Solidarietà a Luca Casarini dai centri sociali del Nord-Est

7 / 6 / 2016

Apprendiamo con rabbia e sconcerto che il Tribunale di Sorveglianza ha comunicato a Luca Casarini di dover scontare agli arresti domiciliari una vecchia condanna. La disposizione contiene, anche, l’espresso divieto di comunicare con l’esterno e di avere contatti con persone estranee alla ristretta cerchia familiare.

La condanna in questione è relativa ad un’occupazione abitativa avvenuta a Marghera alla fine degli anni Novanta di uno stabile di proprietà dell’Ater disabitata da diverso tempo. Si è trattata della una delle prime di una serie di occupazioni che hanno  visto l’Agenzia sociale per la Casa, ora Assemblea Sociale per la Casa, diventare un vero e proprio punto di riferimento a Venezia, Marghera e Mestre in merito al diritto all’abitare. Decine di occupazioni in oltre quindici anni di attività, centinaia di famiglie a cui è stata restituita la dignità, numerosi stabili sottratti al degrado attraverso l’autorecupero. La lotta per il diritto all’abitare rappresenta uno degli elementi su cui il potere politico e quello giudiziario più di ogni altro hanno colpito i movimenti in questi ultimi anni. Questo per limitarne la capacità di costruire forme di Welfare dal basso e di impattare gli interessi della rendita urbana, attraverso la riappropriazione del comune e la cooperazione sociale autonoma.

Quello che della vicenda di Luca fa ancora più rabbia è il fatto che gli sia stata rifiutata dal Tribunale la possibilità di scontare i tre mesi svolgendo i servizi sociali, presso una struttura  palermitana che svolge attività di assistenza ai migranti. Le motivazioni alla base del rifiuto sarebbero dovute ad una relazione, fatta dall’Ufficio misure di prevenzione della Questura di Palermo, che millantava possibili contatti tra Luca e “la criminalità organizzata e non”. Si tratta di una decisione dal chiaro contenuto politico, che fa pesare le diverse condanne subite da Luca nel corso della sua attività politica. Dalle iniziative contro il CIE a Trieste e Gradisca al blocco dei treni che trasportavano armi utilizzate per la guerra in Iraq; dalla manifestazione contro la fiera Biotech a Genova a tante altre azioni radicali di dissenso che hanno infranto divieti, zone rosse e una legalità che norma l’esistente. Si è trattato di rotture e violazioni praticate sempre in forma collettiva, che hanno reso il conflitto pratica moltitudinaria e mai identitaria.

Rivendichiamo ognuna di queste azioni, oggi come allora, e riteniamo assolutamente inaccettabile che il dissenso sociale sia la leva politica attraverso la quale la magistratura agisce sulla libertà e sulla vita delle persone.

Solidali e complici con Luca. Liber* Tutt*

Centri sociali del nord-est

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