Solastalgia - Pensieri sulla devastazione del TAV nel vicentino

1 / 4 / 2022

Le campagne venete, ma non solo, sono caratterizzate dal salice viminale. Una pianta dalle dubbie origini, ma che ha "infestato" i campi di questo territorio.

Mio padre un giorno mi raccontò che, una volta, i rami flessibili di questo albero venivano utilizzati per la legatura della vite. Un fatto interessante per chi, come me, l'ha sempre visto ma non ne ha mai capito il senso. Una cosa talmente affascinante che cominciai ad informarmi di più.

Venni così a conoscenza di una delle sue proprietà più preziose: iperaccumula sostanze nocive. Piombo, mercurio, idrocarburi del petrolio, MTBE, TCE. Sono alcune sostanze che riesce ad agglomerare tramite il processo di fitorisanamento. Ovvero, una bonifica naturale (con tutti i suoi limiti, come i tempi lunghi o la circoscrizione alle zone raggiungibili dalle radici) per estrarre metalli pesanti.

Una pianta che agli occhi sembra così banale e orrenda, può essere di vitale importanza per gli organismi viventi.

Non sono di certo un'esperta su questo tema, ma vedo una grande contrapposizione tra questo arbusto e le tonnellate di cemento che ricoprono il nostro territorio, dalle province alle città.

No Tav Vicenza

Spesso mi capita di viaggiare con il treno per raggiungere la mia famiglia ed è sempre una pugnalata al cuore, soprattutto in questi ultimi mesi. Chilometri e chilometri di campi e prati recintati da una rete di un colore sgargiante: arancione. Non più (solo) capannoni, ma un treno ad alta velocità.

Un mostro che andrà a distruggere le poche zone rimaste ancora intaccate dall'inquinamento e dall'usurpazione capitalista. Chi ha vissuto in campagna sa bene quanto faccia male vedere come l'ambiente possa essere stravolto a causa della mano umana. C’è un termine che in questi ultimi anni va molto di moda: antropocene. Si tratta di una vera e propria era geologica all’interno della quale l’attività antropica ha avuto un impatto talmente elevato sull’ecosistema da modificarne qualsiasi assetto, addirittura lo stesso clima. Un termine che forse non basta a definire che non è l’essere umano in sé ad aver prodotto effetti così devastanti, ma un particolare modo di produzione che ha un nome ben preciso: capitalismo.

No Tav Vicenza

Ed è per questo che forse ha senso parlare di capitalocene, ed è un termine che cogliamo a pieno proprio soffermando lo sguardo sulle nostre "campagne" o su ciò che resta di loro.  In questo sistema capitalista non importa se un ecosistema venga distrutto o se una popolazione venga privata del suo territorio: la cosa più importante è non perdere il treno dello sviluppo, e non solo in senso metaforico.

Viviamo in tempi pandemici, di crisi e di guerra. Viviamo in un territorio in cui nemmeno "l'acqua del sindaco" è buona, in cui non sai nemmeno se fidarti di avere un orto o meno, in cui devi per forza usare l'auto perché i mezzi pubblici sono inefficienti e insufficienti, in cui il cielo è grigio a causa delle polveri sottili.

In questi tempi non abbiamo bisogno di un treno che non userà nessuno, che causerà ancora più ritardi ai treni regionali (i pendolari capiranno). Non abbiamo bisogno di sperperare 1 miliardo e 75 milioni di euro (solo per 6 km di tracciato TAV) in un'opera che non toglierà nemmeno le merci dal trasporto su ruote. Una cifra totale che devasterà irreparabilmente i rapporti naturali e sociali del profondo Veneto, dove già ogni servizio è carente. Tutto ciò mentre avvengono tagli alla sanità e all'istruzione, mentre aumenta il costo della vita.

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