Scogli, dignità e resistenza

27 / 6 / 2015

 L’immagine dei profughi - uomini, donne, bambini - abbarbicati sulle scogliere di Ventimiglia ha un carattere epocale, da esodo biblico. Se il “ cuore batte in basso, a sinistra” come dicono gli Zapatisti, il nostro deve battere forte, molto, molto forte! Il tragico spettacolo offerto dal declino inarrestabile, sul piano dei principi e valori etico-politici, di questa Europa delle banche, delle oligarchie economico-finanziarie, degli affaristi corrotti, dei nuovi “principi” e “ neo-feudatari” affamatori dei popoli, deve in primo luogo suscitare INDIGNAZIONE. Come diceva Spinoza, “l’indignazione è l’odio verso coloro che fanno il male ad altri” - la molla soggettiva della resistenza e della ribellione. Neppure i peggiori incubi kafkiani, nella descrizione della metamorfosi di un corpo, sarebbero in grado di rappresentare la cupa ed angosciante disumanità del “divenire granchio” dei corpi in fuga dalla guerra, dalla morte, dalla distruzione!

La giusta indignazione, che deve trasformarsi sempre di più in lotta aperta e radicale, è anche uno stimolo a spunti di riflessione sulla “governance” globale del comando capitalistico “neo-imperiale”. Il problema dell’immigrazione e dei profughi è un nodo strategico centrale: l’irruzione nello scenario geo-politico di moltitudini nomadi ed esodanti è destinato a sconvolgere radicalmente gli equilibri tra stati, le configurazioni di comando, gli assetti territoriali in Europa. Caos e disordine, ma anche grande possibilità di creatività rivoluzionaria, di nuove forme di vita ,di alternative radicali allo stato presente delle cose, di costruzione del “comune”. O comunismo, o barbarie ,come diceva Marx…o la comune rivoluzionaria o “la comune rovina delle classi in lotta”!

I processi di continua de-territorializzazione e ri-territorializzazione creano nuove barriere, confini spaziali e sociali, segmentazioni e  gerarchizzazioni, suddivisioni per linee di classe, razziali, di genere, etniche…un grande laboratorio per la “governance” del capitale globalizzato. La mobilità, il nomadismo, le molteplici linee di fuga, individuali e collettive, di moltitudini di uomini e donne vanno costantemente inseguite e riportate al controllo del potere. In questo contesto si ricreano in forma nuova i rapporti tra centri di comando trans-nazionali e gli stati-nazione, il cui simulacro, completamente svuotato di ogni autonomia decisionale, è però rifunzionalizzato sul piano del controllo territoriale e creazione di confini e barriere continuamente rimodulate. Sembrerebbe quasi il crogiuolo dal quale presero origine gli stati nazionali,  il colonialismo, l’accumulazione capitalistica originaria ….ma è solo un’illusione ottica. Oggi, nella sussunzione reale, non ci sono più un “dentro” ed un “fuori”, nazioni metropolitane e territori immensi da colonizzare, sfruttare, ridurre in schiavitù. Ma è anche vero che si possono trovare alcune similitudini, solo che oggi la colonizzazione è un processo del tutto “interno”, dislocato in ogni luogo, variabile, mobile, in continua mutazione e soprattutto è colonizzazione delle forme di vita, del mondo-ambiente nella sua totalità, insomma biopotere. Lo spazio ridiventa centrale per il comando del capitale, ma anche per i movimenti di lotta e liberazione: liberazione ed occupazione di spazi, territori, reti sociali autonome ed autorganizzate, comunità libere ed indipendenti…..le molteplici forme di resistenza e contropotere dall’ America Latina alla Rojava, dalle insorgenze metropolitane alle innumerevoli esperienze di cooperazione sociale fuori e contro il capitale. Tutte alludono alla necessità ed al desiderio di un’ alternativa radicale all’esistente, qui ed ora, attualizzando il problema di costruzione del comune. L’ alternativa è radicale e fino in fondo biopolitica: persino nelle condizioni più estreme la resistenza biopolitica contro il biopotere emerge con tutta la sua forza. “Vogliamo andare dove vogliamo noi, non dove volete voi…”, questo dicono i profughi sugli scogli di Ventimiglia, affermando una volontà irriducibile al dominio ed alla sottomissione. Vogliamo diventare ciò che vogliamo, essere liberi ed indipendenti, costruire nuove forme di vita degna per tutti. In ogni luogo del mondo..potremmo aggiungere noi.

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