Prix - Gdo e consumo critico

6 / 2 / 2016

Mentre scrivo, i dirigenti del “1° discount del Triveneto” - come si definisce Prix sul proprio sito - stanno caricando (per mano della polizia) 60 dipendenti, lasciati a casa da ormai due settimane senza giusta causa, per la sola ragione di aver scioperato in difesa dei propri diritti.

Per farsi valere, i lavoratori - insieme al sindacato Adl Cobas e a tante altre persone solidali - hanno scelto di rallentare i camion che consegnano prodotti freschi nel magazzino centrale del Prix, a Grisignano di Zocco (Vi). La disponibilità di prodotti freschi, è infatti uno dei “vanti” del sistema Prix, reso possibile “grazie ad un’imponente ed avanzata struttura logistica che consente tempi di consegna estremamente ridotti nei punti vendita, grazie ad arrivi e spedizioni giornaliere che garantiscono freschezza e qualità del prodotto” - si legge sul sito. Durante uno dei “picchetti” delle scorse notti, un lavoratore del magazzino mi raccontava di quanto inquinino questi camion frigo: le celle frigorifere emettono più CO2 del camion stesso, perché sono alimentate a gasolio e mantengono la temperatura solo quando tutta la struttura è in moto. Spegnendo il motore, si spegne anche il frigo e la temperatura (che arriva a -30°, nel caso delle carni) si alza velocemente. Un sistema altamente impattante che di certo non è sinonimo di “freschezza” e “qualità”. 

Avendo scelto di far parte di un diverso sistema di acquisto e consumo - quello collettivo, dei Gruppi d’acquisto solidale e dei mercati a filiera corta -, da tanto non entravo in un “discount” Prix; fino a ieri sera quando, in molti e da diverse città, abbiamo deciso di solidarizzare con la causa dei lavoratori del Prix, invitando i consumatori a boicottare i punti vendita e i prodotti a marchio.

Il boicottaggio di quei prodotti è l’azione che può far parlare mondi diversi: i lavoratori della grande distribuzione e il mondo contadino, chi fa la propria spesa nei supermercati e chi altrove. È un dialogo che oggi non possiamo rimandare e che può essere una delle chiavi di volta per la risoluzione di questi conflitti: uno degli obiettivi delle iniziative di ieri era proprio sensibilizzare lavoratori e consumatori rispetto alla situazione dei dipendenti licenziati e al vero volto di un’azienda che non tutela i diritti dei lavoratori (e avvelena i consumatori con i suoi prodotti di scarsissima qualità).

I fratelli Fosser, proprietari del Prix, scrivono sul sito dell’azienda che “tutti i lavoratori dell’impresa sono dei collaboratori più che dei dipendenti” e che “il vero padrone è il cliente”. Parole brutalmente smentite dalle botte date questa mattina ai lavoratori e dalla bassezza del comportamento assunto dai Fosser durante la trattativa dei giorni scorsi: per noi che non amiamo i padroni, non esistono clienti-padroni, ma solo consumatori consapevoli, per i quali boicottare i prodotti del Prix è l’unica scelta possibile. 

Elencati tra i “valori Prix” ci sono l’“umiltà” e il “rispetto” (“crediamo che ci si debba rapportare a tutti con un concetto di pari dignità convinti che in ogni relazione umana ci sia un reciproco scambio basato sui valori”) e l’“onestà” (“c’impegniamo a mantenere comportamenti etici in ogni relazione”). Parole che fanno bella figura sulla pagina di un sito colorato con il “verde acido” che contraddistingue il logo Prix, ma che non trovano alcun riscontro nella realtà. Noi preferiamo continuare con lo stile di questi giorni trascorsi fuori dal magazzino di Grisignano, quando in strada si è visto uno spirito comunitario e la solidarietà tra lavoratori e consumatori. È lo stesso spirito che contraddistingue il movimento contadino, del consumo critico e degli stili di vita sostenibili: guardando a queste somiglianze, invitiamo questi movimenti a solidarizzare con i lavoratori della grande distribuzione in lotta. La loro vittoria, è una responsabilità collettiva, un altro passo che va in direzione del cambiamento. 

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Immagini dal picchetto di Grisignano