Ricostruiamo la verità. Libertà per Pietro, Diego e Fabiano

15 / 6 / 2020

Ieri sera 3 attivisti vengono fermati dalle forze dell’ordine a Piazza Bellini, a Napoli, mentre stavano bevendo una birra. Gli agenti hanno fin da subito un atteggiamento violento e provocatorio e la situazione si fa concitata. Arrivano sul posto ben 12 volanti e i tre vengono tradotti con forza alla Caserma Raniero. Per ore non si hanno notizie delle loro condizioni nè di eventuali capi di imputazione. A tarda notte vengono trasferiti nel carcere di Poggioreale, in attesa della convalida dell’arresto. Condividiamo l'appello dei compagni e delle compagne di Napoli che lanciano una mobilitazione per ricostruire insieme la verità.

CI VEDIAMO ALLE 19,30 A PIAZZA BELLINI, PER RICOSTRUIRE INSIEME LA VERITÀ SUI FATTI DI IERI SERA, PER SMENTIRE LE BUFALE DELLA STAMPA CHE IGNORA VOLONTARIAMENTE I VIDEO CHE STANNO GIRANDO E CHE RACCONTANO DI UN ABUSO IN PIENA REGOLA E SOPRATTUTTO PER RISPEDIRE AL MITTENTE OGNI ACCUSA E MISTIFICAZIONE.

Ieri sera a Piazza Bellini tre ragazzi, che sono anche tre attivisti storici di Insurgencia, sono stati fermati (e successivamente arrestati e portati in carcere) durante uno dei pattugliamenti delle forze dell'ordine nelle zone più affollate del centro storico. La colpa? Ancora ora, risulta incomprensibile.

Pare che la follia cui stiamo assistendo sia iniziata perché qualcuno, tra i controllati, non portava con sé il documento di identità, cosa che - ricordiamolo visto il numero di assurdità che siamo costretti a leggere in queste ore - non costituisce di per sé reato (in Italia è obbligatorio solo esplicitare le proprie generalità, non esibire immediatamente una loro certificazione). Questo pretesto ha dato la stura al solito atteggiamento provocatorio delle forze dell'ordine, di cui abbiamo avuto tante prove in questi mesi: complice lo stato d'emergenza sanitario, l'applicazione delle misure di prevenzione è stata spesso il pretesto per degli abusi ingiusitificabili (dal rider arrestato a Milano perché impossibilitato a tornare a casa, al giornalista messo in quarantena per il suo racconto del lockdown, all'infermiere multato per aver svolto prestazioni mediche di domenica).
La pubblica sicurezza, lo diciamo da settimane, non può diventare una retorica buona per trasformare la gestione dell'ordine in una pratica da far west. Crediamo che atteggiamenti arbitrari come quelli di ieri sera - che hanno il solo scopo di alimentare quelle narrazioni che vogliono gettare le responsabilità dell'attuale crisi sui cittadini - vadano stroncati sul nascere.
Da mesi tutti gli abitanti di Napoli fanno sacrifici immensi per tutelare la salute propria e quella dei propri cari: ora che, timidamente, la città riprende a respirare, non può essere soffocata dagli arbitri di una legge marziale non scritta, che diffonde il terrore tra la popolazione e revoca, in modo insensato, la libertà di chi, secondo qualcuno, si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato. Le forze dell'ordine, cioè, non possono diventare la mano militare di quelle forze reazionarie che vedono nell'emergenza sanitaria un'occasione per blindare la città di Napoli, impedendo ogni forma di socialità, di incontro, di vita in comune. Cosa che poi nel dibattito pubblico viene ridotta alla ridicola polemica sulla movida, anzi sulla “malamovida”, che cela in realtà l'interesse di una certa borghesia della Napoli bene, la stessa che ha avuto magari posto di potere durante le gestioni criminali dell’emergenza rifiuti dell’era Bassolino, la stessa che oggi organizzata in fantomatici comitati civici, in molto casi usa le proprie posizioni di potere per imporre le priorità nella gestione dell’ordine pubblico, con l’intento esplicito di svuotare le strade della città, imponendo ordine e disciplina in nome di un'idea repressiva di sicurezza.
Pretendiamo che i tre ragazzi arrestati vengano immediatamente rilasciati, e soprattutto pretendiamo che si scriva la parola fine alla stagione della strategia del terrore che qualcuno pensa sia arrivato il momento di aprire nella nostra città.

Stop abusi in divisa, libertà di movimento e diritto per tutte e tutti a vivere la nostra città.

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