Sanremo: giù la maschera!

21 / 1 / 2020

Dalla conferenza stampa del 70° Festival di Sanremo alla presentazione degli ospiti, la più importante kermesse sonora nazionale si sta rivelando sempre più un’istituzione stantia e retrograda, che vorrebbe togliersi un po’ di naftalina, ma senza fare un cambio reale all’interno. Dal presentatore Amadeus alla partecipazione di Junior Cally tra i Big, è palese che sia la Rai che la produzione non si siano mai interrogati a fondo sull’utilizzo e l’importanza del linguaggio e dei messaggi che eventi come questo diffondono e riproducono. O forse lo hanno fatto fin troppo bene, dipende dai punti di vista; sappiamo bene come l’audience aumenti anche grazie a critiche e prese di posizione.

Un “festival per le donne” dove i concorrenti in gara sono quasi tutti uomini, dove il rischio di male gaze1 non è dietro l’angolo, ma è proprio il baluardo di questa edizione.

Se l’intento reale, infatti, di questo festival fosse stato quello di mettere in luce e combattere la violenza sulle donne e di genere, i produttori si sarebbero dovuti interrogare davvero sui linguaggi da usare e non solo sulla quantità di co-conduttrici che presenziano le varie serate.

Come se non bastasse, la conferenza stampa ha visto il conduttore Amadeus, presentare un festival «attento alle donne e alla violenza sulle donne», tutto questo espresso durante un discorso dove le co-conduttrici non sono state descritte per le loro capacità, ma oggettificate, rimarcando più volte la loro bellezza ed elogiando addirittura la «capacità nello stare un passo indietro al proprio grande uomo».

Oltre ad una mancanza di capacità di utilizzare un linguaggio corretto, nei giorni successivi vi sono state le conferme degli artisti partecipanti e, tra questi, non è passato inosservato il trapper Junior Cally.

Junior Cally, arrivato alla ribalta grazie alla piattaforma youtube, conosciuto soprattutto tra gli adolescenti, ma nei giorni scorsi, dopo che l’attenzione mediatica si è focalizzata sul Festival, ha attirato l’attenzione del pubblico che, incuriosito, è andato ad ascoltare i brani precedenti di questo “ artista”, prendendo consapevolezza dei precedenti testi. L’utilizzo di linguaggi sessisti, misogeni e violenti, caratterizza molti dei suoi vecchi brani, fino ad arrivare a una e vera giustificazione del femminicidio, in un paese dove gli uomini che uccidono le donne sembrano moltiplicarsi giorno dopo giorno, in cui una donna che subisce uno stupro viene colpevolizzata e violentata dai media e dai tribunali, in un periodo in cui i diritti delle donne e delle soggettività LGBTQIA+ sono sempre più spesso sotto attacco. Incentivare l’ascolto e la conoscenza di “artisti” che utilizzano questi linguaggi - soprattutto in un Festival che afferma di essere «per le donne e dalla parte delle donne» risulta ancora più inaccettabile.

Andiamo poi di bene in meglio quando, interpellato, il trapper in questione non solo non prende consapevolezza del linguaggio utilizzato, ma minimizza la problematica dicendo che un trapper canta qualcosa che non pensa, solo per arrivare prima al pubblico. Risulta quindi ancora più aberrante l’idea di “cantare” di femminicidio e stupro con leggerezza solo per arrivare a un pubblico più vasto, data anche l’età del bacino di ascolto che potrebbe avere questo Junior Cally.

D’altro canto, l’indignazione che questo Festival sta creando ci fa vedere come in questi anni la consapevolezza sulla violenza sulle donne, di genere e sul linguaggio verbale, visivo o scritto si sia diffusa e che non vengono più accettate sbavature linguistiche a nessun livello, sia in quello formale che in quello informale.

Stride, però, di sicuro la presa di posizione di Matteo Salvini, che consiglia in maniera insopportabile al trapper di «farlo a casa tua». Una retorica già riprovevole di suo, ma se pensiamo che il maggior caso di violenze avviene tra le mura domestiche la cosa fa rabbrividire ancora di più. Ma la cosa più imbarazzante e preoccupante è che Salvini si erge oggi a difensore del “sesso femminile” (mi raccomando rimaniamo nel binarsimo di genere che non si sa mai!) e si indigna per frasi che - ricordiamo - molti dei suoi seguaci e lui stesso utilizzano nella rete e nella vita reale, esperto com’è di shit posting, oltre ad essere un fervido sostenitore di Fontana e Pillon, conosciuti per le loro ideologie pro-life, no gender e antifemministe e patriarcali.

Vorremmo ricordare a tutt* che una donna su tre in Italia ha subito violenza, per cui quando camminate per strada o siete in un luogo chiuso affollato provate a guardarvi intorno e fate un rapido conto di quante donne in questo momento stanno combattendo una battaglia, molto spesso purtroppo ancora silenziosa e silenziata. Pare dunque evidente che se si vuole celebrare il Festival della canzone italiana non lo si faccia a nome e per le donne o per le soggettività LGBTQIA+, perché il pink washing che stanno mettendo in atto non fa altro che nutrire una nostra società ancora fortemente patriarcale.

Andrebbero quindi, per cambiare rotta, ascoltate davvero istanze di chi davvero lotta contro la violenza di genere, a partire da Non Una Di Meno che ha chiesto l’esclusione dal Festival di Amadeus e Junior Cally, chiedendo anche la messa a disposizione del loro cachet a sostegno dei centri antiviolenza e delle case per le donne. Tra le altre iniziative segnaliamo la mail della scrittrice Eliana Bouchard indirizzata alla Commissione di Vigilanza della Rai, che la stessa ha inviato a molte giornaliste e giornalisti e ad alcune testate:

"Considero vergognoso che partecipi a Sanremo Junior Cally, un rapper per ragazzini/e che ha nel suo repertorio canzoni contenenti frasi come queste: «Lei si chiama Gioia, beve poi ingoia. Balla mezza nuda, dopo te la da. Si chiama Gioia, perché fa la tr*ia, sì, per la gioia di mamma e papà».

«Questa non sa cosa dice. Porca tro*a, quanto ca**o chiacchera? L'ho ammazzata, le ho strappato la borsa. C'ho rivestito la maschera».

«state buoni, a queste donne alzo minigonne»;

«me la chi*vo di brutto mentre legge Nietzche»;

«ci scopi*mo Giusy Ferreri [la cantante ndr]»;

«lo sai che fotti*mo Greta Menchi [una influencer, ndr];

«lo sai voglio fott*re con la Canalis [la conduttrice ndr]»;

«queste put**ne con le Lelly Kelly non sanno che fott*no con Junior Cally»

Ritengo che la RAI dovrebbe svolgere un ruolo importantissimo nel contrastare la violenza contro le donne. Ma quanto meno esigo possa evitare di fomentarla dando spazio a questi "cantanti".

Cordiali saluti.”

La violenza di genere non è una cosa su cui ci si può mettere la spilletta al petto e dire «sono dalle parte donne, ma i testi di una canzone devono essere presi come espressione artistica in quanto tale», perché è esattamente come dire «io non sono razzista ma». Prendiamo consapevolezza che quel “ma” rivela l’incapacità e la mancata consapevolezza dei linguaggi utilizzati e del proprio posizionamento, inoltre rivela una totale e inadeguata formazione sulla questione e smaschera una società patriarcale in cui la violenza di genere è sistematica e ancora socialmente normalizzata esattamente, come ci mostra questo 70° Festival di Sanremo. Sarebbe ora di chiudere definitivamente il sipario sul sessismo e accendere i riflettori su una società transfemminista che combatta a tutti i livelli il patriarcato e la violenza di genere.

1 La rappresentazione delle donne come oggetti sessuali atti a soddisfare lo spettatore maschio.

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