Razzi e lacrimogeni all'inaugurazione del casello della Pedemontana.

Alla cerimonia presenti il vice-premier Matteo Salvini e il governatore della regione Luca Zaia.

3 / 6 / 2019

Questa mattina a Villaverla un centinaio di attivist* delle Climate Defense Units ha contestato l’inaugurazione di un casello fake della superstrada veneta, che ha visto la presenza del ministro dell’Interno Salvini e il presidente della regione Zaia. 

I manifestanti si sono avvicinati al luogo della cerimonia, militarizzato fin alle prime ore della mattina, con uno striscione che citava la frase "Lega: 25 anni di cemento e veleni". 

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La polizia ha cominciato un fitto lancio di lacrimogeni, dal quale gli attivisti e attiviste si sono difese con un lancio di razzi, che hanno disturbato l'inaugurazione.

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Chiariamo, si tratta di soli 4 chilometri di strada, di un’opera che dovrebbe misurarne 96 una volta completata, il tratto seguente non è nemmeno vicino all’essere completato.

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L’infrastruttura in questione sta devastando totalmente l’area Pedemontana, cementificando migliaia di ettari di suolo agricolo, causando un dissesto idrogeologico devastante. 

Con questa farsa Governo e Regione cercano di nascondere il malaffare che, come al solito, si annida intorno alle “grandi opere” inutili e imposte, a cominciare dai rifiuti tossici smaltiti in modo illecito per fare il sottofondo stradale. 

Si tratta della seconda opera più costosa della regione e tra le più costose in Italia. A questo si aggiunge il camuffamento mal riuscito dello spaventoso debito pubblico che questa opera andrà a generare: forse i cittadini veneti non sanno che, oltre che dei danni all’ambiente e alla salute, dovranno farsi carico di ben 13 miliardi di euro in 39 anni, che saranno erogati al concessionario. Soldi che potrebbero invece essere utilizzati per risolvere i veri problemi irrisolti di un Veneto gravemente compromesso da decenni di malgoverno. Di esempi ce ne sarebbero da fare molti, ma forse in questo caso potremmo partire dalla bonifica delle aree inquinate, da un piano serio di intervento per l’inquinamento dell’aria e per una mobilità che finalmente privilegi il trasporto pubblico locale e non quello privato. 

In una fase in cui il dibattito pubblico, anche grazie alle mobilitazioni globali, si incentra sulla ricerca di soluzioni per uscire dalla crisi climatica, in Veneto e in Italia si persevera in un modello di sviluppo insostenibile per la sopravvivenza stessa degli esseri viventi sul pianeta. Un modello che fa bene solo alla governance affaristica, ma che impoverisce sia le persone che i territori.

L'episodio di ieri a Venezia, quando una nave da crociera si è schiantata contro una banchina travolgendo un battello fluviale, è la riprova della dannosità di questo sistema di sviluppo. Il Comitato No Grandi Navi ha immediatamente risposto a quanto accaduto rilanciando una manifestazione prevista per sabato prossimo a Venezia.

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