Rifondazione Comunista e anche Sel. Mancava il Sindaco, che per evitare qualche contestazione ha pensato bene di chiudersi a casa in mezzo alle sue paure di sconfitta alle prossime elezioni, nonostante l’edificio del Newroz in cui era ospitato il centro sociale fosse di proprietà comunale, regolarmente concesso.

Ma se non c’era un’amministrazione incapace persino di difendere i propri beni e la pace in città, in compenso c’era la cittadinanza vera, quella attiva. Che ha deciso di non stare zitta perché «chi tace è connivente». Per questo, tutti insieme, ci si vedrà in piazza a Pisa il 4 maggio per una manifestazione partecipata. Tre giorni dopo le mobilitazioni del primo maggio, ma con davanti una stagione che vede nell’attentato al Newroz un’occasione per ricominciare a parlarsi, a ricompattarsi. Nonostante le differenze o forse grazie a quelle. Perché, dopotutto, «chi colpisce uno è come se colpisse tutti».

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