Sul copyright e i suoi demoni

#anonymous #opmegaupload #commons

20 / 1 / 2012

Innanzitutto alcune considerazioni sull'operazione del governo Obama di ieri.

Quello che è stato compiuto, è importante sottolinearlo,  è stato compiuto all'interno delle leggi attualmente in vigore, ovvero secondo le linee guida del  Digital Millennium Copyright Act (DMCA).

Come dall'oggi al domani si è passati dall'obbligare Megaupload a rimuovere dei link all'arresto del fondatore e di altri responsabili del sito, questo lo si può capire guardando alla situazione particolare che sul fronte "copyright" sta attraversando l'amministrazione Obama: le leggi Stop On line Piracy Act (SOPA) e le Protect IP Act (PIPA ) pronte per essere votate al Congresso e gli attacchi di Murdoch all'amministrazione USA  diventano importanti nella corsa alla riconferma. I finanziamenti che le major possono garantire alla campagna elettorale sono troppo importanti, soprattutto quando lo sfidante (almeno quello più probabile, Mitt Romney) ha a disposizione un budget quasi illimitato. Inoltre è un modo forte per dire a tutti i difensori a oltranza del copyright che le leggi già ci sono, basta interpretarle. 

E questo è quello che è avvenuto ieri: un sito che un sito che di fatto ospita file caricati da utenti è accusato di essere in realtà un'associazione criminale  (dal sito, ora on line, www.fbi.org: "Seven individuals and two corporations have been charged in the United States with running an international organized criminal enterprise ") che ha fatto profitto con la pirateria. A questo punto si potrebbe intervenire su Facebook o  Youtube per lo stesso motivo (come per altro richiesto da Mediaset alla giustizia italiana). Quindi,  come molti tweet ieri hanno riportato, se questo è possibile con le leggi in vigore, cosa si potrà fare se SOPA dovesse passare (credo comunque improbabile che questo avvenga, proprio anche alla luce dei fatti di ieri). Sappiamo che la SOPA aumenterebbe a dismisura il potere non solo del Ministero della Giustizia  (www.doj.gov, ora online) ma anche delle varie major  che potrebbero far chiudere qualunque blog con la minaccia di un'azione legale (per intenderci un video su global con una colonna sonora di Ramazzotti, e siamo certi prima o poi ci sarà, potrebbe autorizzare EMI a intentare una causa). A questo si aggiunge la possibilità di introdurre filtri sui dns (in stile Great Firewall cinese, anche su questo ormai all'avanguardia) e veri e proprio embarghi   imposti sulle società che fanno affari con i siti accusati di pirateria.

In quest'ottica è da precisare che la reazione di @anonymous non è stata una conseguenza del fatto che ad essere chiuso sia stato un sito importante ( o almeno famoso)  come megaupload, la reazione sarebbe stata la stessa se l'azione l'FBI avesse chiuso un qualunque sito o un qualunque blog in giro per gli USA, mancava solo la goccia che facesse traboccare il vaso (dal comunicato di Anonymous "Per tutto questo tempo, il governo ha ordito intrighi, tramando modi per incrementare la censura attraverso il blocco degli ISP, il blocco dei DNS, la censura dei motori di ricerca, dei siti" (video YouTube) : è questa l'importanza di quanto successo ieri sera.  L'idea di fondo di queste proposte  è quella che dobbiamo smetterla di piegare la rete al nostro servizio, la rete non è nostra, noi possiamo solo consumare, non siamo autorizzati a produrre. Ma tutto questo non è solo anacronistico (ci fornite i mezzi per essere connessi 24h/7 ma non possiamo sfruttarli),  è anche antieconomico in un'ottica puramente capitalistica: non siamo forse noi che produciamo la ricchezza dei social network con le nostre relazioni? Non è questa l'idea del web 2.0? Non è mettendo le nostre vite in rete che determiniamo o meno il successo di un sito, di un blog di un servizio?  Inoltre non si possono nemmeno trascurare i legami forti che Anonymous ha avuto con tutti i movimenti #occupy e non solo ( ricordiamo gli attacchi ai SiTaV in Italia o ai movimenti neonazisti tedeschi con l'operazione #blitzkrieg) E quello di ieri è stato utilizzato da Anonymous per rilanciare questo legame: "Questo non è solamente un richiamo collettivo di Anonymous a darci da fare. Cosa può mai risolvere un attacco DDoS? Che cosa può essere attaccare un sito rispetto i poteri corrotti del governo? No. Questo è un richiamo per una protesta di grandezza mondiale sia su internet che nella vita reale contro il potere."  E dopo la serata di ieri bisogna credere che l'appello sia arrivato anche a una larga fetta di popolazione (l'aerea grigia) che mai si sarebbe preoccupata di sapere cosa sta succedendo attorno al controllo della rete se avesse potuto con tranquillità continuare a vedersi le puntate di Gray's Anatomy.

Non si apre certo una prospettiva da "primavera araba", ma qualcosa di interessante di sicuro succederà. E soprattutto credo sia fondamentale riprendere in mano il concetto di copyright, che sia importantissimo rilanciare il discorso su forme alternative di tutela del diritto d'autore a partire dalle università (e in questo è importante credo includere i ragionamenti che stanno sorgendo nel mondo accademico sulle pubblicazioni scientifiche: più di una università in giro per il mondo comincia a chiedersi il senso di spendere migliaia di dollari in abbonamenti a riviste specializzate quando si hanno a disposizione archivi open access (Open Acces ).   

Un ultimo appunto sulla situazione della stampa italiana, in particolare Repubblica.it. Il gruppo espresso si è distinto negli ultimi mesi, dai NoTav al #15Oct in una campagna di diffamazione degli attivisti incredibile. Ieri in un certo senso non mi ha sorpreso e mi ha fatto anche ridere che la notizia della chiusura di Megaupload non riportasse le cause o le implicazioni del fatto ma che il fondatore  Kim Dotcom possiede 3 Ferrari e due Rolls Royce: forse non è chiaro che Megaupload non è una ong, è un'impresa e il capitalismo funziona così o fai soldi o muori.

PS Per quanto riguarda la minaccia hacker, che certo adesso verrà propinata dal main stream: l'hacker buono è solo quello israeliano che gioca con le centrali nucleari iraniane.

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Megaupload Operation Blackout