Senigallia (An) - Vertenza Trocadero, la lotta paga!

11 / 7 / 2020

Nelle ultime settimane di giugno, grazie al lavoro solidale e mutualistico sviluppato dallo “Spazio Comune Autogestito Arvultura” e dalle “Brigate Volontarie per l’Emergenza” dentro il comune progetto della “Base Alimentare di Mutuo Soccorso” si sono intrecciati legami con centinaia di persone che vivono ai margini della città o che ci si sono ritrovati a causa della crisi economica seguita alla pandemia.

In questi mesi è stata l’autorganizzazione sociale a dare risposte a chi viveva in difficoltà alimentare, a chi non aveva prodotti igienici per la casa o per il corpo e a tutti quei bambini che richiedevano vestiti, pannolini o altro.

Finita la quarantena sono emerse anche molte condizioni abitative insostenibili, soprattutto dal punto di vista della sicurezza e della salubrità. E’, infatti, dall’umiliazione della dignità umana seppellita in dei loculi sottoterra e spacciati per abitazioni, che è nata la “vertenza Trocadero”, cioè una lotta con delle famiglie che si trovano da anni in fatiscenti alloggi di emergenza e che hanno voluto rivendicare il diritto ad un’abitazione decente.

In questo documentario autoprodotto è raccontata tramite riprese, immagini e interviste tutta la vicenda e nei testi sono raccontate sia le richieste dei manifestanti (non si specula sulla povertà), che i risultati ottenuti (la lotta paga).

- Non si specula sulla povertà

Nella mattinata di giovedì 25 giugno, dopo tre mesi di autorganizzazione sociale finalizzata al sostegno alimentare e igienico delle famiglie che con il Covid-19 si sono ritrovate senza più neanche il denaro per comprarsi il cibo, si è passati dall’assistenza sociale all’azione politica. Cinque nuclei familiari che da anni sono abbandonati dai servizi sociali dentro i loculi insalubri dell’Hotel Trocadero di Senigallia a spese dei contribuenti, insieme alle attiviste e agli attivisti dell’Arvultura e delle Brigate, hanno manifestato sotto il palazzo comunale per denunciare pubblicamente la speculazione economica che avviene sulla loro pelle e per ottenere un’interlocuzione con l’Amministrazione Comunale per trovare nuove soluzioni abitative che rispettino la dignità umana.

Durante il presidio in Piazza Roma, sono stati distribuiti centinaia di volantini ai passanti, si sono appese foto, bandiere e striscioni nelle mura del palazzo per testimoniare le condizioni d’inabitabilità degli alloggi e gli stessi abitanti insieme agli attivisti hanno preso parola pubblica.

Una delegazione poi è salita nella sala del consiglio comunale ed è stata ricevuta dal Vicesindaco Memè che si è preso politicamente l’impegno di verificare le condizioni igieniche delle stanze del Trocadero, di attivare l’ASUR per i controlli, di chiarire i rapporti contrattuali tra l’ente pubblico e la struttura alberghiera privata e soprattutto di trovare nuovi alloggi dignitosi per tutte le persone coinvolte a partire dai nuclei familiari con figli minorenni o con disabilità.

Nella giornata di venerdì 26 giugno gli attivisti e le famiglie saranno ricevuti dall’Assessore Girolametti e dal Dirigente Mandolini per concordare tempi e modi per uscire dai loculi e trasferirsi in ambienti abitativi in grado di garantire un’abitabilità dignitosa, perché la casa come la salute, l’istruzione, l’alimentazione, la sicurezza sono diritti inalienabili di ogni essere umano.

Qui sotto il volantino distribuito in piazza:

NON SI SPECULA SULLA POVERTA’ - LA CASA E’ UN DIRITTO!

Uso improprio di locali ad uso abitativo permanente.

Stanze di circa 20 mq, materassi a terra, piastre elettriche bruciate sopra degli scaffali, pentole e posate sul pavimento, cucine senza lavandini, bidoni come armadi, non c'è spazio calpestabile, finestre ad altezza di tubo di scappamento con vista sulla fogna, acqua corrente sporca, fili elettrici esposti, bagni ciechi, muffa, polvere e insetti.

Dei loculi nei quali vivono uomini, donne, bambini, adolescenti, anziani, famiglie. Tutti colpevoli di aver perso il lavoro, intrappolati da anni tra la burocrazia dei servizi sociali e la cronicizzazione della povertà.

La stessa povertà che arricchisce albergatori che incassano per stanza tra i 250 e i 600 euro al mese di soldi pubblici, da anni erogati dall'Amministrazione Comunale all’Hotel Trocadero - Senigallia, via Carlo Goldoni 46 - per alloggiare quelle persone che hanno perso la casa. Molte delle quali “ospitandole” nelle condizioni sopra descritte. Tanto paga Pantalone!

È inaccettabile che un privato si arricchisca speculando sulla povertà delle persone grazie ai soldi pubblici.

E’ inaccettabile che delle persone siano costrette a vivere per anni in dei loculi altamente insalubri e senza le minime condizioni di abitabilità.

E’ inaccettabile che l’Amministrazione Comunale chiami tutto questo “servizi sociali”.

Chiediamo che sia reso pubblico il contratto tra l’ente pubblico e il Trocadero.

Chiediamo che il così detto “mezzanino” – il piano dove stanno i loculi – sia dichiarato inagibile e chiuso.

Chiediamo che l’ASUR ispezioni l’albergo per verificarne le condizioni complessive.

Chiediamo che le persone ospitate possano essere accolte nelle camere di albergo degne di questo nome, situate ai piani superiori, invece di affittarle avidamente ai turisti.

Chiediamo una politica sugli alloggi d’emergenza che rispetti la dignità umana, dei veri servizi sociali pubblici.

BAMS: Base Alimentare di Mutuo Soccorso

Spazio Comune Autogestito Arvultura - Brigate Volontarie per l’Emergenza Senigallia

- La lotta paga

La lotta paga. Basterebbe questo per riassumere il risultato ottenuto grazie al presidio, svoltosi il 25 giugno sotto il Palazzo Comunale, per chiedere alloggi più dignitosi per chi da anni abita nelle “catacombe” dell’Hotel Trocadero.

Aver reso pubbliche le condizioni d’insalubrità e d’insicurezza nelle quali erano stipate a spese pubbliche delle persone, denunciando così sia il lucro fatto sulla povertà da parte dei proprietari del Trocadero, che l’abbandono da parte dei servizi sociali, ha permesso di trasformare un problema privato e nascosto in una questione politica e pubblica.

L’interlocuzione avuta con le istituzioni, prima con il Vicesindaco Memè e poi con l’assessore Girolametti e il dirigente Mandolini, è stata proficua perché ha permesso in un tempo breve di arrivare a un consistente miglioramento delle condizioni di vita delle famiglie in questione, ma soprattutto di portare entro settembre alla chiusura del così detto “mezzanino” e cioè il piano sottoterra del Trocadero dove le persone che avevano perso la casa ero seppellite e spesso dimenticate.

Il fatto di aver migliorato le condizioni di vita di alcuni nostri concittadini e di aver ottenuto che i soldi pubblici non vengano più spesi per arricchire un privato che spacciava delle cantine per delle abitazioni, è per noi un risultato importante che serve ad affermare che la casa è un diritto inalienabile e non una gentile concessione.

Questa vicenda dimostra come solo con la mobilitazione, il coinvolgimento di chi subisce un’ingiustizia, è possibile risolvere certe criticità. Per diverso tempo agli organismi preposti erano arrivate sollecitazioni, anche formali da parte delle stesse famiglie, che denunciavano la condizione, ma chi doveva non ha mosso un dito. Chi oggi ricorda di aver fatto pressione evidentemente dovrebbe riflettere sull’efficacia del suo operato. Solo chi non ha padroni o padrini in nessun palazzo e in nessun partito, può concepire – come facciamo da sempre - l’organizzazione e l’azione politica come libera, radicale, diretta e autonoma.

La vicenda del Trocadero mostra come anche nella nostra realtà di provincia ovattata e sonnolenta, si stiano acuendo situazioni già difficili, che la crisi sociale ed economica conseguente alla pandemia in atto ha ulteriormente drammatizzato. Su questo versante continueremo il nostro impegno già evidenziato dalle attività solidali di questi mesi, attività che come ha esplicitato la recente mobilitazione sotto il Comune dovranno, all’occorrenza, tramutarsi in conflitto e iniziative dal basso.

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Vertenza Trocadero VideoDoc