Roma - Occupazione del Teatro Metropolitan: giù le mani dalla cultura

20 / 1 / 2011

La riapertura del Teatro Metropolitan con la partecipazione di lavoratori e precari dello spettacolo, ricercatori dell'università e studenti si inserisce nel percorso di  costruzione di una narrazione comune per affermare nuovi diritti.

Nel loro comunicato "Lavoratrici e lavoratori autorganizzati dello spettacolo, conoscenza e informazione" dicono, annunciando nuove iniziative, che la protesta non si ferma ma anzi allarga la rete, invitando a tenere "Giù le mani dalla cultura", contro tagli ciechi e indiscriminati che soffocano l'arte, la ricera e la libertà d'informazione.

Con Ilenia Caleo parliamo dell'iniziativa e delle prossime proposte.

La cronaca dell'occupazione del Metropolitan, luogo simbolo della "dismissione" della cultura. All'interno dello spazio si è svolto anche il confronto con giornalisti e operatori dell'informazione per costruire un'azione comune. Durante l'apertura del Teatro molti cittadini si sono affacciati per interlocuire con i lavoratori e portargli solidarietà.

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Una vertenza quella dei lavoratori e lavoratrici dello spettacolo che costruisce un comune d'azione e riflessione con il mondo della formazione e dell'editoria.

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Un'esperienza di mobilitazione che si intreccia con i percorsi di Uniti contro la crisi anche attraverso la partecipazione alla discussione del Seminario/Meeting di Marghera e che sarà in piazza già il 25 gennaio per "sfiduciare" Bondi e il 28 gennaio insieme alla Fiom.

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PER UNA SERA ABBIAMO RIACCESO IL METROPOLITAN!

Con un'occupazione rocambolesca nel pieno centro ormai militarizzato di Roma ci siamo ripresi temporaneamente un cinema storico, chiuso per farne un ennesimo megastore.

I luoghi appartengono a chi li vive e li attraversa, non solo a chi li possiede. Il cinema Metropolitan èpatrimonio culturale storico della cittadinanza: che ne è stata partecipe, che ne ha portato il bilancio in attivo, che ha goduto della sua programmazione di qualità, che ne ha fatto un luogo di socialità interculturale. 

Ma la nostra mappa ideale non è evidentemente quella di chi amministra questa città, che predilige la ghiotta speculazione alla valorizzazione delle buone pratiche culturali esistenti - delle quali sistematicamente si cerca di svuotare il centro - e che fa orecchie da mercante (sic!) di fronte alla volontà di 9000 cittadini di non chiudere questa sala.

E sicuramente non è la visione cieca delle politiche governative che gestiscono questa crisi. Politiche violente che ridisegnano un nuovo sistema di diritto, che limitano l’espressione del pensiero libero e indipendente. Che ignorano che cultura e ricerca sono anche una risorsa economica e tagliare i fondi significa tagliare posti di lavoro e la possibilità di un futuro per tutte e tutti.

Nella nostra mappatura ideale alla Piazza Cultura si accede liberamente percorrendo la tutela dei diritti dei lavoratori e ilriconoscimento della natura atipica e intermittente

dell'attività artistica/intellettuale; la circolazione di idee e individui è fluida, il pensiero critico, la ricerca, la formazione, la equa distribuzione delle risorse, la garanzia continuativa del reddito e la creazione in tutte le sue forme sono le fondamenta.

La nostra mappatura è sempre in movimento.

Mobile il pensiero, mobili le azioni: un'occupazione temporanea

che - nonostante i nervosismi delle forze dell'ordine - ha deciso di prendersi il tempo e lo spazio di una proiezione.

La grande guerra in omaggio a Mario Monicelli - in un cinema già sventrato dal cantiere in corso ma riempito di corpi, parole, desideri.

Non fermiamoci.

Caminante, no hay camino,

se hace camino al andar.

(Camminante, non esiste un cammino,

il cammino lo si crea andando).

Antonio Machado

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