Salvini's plot

L'arresto di Mimmo Lucano è parte di un piano d'attacco del Ministro della Polizia

2 / 10 / 2018

L'arresto di Mimmo Lucano è un atto politico, e contribuisce a configurare il tempo dell'attacco da parte del premier-ombra Matteo Salvini.

Vediamo. Lucano, sotto inchiesta da tempo ma passato indenne dalla gestione Gentiloni-Minniti, viene arrestato con molteplici accuse: favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, fraudolento affidamento del servizio di raccolta rifiuti. La nota stampa della Procura di Locri argomenta - laconicamente! - sulla cattiva gestione dei finanziamenti ministeriali per organizzare l'accoglienza dei migranti.

Detto che con quei fondi Lucano il Sindaco aveva fatto ripartire l'economia reale del suo territorio, impiegandoli non nella pastoia del business delle cooperative (di tutti i colori), bensì - con disinvolta genialità - come fondo di garanzia per una moneta complementare locale, il punto non è sicuramente tecnico. Togliere la torta al malaffare dei finti cooperanti sicuramente crea nemici, figuriamoci nel regno delle 'ndrine, dei caporali, del grande crimine organizzato. Mimmo ha dato una risposta esemplare, ha aperto coraggiosamente una strada che nessuno ha voluto seguire: non solo riguardo all'accoglienza, ma anche in termini di lotta alla mafia - o come la vogliamo chiamare.

E qui sta il nodo.

Basta il titolo del "decreto Salvini", da ieri notte al vaglio di Mattarella, a disvelare un nesso difficile da intuire altrimenti: un nesso politico su cui il capo de facto della destra reazionaria cercherà consenso, farà propaganda e attorno al quale tenterà di organizzare le forze di polizia.

Il nesso è tra lotta all'immigrazione e lotta alla mafia, passando per l'ordine pubblico. Scavalca Minniti a destra e, da destra, fonde in un unicum l'accoppiata di decreti del febbraio 2016 su "immigrazione ed asilo" e "decoro urbano", cancella la figura della protezione umanitaria - anomalia italiana nel panorama dei dispositivi di protezione internazionale - ma soprattutto arriva, in una sorta di torsione narrativa, a trattare in un solo provvedimento anche i dispositivi di lotta antimafia e l'organigramma del ministero degli interni. Il tutto in un unico decreto! Che reca in preambolo la formula - non solo di rito, stavolta - di necessità e urgenza di attendere alle modifiche legislative in un solo blocco, in una unica soluzione.

Non è questione di forma, non su queste colonne trovano spazio bizantinismi e brocardi.

È una dannata questione di sostanza politica. Salvini, con un colpo da manuale, scaraventa gli oppositori all'angolo, colpendo i loro simboli e Mimmo Lucano lo era e, a maggior ragione, continua a esserlo. Ingabbia gli alleati di turno, leggi M5S, sbattendo loro in faccia il reo di malversazione per errato uso dei fondi: sfidiamo qualunque pentastellato della prima ora, verace manettaro dentro, a osare il minimo dubbio riguardo la fondatezza della persecuzione al sindaco di Riace. Come possono i fedeli seguaci del profeta del «tutti a San Vittore» ora spendere anche solo un sibilo a favore del modello veramente alternativo di accoglienza sviluppato nella città dei Bronzi, patrimonio dell'Umanità?

[Facciamo notare, en passant, che distruggere politicamente uno dei pochi sperimentatori di una moneta territoriale alternativa all'Euro significa attaccare ogni possibilità di dibattito sano attorno alla spinossissima questione della valuta corrente. Una riflessione sana sulle monete territoriali ora è sicuramente più difficile.]

Concludendo, chi fa politica sa che le coincidenze non esistono, quantomeno non sono mai la prima spiegazione.

Il testo del "decreto Salvini", strombazzato persino dal premier che si presta a fare l'uomo-sandwich, giunge al Quirinale con una settimana "di ritardo", e probabilmente con una modifica (tecnica, non di senso politico) all'Art. 10, laddove si dispongono i modi in cui una condanna interferisce con la richiesta di protezione internazionale. Arriva nello stesso giorno in cui Salvini riesce a rimettere piede a Napoli, e solo perché stavolta arriva col cappello da Ministro. E se la visita a Napoli di un Ministro degli Interni qualunque impone di elogiare la lotta alla camorra, Salvini - così affezionato alla maglietta da poliziotto - non poteva che "lanciare" il suo sbarco sotto il Vesuvio con un fuoco d'artificio senza pari.

Attenzione, però: a giocare con i tric-trac si rischia, e uno di Milano certamente non ha l'esperienza necessaria.

Mimmo Lucano è un simbolo per tutta Europa, è conosciuto anche al di là dell'Atlantico. Questo arresto peserà sulle relazioni internazionali dell'Italia. Salvini forse non ha calcolato bene la lunghezza della miccia.

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