Rimini - Trasporto rapido costiero e la miopia degli apparati partitici

25 / 11 / 2011

Per un'alternativa vera al Trc e alla privatizzazione del Tpl

Ieri sera si è tenuto a Riccione il Consiglio comunale che aveva tra i punti centrali della discussione la richiesta di un referendum consultivo sulla realizzazione del Trasporto rapido costiero. La seduta si è conclusa con 17 voti contrari (maggioranza centro sinistra ) e 10 favorevoli, esito che già forse in parte si conosceva, dopo l'approvazione da parte della maggioranza di centro sinistra di una delibera d'indirizzo che ribadisce la centralità della realizzazione del Trasporto rapido costiero ma anche l'intenzione da parte dell'Amministrazione riccionese di non accollarsi ulteriori costi a quelli già preventivati. Il dato però da mettere in evidenza è l'assenza di un discorso complessivo intorno al nodo della mobilità come bene comune, interessi non di un ceto politico contro l'altro, ma appunto interessi comuni, di tutti e tutte.

La posizione imbarazzante di una maggioranza di centro sinistra trincerata dietro un si a prescindere e senza voler sperimentare nuove pratiche di partecipazione e la strumentalizzazione politica che la minoranza di centro destra ha voluto condurre rispetto a quella votazione, partendo proprio dai 4000 firmatari (il 20% circa della cittadinanza riccionese) della richiesta di referendum sul TRC, ci parlano di qualcosa di vecchio e stantio.

Entrambe le posizioni, infatti, hanno oscurato completamente l’importante nodo dei beni comuni, della difesa dei territori, della contrapposizione alla dittatura finanziaria e delle alternative esistenti e concrete che sussistono dietro la contrarietà alla realizzazione del TRC.

Entrambe le posizioni sembrano distante anni luce da quei processi di rivendicazione dal basso e di rottura con il comando che da occupyWS, a piazza Tahrir agiscono nuove forme di democrazia contro i tiranni siano essi di natura finanziaria o militare. Il presidio delle forze dell'ordine all'esterno del consiglio comunale indica che un luogo che dovrebbe rappresentare i cittadini diviene un luogo di mancata democrazia nel momento in cui alle richieste di partecipazione si risponde con il controllo sicuritario.

A questo punto del percorso di lotta, dopo la negazione della possibilità da parte dei cittadini di accedere ad uno strumento di democrazia diretta come lo è quello del referendum, referendum oltretutto consultivo e non abrogativo, quindi l’ultima parola sarebbe comunque spettata all’Amministrazione comunale, diviene ancora più centrale la lotta per i beni comuni. Ovvero la richiesta di incentivare il trasporto pubblico locale contro le privatizzazioni, di sperimentare e rendere accessibili a tutti nuove forme di mobilità sostenibile, come il bike e il car sharing nonché la valorizzazione della linea ferroviaria che se potenziata (anche attraverso parcheggi gratuiti e accessibili) potrebbe offrire una soluzione alternativa ecologica, economica oltre che incentivare anche nuovi posti di lavoro.

La battaglia contro il Trc, non finisce qui!

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da RomagnaNoi del 25 nov. 2011

da News Rimini del 25 nov. 2011

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