Quarto giorno di sciopero selvaggio degli autoferrotranvieri genovesi. La precettazione non ferma i lavoratori Amt. Nella notte spiragli sulla trattativa da parte di comune e regione. E oggi assemblea generale.

Sciopero selvaggio a Genova

La scintilla dei tranvieri parla all'Italia

23 / 11 / 2013

Lo sciopero degli autoferrotranvieri genovesi, giunto al quinto giorno, ha sorpreso tutti per la sua determinazione, unitarietà, efficacia. Il trasporto pubblico è un servizio essenziale, costretto dentro le maglie strette della legge 146/92 che richiede congrui preavvisi, servizi minimi e quant'altro; una legge detta anche anti cobas, contro gli scioperi selvaggi che hanno segnato gli anni 70 e 80 del secolo scorso, bene, gli autoferrotranvieri se ne hanno fatto un baffo: l'adesione pressoché totale degli addetti ha messo all'angolo tutti i sindacati, anche quelli che si fregiano di essere di base, bloccando tutte le attività produttive, mettendo in ginocchio la città.

Senza illudersi che questo sciopero di Genova rappresenti i moti di rivolta delle magliette a righe degli anni 60 del Novecento, che sono, storicamente, considerati il prodromo e la riscossa delle lotte sociali degli anni successsivi, possiamo sicuramente affermare che sono un segnale forte mandato a tutti per dire, con la lotta, che con le privatizzazioni pagate dai lavoratori col peggioramento delle loro condizioni di vita non se ne può più, che la crisi non può essere scaricata sui lavoratori, sui cittadini.

La crisi dell'ATM di Genova è comune a quella del trasporto pubblico di molte città, grandi e piccole; qui, probabilmente, la forza intrinseca dei lavoratori ha permesso il mantenimento di condizione di lavoro e di reddito migliori di altre situazioni, anche se questo peculiare elemento è oggetto di criminalizzazione da parte della grande stampa: per noi è il segno che la determinazione e la compattezza sono una garanzia della qualità del lavoro e della vita anche nella crisi. E le lotte di questi giorni lo stanno a dimostrare. 

Molte regioni stanno preparando le gare per la privatizzazione mentre questa è già una realtà in molte aziende dove BUS Italia, azienda a capitale misto Ferrovie dello Stato e privati, si propone come un nuovo monopolio tanto da aver già annunciato ai lavoratori e alle organizzazioni datoriali la sua intenzione di imporre un nuovo contratto modello Marchionne, infischiandosene del contratto nazionale del TPL.

I fautori delle privatizzazioni obiettano che la gestione pubblica, con la pesante intromissione della politica che le ha trasformate in gestioni clientelari e criminali, è fallita, ma altrettanto si può dire delle privatizzazioni attuate, dall’Alitalia, alla Telecom, all’ILVA,  solo per citare qualche esempio.

Non facciamoci prendere in giro!! Bensì sosteniamo e supportiamo le lotte degli autoferrotramvieri genovesi perchè sono un' indicazione per tutti i settori del lavoro contro cui si stanno scatenando tutti quelli che ben lo hanno capito e cercano di sviarne il significato oscurando e stravolgendo il senso della lotta genovese.

Riportiamo qui di seguito la cronaca dal Manifesto.

Anche a Genova è arrivato l'inverno e un freddo vento di tramontana che quasi intorpidisce, ma che non basta a raffreddare la protesta dei tranvieri genovesi. La città si è svegliata ancor una volta senza un bus in circolazione. I genovesi vanno in macchina in un traffico reso ancor più difficoltoso dai cortei quasi permanenti, ma la solidarietà sembra non mancare almeno da una parte della città.Ieri mattina alle 9 nella sala chiamata al Porto, oltre ai lavoratori di Amt, c'era una delegazione della Fiom, c'erano i camalli della Culm, diverse delegazioni delle cooperative. Nella sala a fianco si è svolta un'assemblea generale dei lavoratori di Amiu, la società comunale che gestisce lo smaltimenti dei rifiuti, anche loro a rischio di parziale privatizzazione. C'era una delegazione dei tranvieri romani, che hanno annunciato che da martedì a Roma un'assemblea generale potrebbe accendere anche nella capitale la miccia della protesta. L'aria insomma sembrava quella di una nuova possibile ondata di lotte sociali: «La scintilla dell'Italia siamo noi» gridavano i lavoratori nell'ennesimo corteo per la città, verso la sede della Regione Liguria. «Benvenuti negli anni Sessanta» scherzava ma non troppo qualche lavoratore. E se da una parte i sindacati cercano di tenere sulla protesta che riguarda l'azienda comunale di trasporto pubblico («Non dobbiamo perdere di vista i nostri obiettivi» ha detto dal palco il segretario nazionale della Faisa Cisal Andrea Gatto) dall'altra nella storica sede di decenni di lotte dei camalli, molti auspicano qualcos'altro, che la lotta di Genova sia esempio per una Paese che va verso il collasso, che la gente torni a scendere in piazza per difendere i propri diritti e per uno stato sociale, di cui il trasporto pubblico rappresenta solo un tassello.Arrivati in centro, ad attendere i manifestanti c'era anche Beppe Grillo, come avevano annunciato ieri i tranvieri del Meet Up 5 Stelle: «Questo è un punto di non ritorno. Io sono ancora più incazzato di voi. Se vengo qui sono strumentalizzato, perché voglio i voti, ma io non voglio i voti di nessuno. Abito in questa città e il cambiamento deve partire da qui. Le strutture come Amt e tutte le altre partecipate sono dei cittadini e siamo noi a dover decidere cosa farne», ha detto Grillo, che ha ricevuto anche qualche fischio perché i lavoratori hanno ribadito «La piazza è nostra, non vogliano essere usati per fare da vetrina a nessuno», ma il leader del movimento 5 stelle ha tenuto un profilo basso, e dopo aver manifestato la propria solidarietà si è allontanato.E la piazza è rimasta per il quarto giorno di fila la piazza dei lavoratori, che arrivati sotto la sede della Regione hanno formato una catena umana che ha circondato tutto il palazzo al grido di «Burlando vieni fuori». Il governatore della Liguria ha incontrato una delegazione di lavoratori è ha rinviato tutto a un incontro che si è tenuto a partire dalle 18, un tavolo a cui erano seduti il sindaco di Genova, il prefetto Giovanni Balsamo, la Regione e il suo braccio finanziario, la Filse per tentare di tirare fuori dal cilindro una soluzione in extremis. Una trattativa difficilissima perché all'appello per i conti di Amt mancano 8,2 milioni. Il Comune di Genova ha detto che riuscirà a tirarne fuori 4,3, la Regione ha detto che avrebbe garantito l'acquisto di 200 nuovi bus in 4 anni, ma una parte dell'accordo deve riguardare la riorganizzazione del lavoro. «Non si toccheranno le tasche dei lavoratori» ha provato a rassicurare un delegato uscito intorno alle 20 per aggiornare sulla situazione, ma i lavoratori non sembrano fidarsi più.«Questa sera dobbiamo uscire da qui con qualcosa di esigibile» avevano detto all'unisono i sindacati, che hanno fatto fatica durante la giornata a contenere il nervosismo dei lavoratori che oltre alla pioggia, al freddo, alle ore di lavoro perso devono ora affrontare le sanzioni comminate dal prefetto per violazione della legge 146 che discilplina gli scioperi sul trasporto pubblico. Le prime sanzioni stanno arrivando a casa dei tranvieri consegnate da carabinieri con multe intorno ai mille euro, Anche su questo la solidarietà sta arrivando dai tranvieri di mezzo paese e anche da altre categorie. Intanto è stato aperto un conto corrente dove contribuire: «Solidarietà per i tranvieri genovesi». Il conto è stato aperto presso Banca Carige. Questo l'iban: IT 93R0617501400000007120580«Tutti i soldi che avanzeranno rispetto alle multe - dicono i sindacati - verranno versati all'ospedale Galsini di Genova».

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